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Al Carcere Borbonico “Il sospetto”, dal film di Hitchcock alle relazioni tossiche

Sono le immagini a lanciare un messaggio forte contro qualsiasi forma di narcisismo patologico e relazioni tossiche nella mostra “Il sospetto”, curata da Rebecca Russo, presidente della Fondazione Videoinsingh, inaugurata questo pomeriggio al Carcere Borbonico nell’ambito delle iniziative promosse dall’amministrazione provinciale. Una scommessa che richiama con forza i film di Hitchcock, caratterizzati da una quasi assenza di dialogo a partire del Sospetto, una delle pellicole più amate del regista, in cui la protagonista, Lina, interpretata da Joan Fontaine, scoprirà, a poco, a poco, lati oscuri dell’animo dell’uomo che ha sposato, Johnnie, interpretato da Cary Grant. Poichè se l’uomo a parole dichiara di amarla, non mostra la minima considerazione per i suoi sentimenti. Così quando comincia ad avere problemi di salute e si ammalama, in Lina si insinua il sospetto che sia Johnnie ad avvelenarla.

La curatrice Russo porta avanti da anni un percorso nel quale l’arte diventa strumento utile per scandagliare l’animo umano, fino a far emergere energie profonde. “Gli artisti – spiega Russo – sono eroi contemporanei che hanno il coraggio di combattere per un mondo migliore, di aggiungere più vita alla vita”. Tante le declinazioni che caratterizzano la mostra. Si sofferma sul legame tra amore e morte Margaret Chrvala Petrzalova che dipinge una giovane donna distesa su un letto, con un fiore nelle mani. Un’immagine duplice, poichè la scena evoca il sogno romantico ma richiama anche la morte. Di forte suggestione anche la ragazzina immersa nei propri sogni di Marcela Barcelò, sovrastata da un grande fico d’India, che appare una minaccia, dal paesaggio dipinto di Saghar Daeri che mostra una donna mentre cammina su un spiaggia esotica, con le gambe affondano nelle sabbie mobili al volto di bambina mascherata di Selena Leandini che allude all’inquietudine di qualcosa non detto, dai volti scomposti alla Francis Bacon di Giuliano Sale, segnati dal dolore o da sentimenti violenti, al volto specchiato nell’acqua o di chi in quelle acque si è perduta di Eleonora Picariello, dalla luce riflessa sulla silhouette di un corpo avvolto dal buio al lavoro di Sofie Tobiasova, due donne, tra le quali si insinua il senso del dubbio, alle donne di Savina Capecci, ciascuna chiusa nel suo mondo a cui si affiancano le teste di fanciulle ritratte di spalle che si fondono con il colore dello sfondo di Elisabetta Mariuzzo. Se nell’opera di Jesse Mockin una donna appare intenta a trafiggere se stessa con un pugnale, senza che però esca sangue, Thomas Braida consegna un’immagine affollata di persone in una spiaggia d’estate, il lavoro di Iana Tweedy offre un collage di figure diverse, suggerendo una realtà che si compone di più piani contemporaneamente. Milena Sgambato racconta il femminile per eccellenza con donne dai capelli lunghi raffigurate di schiena mentre Angelo Farina  espone due interni contemporaneii, resi con effetti cromatici ed eterei. Sebastiano Sofia racconta l’incontro tra maschile e femminile attraverso figure dai contorni sfumati. L’opera “A dream about you” di Cristian Avram ritrae una donna  in balia di qualcosa che non conosce e controlla mentre Eugenia Mussa dipinge una bambina seduta su un gigantesco cigno giocattolo che naviga le acque di un lago rosa, Gianluca Capozzi si sofferma sullo sguardo di Lina nel film di Hitccock, come se Lina vedesse contemporaneamente due versioni di una stessa esperienza.

Spazio anche alla fotografia tra spose confuse, trascinate in un vortice che le opprime come nella fototografia di Marta Scavone o donne vestite di bianca con labbra rosso fuoco e mani giunte come nelle immagini di Silvio Giordano, tra tracce di sangue che si contrappongono a veli bianchi di tulle mentre Alessandro Dentico ci propone una donna che si copre il viso con uno sciallo e i pizzo. Di scena anche la videoarte con Marzia Migliora, Roberta Toscano, Raffaella Baldassarre e la videoarte di Marzia Migliora, Goldicchiari, Ursula Mayer, Eulalia Valdosera, Cheryl Pope, Niklas Goldbach, Ragnar Kjartansson, Melati Suryodamo, Maria Josè Arjona, Kate Gilmore, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Keren Cytter, Julika Rudelius, Marcello Maloberti, Masbedo, Nezaker Ekici, Ulla von Brandeburg, Beatrice Pediconi, Janet Biggs, Sophie Whettnall. Dalla donna di Cheryl Pope che impila piatti di ceramica creando cataste insicure e traballanti all’Amore è un’ancora” di Kate Gilmore in cui una donna ha un piede bloccato in un  secchio pieno di cemento e non riesce a muoversi, costretto a ricorrere a colpi di martello per liberarci, fino a suggerirci che l’amore puà rappresentare la salvezza ma anche una prigione. A concludere la mostra il video “Speak easy” di Marinella Senatore, che si fa riflessione sul fare artistico come caos creativo e lancia un segnale di speranza al futuro

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