Osservando ciò che accade in queste ore penso che nella partita del voto locale qualcuno stia giocando un’altra partita che riguarda le elezioni politiche del prossimo anno. E presumo che, se c’è qualcuno che si pone questo traguardo, tradisce la città che gli ha consentito di raggiungere mete ambiziose. Il tradimento, a mio avviso, sta nel fatto che a pochi giorni dalla definizione del candidato in rappresentanza del centrosinistra o campo largo non ancora è stata fatta una scelta che sia in linea per la soluzione dei gravi problemi che Avellino ha di fronte. Si badi bene: ciò di cui si discute riguarda un personale politico (?) dal profilo discutibile: vecchi arnesi in disuso sempre pronti a essere usati da chi, con il metodo della vecchia politica, raccoglie il consenso per i padrini di turno.
E il problema della selezione della classe dirigente che ossessionava l’avellinese Guido Dorso? Anche il vanto meridionalista della città è stato, e viene, ripetutamente tradito. Eppure, facendo riferimento ai risultati del recente Referendum, nel voto è emersa una straordinaria partecipazione che io leggo come una condanna della vecchia politica, e dei partiti in particolare, e un enorme desiderio di cambiamento in questo mondo capovolto che, cancellando i valori, sta facendo emergere la prepotenza e le smodate ambizioni.
Torno alla città e alla vigilia di questo appuntamento del cittadino arbitro che dovrebbe essere in grado di poter dare il migliore contributo per la rinascita sociale e culturale di un capoluogo, Avellino, che sia in grado di guidare e battersi per la soluzione dei problemi dell’intero territorio. Ciò che mi sembra non va nel giusto percorso sono le stanze chiuse in cui maturano le scelte sbagliate. Non solo: la funzione dei partiti del centrosinistra nella mancata selezione della classe dirigente. E ancora: l’assoluto silenzio di un programma sul che fare per la città. E, in ultimo, che si sta tradendo la città per le proprie ambizioni. O no?



