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Al Museo Irpino le Visioni Effimere di Bergamino e De Silva: la fotografia celebra la bellezza dell’istante

Una visione fragile sospesa tra presenza e sparizione che celebra la bellezza dell’istante, a partire dall’inconsistenza della sabbia. E’ la mostra “Visioni effimere” di Antonio Bergamino e PIno De Silva, inaugurata ieri al Museo Irpino, dove resterà fino al 4 aprile. Una mostra che è un invito a osservare ciò che normalmente sfugge, a riconoscere la bellezza del transitorio, a riflettere sul rapporto tra immagine, tempo e dissoluzione. De Silva e Bergamino portano avanti il loro percorso di sperimentazione attraverso l’arte fotografica, facendo della camera uno strumento d’indagine dell’inconscio collettivo, dalla “Sabbie” di Palazzo Caracciolo agli “Infiniti Mondi al Teatro Gesualdo. Così De Silva sceglie di fermare  il tempo e lo spazio per trasferire all’immagine l’energia vitale della pulsione interiore, nel tentativo di trasferire alle immagini quella tensione spirituale che è in ciascuno di noi. “La sua produzione – scrive Stefania Marotti -è un viaggio emozionale in luoghi sconosciuti ma anche nei meandri della mente e del cuore”. E’ Ilde Rampino a guidarci alla scoperta della sua ricerca fotografica “Tracce eteree sulla sabbia che mutano attraverso lo scorrere del tempo, invisibili ma pregnanti di un significato molteplice e profondo, strisce immaginarie che sembrano percorrere le linee di un tempo frammentato ed eterogeneo”. I segni diventano così cicatrici e tracce d’amore attraverso striature immerse in un’atmosfera sognante, tra colori ora soffusi, ora accesi che si fanno specchio delle ombre dell’anima. Lo sguardo di De Silva dialoga con quello di Antonio Bergamino che si dedica da oltre 40 anni alla fotografia sociale, subacquea, d’architettura e di scena. Tra i suoi lavori più longevi spicca la documentazione dell’architettura europea, raccontata attraverso le sue diverse culture. Numerosi anche i reportage realizzati nei diversi paesi per documentare tematiche sociali e folklore “L’idea di questa mostra è nata dalla scoperta – spiega Bergamino – che io e Pina stavamo entrambi lavorando su una ricerca fotografica legata alla sabbia. Lo sguardo si posa su dei segni disegnati dal lento andare  del mare. Dal livellato della battigia emergono tracce, piccole sobrie rughe di sabbia che sbavano ad ogni rinnovarsi del leggero andirivieni dell’onda. Le onde disegnano e cancellano, trasportano e restituiscono, creano e distruggono. Blocco l’attimo che la natura ha disegnato al mio sguardo ma che muterà da lì a poco. Tutto scompare prima che appaia altro”. Accade così che la sabbia riveli squarci, chiaroscuri, fenditure, visioni che sembrano provenire da un mondo altro, quasi onirico in cui le forme non sono definite e tutto è colto nell’atto di trasformarsi.

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Floriana Guerriero

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