E’ Giuseppe Saviano a lanciare un messaggio alla città, in occasione della venticinquesima edizione di Sportdays, in programma al Campo Coni fino al 20 giugno. “Siamo passati dalla scarsa considerazione dello sport ad una vera e propria aggressione dello stesso, visto non più come un sano stile di vita ma come un mezzo per raggiungere, spesso anche in modo disonesto e cialtronesco, facili guadagni, notorietà, carrierismo di vario tipo e quant’altro di negativo possa emergere.
Conosciamo, e più volte facciamo finta di non vedere, tutte le malversazioni dello sport che stigmatizziamo solo quando il risultato non è di nostro gradimento. E tutto ciò è un grosso ostacolo ad uno sport più serio e quindi più bello e coinvolgente. Siamo, comunque, sicuri che sia ancora valida pienamente la frase: “Lo sport insegna il rispetto delle regole”.
Non ci si è resi conto che, come operatori sportivi, siamo responsabili, molto spesso, dell’equilibrio psicofisico dei nostri allievi. Sarebbe opportuno, anche nello sport, confezionare un abito sartoriale per ogni atleta e per ogni persona coinvolta. E non è poco, in un momento di grandi difficoltà identitarie”.
Ribadisce come “Siamo tutti alla ricerca di grandi eventi, millantando grossi vantaggi per la Comunità locale organizzatrice e ci ritroviamo, nella maggior parte dei casi, con voragini di passività economiche e grandi opere incompiute che hanno seminato, oltre ad un forte dispendio economico e grandi disagi, grossi impatti ambientali.
Pochi guardano, con la dovuta attenzione, alle attività di base ove si pensi, e lo diciamo da decenni, che ancora non è strutturato, in modo coerente e corretto, l’insegnamento dell’Educazione fisica (voglio chiamarla così) nella scuola primaria e, perché no, nella scuola dell’infanzia.
Che dire, poi, delle competenze. Non esiste più, nemmeno lontanamente, il giusto equilibrio tra teoria e pratica: le vittime, a lungo termine, sono proprio coloro che pensano di avere avuto un vantaggio cartaceo. I danni irreversibili sono, comunque, dei fruitori quando diventano preda di operatori con scarse competenze e poco rigore etico.
Crediamo sia giusto, dopo questo vorticoso e disordinato sviluppo dello sport-fare, come detto in passato, una seria pausa di riflessione, partendo da un rafforzamento delle competenze e, come dicevamo, dai valori dello sport”.
Saviano pone l’accento sul valore di cui si carica Sportdays “È un grande evento costruito con tante piccole realtà, le più disparate, rappresentative di tante istanze, di tanti Mondi, di tanto entusiasmo, nella speranza di dare, attraverso un giusto equilibrio tra teoria e pratica, un piccolo contributo alla costruzione di un “intellettuale collettivo” anche attraverso uno Sport che si confronta e collabora con tutte le realtà”
E rilancia sulla necessità di “una casa per tutti gli sport, tenendo conto delle specificità di ogni disciplina sportiva e significando che la connessione delle palestre già era stata, da anni, acquisita per consuetudine e nei fatti, grazie alle nostre battaglie e ad amministratori illuminati, indipendentemente da pubblicizzati provvedimenti tardivi;
- palazzetti dello sport da 1.500 posti, da costruire in ogni distretto geografico provinciale (il palazzetto dello sport di Avellino è allo stremo!);
- il superamento dell’ormai semplicistico ed arcaico “Sport per tutti”: sarebbe giunta l’ora, a nostro avviso, di dire, con forza e determinazione, “Tutti gli sport per tutti”, con un primo passo, condiviso, di diminuire i costi dello sport”
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