Nasce dal forte legame tra gli spazi della città e l’universo dei romanzi di Franco Festa l’incontro “Archeologia urbana nella città di Melillo e Matarazzo”. A confrontarsi con l’autore l’11 gennaio, alle 18, presso l’Angolo delle storie, il professore Toni Iermano, la storica Cecilia Valentino e la libraria Lia Tino. Tre diversi sguardi sulla scrittura di Festa che attraversa stagioni differenti della storia di Avellino. Le indagini di Melillo e Matarazzo diventano spazio per ripercorrere la memoria della città e le sue trasformazioni, dalla speculazione edilizia degli anni ’60 alla difficile stagione della ricostruzione post sisma, autentico spartiacque, dai fermenti che investono la città negli anni ’70 con le proteste dei giovani e l’esperienza della chiesa di San Ciro guidata da Pio Falcolini e don Michele Grella alla città sonnecchiosa e immobile del presente. Centrale il ruolo della borghesia, trasformatasi da classe produttiva, capace di assurmersi responsabilità e promuovere il bene comune in un ceto sociale passivo, rinchiuso nei suoi spazi privati o essa stessa contagiata dall’ansia di arricchirsi. E’ lo stesso Festa ad aver sottolineato nelle sue interviste come il romanzo giallo diventa nei suoi romanzi “un’esplorazione cittadina, in una riflessione su aspetti della società, indagata nei suoi problemi, ambienti e tipi umani più vari mentre è colpita dal crimine”. “Dalla fine della guerra ai primi anni ’60 – ci ricorda l’autore – Avellino è una piccola città di provincia che si sviluppa lungo il consueto percorso, a partire dal centro storico, aggrumato intorno al duomo sulla Collina della Terra e articolato tra strade e luoghi di miseria, poi lungo l’imbuto dello Stretto, traboccante di meravigliosi negozi, fino al Corso….una città che conserva ancora una forte struttura identitaria di piccoli commercianti e di impiegati, di lavoratori autonomi e operai e in cui la vita si sviluppa per strada, nei bar, nei quattro cinema, nelle lunghe passeggiate per il Corso, nello spensierato oziare nella centrale Villa comunale”. Eppure è proprio negli anni ’50 che la città perde la sua identità, nascono i quartieri popolari, viene cancellato il verde, finiscono per essere tombati quei fiumi di cui era ricca, comincia la stagione della speculazione edilizia attraverso un’alleanza tra i vecchi ceti professionali legati alla rendita fondiaria e la nuova borghesia emergente, palazzinari, banchieri, politici. Comincia in quegli anni anche l’abbandono del centro storico con le case in rovina lungo le discese di Sant’Antonio e Rampa Macello e le nuove periferie senza servizi. Persino quella che sembra quiete è “l’immagine di copertina di una febbre nascosta, di una indocile ricerca di novità, di una voglia di trovare nuove strade che producano ricchezza”. A guidarci in quest’itinerario alla scoperta della città le figure dei commissari Melillo e Matarazzo che cercano di mettere ordine nel caos che sembra dominare la città. A caratterizzare l’incontro anche il booktrailer degli attori di Puck Teatrè
Archeologia urbana nella città di Melillo e Matarazzo, gli spazi di Avellino nei romanzi di Franco Festa
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redazione web
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