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A Fontanarosa Moravia e il dovere della complessità

di Rosa Bianco

 

FONTANAROSA — La cultura autentica non ha mai proceduto per compartimenti stagni. Ha attraversato i secoli, ha messo in relazione linguaggi, ha interrogato le opere e, soprattutto, ha restituito al presente le domande che la storia non ha ancora definitivamente risolto. È in questa prospettiva che si è collocata la IV sessione della Summer School “Dalla modernità a Gesualdo. Percorsi internazionali di studi letterari, storici e artistici”, svoltasi ofggi pomeriggio, presso l’Associazione Fontanarosa Comunità “Prof. Giuseppe Zollo”, in via Cortile Todisco.

Un appuntamento particolarmente significativo nel percorso della Summer School, che ha continuato a costruire un originale ponte tra ricerca accademica, territorio e nuove generazioni, facendo dell’Irpinia non una periferia della cultura, ma un luogo capace di produrre e ospitare pensiero.

Ad aprire l’incontro è stato Flavio Petroccione, presidente dell’Associazione Fontanarosa Comunità “Prof. Giuseppe Zollo”, realtà che ha confermato ancora una volta la propria vocazione a trasformare i luoghi della comunità in spazi di elaborazione culturale. Sono seguiti i saluti istituzionali del sindaco di Fontanarosa Giuseppe Pescatore e del parroco Angelo Gaeta, che hanno testimoniato una significativa sinergia tra istituzioni civili, comunità e mondo della cultura.

Il cuore della sessione è stato affidato alla presentazione di “Secondo Moravia. Letteratura, politica, impegno” di Jody Gambino, pubblicato da Paolo Loffredo nel 2026, volume che è stato illustrato dal professor Alberto Granese, dell’Università degli Studi di Salerno.

A coordinare l’incontro è stato Carlo Santoli, professore dell’Università di Salerno e direttore scientifico della SummerSchool, cui si è dovuta la costruzione di un itinerario culturale ambizioso e coerente, capace di tenere insieme la modernità inquieta di Carlo Gesualdo, la letteratura del Novecento, la poesia meridionale, la musica, l’arte e le grandi questioni dell’identità culturale del Sud. Una direzione scientifica che ha fatto della Summer School non una semplice successione di convegni, ma un vero laboratorio interdisciplinare, nel quale il dialogo tra università e territorio è diventato metodo e prospettiva.

Un giovane studioso e un classico che è tornato a interrogarci

La scelta di dedicare la quarta sessione a Jody Gambino ha assunto un valore che è andato oltre la semplice presentazione di un libro. Nato proprio a Fontanarosa, Gambino ha rappresentato quella nuova generazione di studiosi che ha guardato al Novecento non come a un archivio definitivamente consegnato al passato, ma come a un territorio ancora attraversato da conflitti, contraddizioni e domande aperte.

Il suo “Secondo Moravia”, con prefazione di Raffaele Manica, ha affrontato la figura dello scrittore romano seguendo un asse fondamentale: il rapporto, sempre problematico e mai pacificato, tra letteratura, politica e impegno civile.

Nella mia recensione, pubblicata su Corriere dell’Irpinia il 29 maggio 2026, dedicata al volume, ho scritto che alcuni libri non si sono limitati a chiedere di essere letti, ma hanno preteso di essere attraversati. È stata questa la sensazione che ha accompagnato le pagine di Gambino: dietro il rigore della ricerca filologica e critica si è aperto infatti un viaggio dentro un autore, dentro un secolo e, inevitabilmente, dentro la crisi contemporanea della figura dell’intellettuale.

Il Moravia che è emerso dal libro non è stato soltanto il grande narratore degli Indifferenti, de La noia o de Il conformista. È stato un intellettuale pubblico, un giornalista, un osservatore della storia, una coscienza critica che ha attraversato il fascismo, il dopoguerra, il dibattito sul neocapitalismo, il Sessantotto, gli anni di piombo e le grandi questioni politiche e civili del Novecento senza lasciarsi definitivamente imprigionare da una formula ideologica.

Ed è stato proprio qui che si è collocato uno degli elementi più interessanti del lavoro di Gambino: Moravia non è stato trasformato in un monumento rassicurante, ma è stato restituito nella sua complessità, nelle sue tensioni, persino nelle sue contraddizioni. Una figura divisiva, spesso semplificata dalla critica e dal dibattito pubblico, è tornata invece a mostrarsi nella sua irriducibile problematicità.

Alberto Granese, la lezione della critica

A presentare il volume è stato Alberto Granese, figura di assoluto rilievo degli studi letterari italiani e protagonista, in questa edizione della Summer School, di un percorso che ha attraversato la storia della cultura dal Rinascimento al Novecento.

La sua prolusione ha conferito all’appuntamento un particolare spessore scientifico. Non soltanto perché Granese ha rappresentato una delle voci più autorevoli della critica letteraria contemporanea, ma perché la sua lezione intellettuale ha insegnato a leggere la letteratura come sistema complesso di relazioni: tra opere e storia, tra idee e linguaggi, tra autori e società.

Non è stato casuale, dunque, che sia stato proprio lui a introdurre il lavoro di un giovane studioso che ha scelto di confrontarsi con una figura altrettanto complessa come Alberto Moravia.

Si è creato così un ideale passaggio di testimone tra generazioni della ricerca: da un lato l’esperienza e l’autorevolezza di un maestro degli studi letterari; dall’altro lo sguardo di un giovane ricercatore che ha affrontato il Novecento con strumenti rigorosi e senza timore di misurarsi con una delle sue figure più controverse.

La partecipazione di Granese ha ulteriormente rafforzato il valore di un incontro che ha saputo trasformare la presentazione di un volume in una vera occasione di riflessione critica sul ruolo della letteratura e sull’eredità intellettuale del secolo scorso.

Gli interventi di Edgardo Pesiri e Franco Di Cecilia

 

Dopo l’ampia e densa prolusione del professor Alberto Granese, la riflessione si è ulteriormente arricchita con l’intervento del Notaio Edgardo Pesiri, Presidente dell’Associazione di promozione sociale Carlo Gesualdo, che ha posto al centro del suo discorso alcuni dei valori fondativi dell’esperienza umana: la cultura dell’umano, la dignità e la libertà come dimensioni essenziali capaci di dare senso all’esistenza.

Un richiamo forte alla responsabilità individuale e collettiva, nel quale è emersa anche la centralità del bene comune, non come principio astratto, ma come pratica quotidiana, fatta di piccoli gesti concreti e di una costante attenzione verso gli altri. Pesiri ha inoltre sottolineato il valore dell’apprendimento continuo, indicando nella disponibilità a conoscere e a rimettersi costantemente in discussione una delle condizioni fondamentali per una piena crescita civile e umana.

È quindi intervenuto  il professor Franco Di Cecilia, consigliere provinciale di Avellino con delega alla Cultura, che ha rinnovato il sostegno dell’ente provinciale alle iniziative culturali capaci di coniugare ricerca, formazione e valorizzazione del territorio. Di Cecilia ha espresso particolare apprezzamento per l’incontro e per il livello scientifico della giornata, soffermandosi in particolare su quello che ha definito, con una felice immagine, il «battesimo solenne» di Jody Gambino nel panorama degli studi letterari, suggellato dalla prestigiosa prolusione del professor Alberto Granese.

Un riconoscimento significativo per il giovane studioso fontanarosano e per il suo lavoro su Moravia, che ha trovato nell’autorevole lettura critica di Granese non soltanto una presentazione, ma una sorta di investitura intellettuale, capace di collocare la ricerca di Gambino all’interno di un dialogo fecondo tra generazioni, esperienze e prospettive della critica letteraria.

La direzione scientifica di Carlo Santoli e il senso di un progetto

A tenere insieme i diversi fili del percorso è stato, come sempre, Carlo Santoli. È stata proprio la capacità di costruire connessioni ad aver rappresentato una delle cifre più riconoscibili della Summer School “Dalla modernità a Gesualdo”.

Gesualdo, Gatto, Muscetta, la poesia del Sud, Filangieri, Moravia, la musica, la pittura: mondi apparentemente distanti che, nell’architettura scientifica del progetto, sono diventati invece parti di un unico grande discorso sulla modernità.

La direzione scientifica di Santoli ha individuato come centrale la necessità di superare le rigide divisioni disciplinari e ha costruito una rete tra università, istituzioni e territori. La Summer School ha trovato proprio in questa intuizione la sua ragione più profonda: la cultura non è rimasta chiusa nelle aule accademiche, ma ha incontrato i luoghi, le comunità e le nuove generazioni.

Ed è stato significativo che proprio Fontanarosa, paese natale di Jody Gambino, abbia ospitato questa riflessione. La storia di un giovane studioso che, partendo da un piccolo centro dell’Irpinia, è entrato nel dibattito nazionale sulla letteratura italiana contemporanea attraverso gli strumenti della ricerca universitaria, ha assunto un forte valore simbolico.

La geografia della cultura, in fondo, non ha coinciso necessariamente con quella dei tradizionali centri di potere.

E uno dei messaggi più importanti emersi dalla Summer School è stato proprio questo: anche dai territori apparentemente marginali può nascere un pensiero centrale.

Una sessione tra presenza e distanza, nel segno della conoscenza condivisa

L’incontro si è svolto sia in presenza sia da remoto, secondo quella formula che ha consentito alla Summer School di ampliare la partecipazione e di rendere il confronto scientifico accessibile oltre i confini fisici dei luoghi che lo hanno ospitato.

Una modalità organizzativa che ha assunto anche un valore simbolico: la cultura si è radicata in un territorio, ma si è contemporaneamente aperta al mondo.

La quarta sessione della Summer School Carlo Gesualdo ha rappresentato così un incontro di particolare intensità, nel quale la presentazione di un libro è diventata occasione per interrogare il Novecento e, attraverso il Novecento, comprendere qualcosa del nostro presente.

Perché il Moravia raccontato da Jody Gambino non è appartenuto soltanto alla storia della letteratura.

È stato un autore che ha continuato a porre domande scomode.

E la più importante, forse, è rimasta ancora questa: in un tempo che ha continuamente chiesto di scegliere da che parte stare, siamo stati ancora capaci di pensare senza rinunciare alla complessità?

È dentro questa domanda che il libro Secondo Moravia ha incontrato il senso più profondo della Summer School “Dalla modernità a Gesualdo”: fare della cultura non un repertorio di certezze, ma un esercizio continuo di conoscenza, dubbio e libertà.

La sessione di Fontanarosa ha così confermato la qualità di un progetto culturale che, sotto la guida scientifica di Carlo Santoli, ha saputo unire la solidità della ricerca accademica alla vitalità dei territori. E nel dialogo tra Alberto Granese e Jody Gambino, tra l’autorevolezza di una lunga esperienza critica e la voce di una nuova generazione di studiosi, si è forse manifestata una delle immagini più belle dell’intera giornata: la cultura come eredità viva, capace di passare di mano in mano senza mai smettere di interrogare il presente.

 

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