La protesta si trasforma in una barricata civile e istituzionale.
Cresce e si compatta l’opposizione al progetto eolico industriale, un’opera che intende imporre sui territori di Andretta, Bisaccia, Guardia Lombardi, Rocca San Felice e Lacedonia l’installazione di 15 aerogeneratori di dimensioni ciclopiche.
I numeri dell’aggressione: oltre la “Green Energy”
Quello presentato non è un piano di transizione ecologica equilibrato, ma un’operazione industriale di proporzioni devastanti per l’ecosistema irpino:
Potenza d’impatto: 93 MW complessivi, con turbine da 6,2 MW ciascuna (tra le più grandi
e impattanti sul mercato).
• Infrastrutture invasive: Oltre 30 km di cavidotti ed elettrodotti previsti, affiancati da una
nuova rete stradale che sventrerà irreversibilmente il paesaggio rurale.
• Saturazione Record: I comuni di Bisaccia e Lacedonia detengono già il primato nazionale
per densità di impianti. Il territorio è saturo, stretto tra il macro-eolico e il proliferare
selvaggio del mini-eolico, spesso autorizzato tramite Procedure Autorizzative Semplificate
(PAS) nel silenzio-assenso delle istituzioni locali.
A difesa dell’Alta Irpinia è scesa in campo una coalizione trasversale di esperti e associazioni, pronta a dare battaglia sul piano legale e tecnico: • O.R.M.E. (Osservatorio Risorse & Monitoraggi Ecosistemici): Per l’analisi scientifica degli impatti antropici. • Mountain Wilderness Italia: Contro la mercificazione e lo sfruttamento delle aree montane.
• A.N.P.A. (Associazione Nazionale Produttori Agricoli): In prima linea contro il consumo di suolo agricolo di pregio.
• Archeoclub d’Italia & Italia Nostra: Per la salvaguardia dei beni culturali e del paesaggio storico.
• Comitato TESS (Transizione Energetica Senza Speculazioni): Per denunciare le derive speculative mascherate da ecologia.
• Lipu: Per la tutela della biodiversità e delle rotte migratorie dell’avifauna.
“L’impianto – si legge nella nota – minaccia aree di valore inestimabile e infrastrutture vitali, tra cui il sito millenario della Mefite, il borgo storico di Rocca San Felice, le Valli dell’Osento, il Monte Origlio e le reti
strategiche dell’Acquedotto Pugliese. “Non parliamo di transizione, parliamo di occupazione coloniale. L’Alta Irpinia non è una terra di nessuno a disposizione degli speculatori.”
Di qui l’appello alle istituzioni “Se da un lato i comuni di Guardia Lombardi e Rocca San Felice, insieme alla presidenza del Parco dei Monti Picentini, hanno espresso un netto e motivato rifiuto, desta forte preoccupazione
il silenzio dei sindaci di Andretta, Bisaccia e Lacedonia. Il termine ultimo per l’invio delle osservazioni al Ministero dell’Ambiente è fissato per il 16 maggio. Il fronte del NO esige una presa di posizione immediata, ufficiale e
inequivocabile da parte di tutte le amministrazioni coinvolte.”


