E’ il talento istintivo di Libero De Rienzo ad emergere nel documentario “Libero sempre comunque mai” di Alessio Maria Federici, in in prima tv il 18 luglio su Rai3, alle 23.35, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, a cinque anni dalla scomparsa dell’attore, profondamente legato a Paternopoli, dove era nato suo padre e dove è sepolto insieme ai genitori e dove sarebbe bello che fosse ricordato con festival e rassegne. Interviste e immagini d’archivio raccontano l’individualità dirompente e sfuggente di De Rienzo, un racconto che consegna la sua ansia di verità e autenticità ma si fa al tempo stesso ritratto di una generazione di attori e attrici che ne hanno condiviso sogni e modo di intendere la vita e il cinema, come Elio Germano, Paola Cortellesi, Pietro Sermonti, Michele Riondino, Micaela Ramazzotti, Valeria Golino, Stefano Fresi, Marco Risi, Massimiliano Bruno, Claudio Santamaria, Emanuele Trevi. Dal fulminante esordio con il film Santa Maradona, con il quale conquisterà il David di Donatello come miglior attore protagonista con un indimenticabile discorso dedicato alla Palestina a al Giancarlo Siani di Fortapasc, fino alle esperienze teatrali e all’ultima intensa interpretazione in Takeaway o all’esordio alla regia con “Sangue. La morte non esiste”. Spontaneo, antisistema, viene fuori il ritratto di un attore che ha sempre evitato le scorciatoie del successo facile, scegliendo talvolta le strade meno battute, un attore geniale e inquieto, che il cinema italiano non è mai riuscito a valorizzare.
E’ Alessio Federici a spiegare il legame forte con l’attore “Con Picchio siamo stati compagni di liceo, abbiamo condiviso quell’età dai 15 ai 20 in cui qualsiasi sogno sembra realizzabile e poi la passione per il cinema, dall’arte attoriale alla regia che lui ha scoperto più tardi. Il motore della storia è nella capacità di film come Santa Maradona, da lui interpretati, di rappresentare la Bibbia di una generazione ma il documentario è soprattutto un modo per colmare un vuoto che non smette di fare male. Siamo sempre stati entrambi un po’ ribelli, schierati contro mode e convenzioni ma Picchio aveva una magia, un’aura tutta sua, poteva essere disperato, solo, ma non era mai cattivo. E poi aveva la grande capacità di apparire sempre vero, qualsiasi ruolo interpretasse”. A contraddistinguerlo tenacia ed energia come nel suo nome ‘Picchio’, che ne sottolinea la capacità di non arrendersi ma anche la consapevolezza della fragilità umana che traspare sempre dai suoi personaggi. Federico Gentile, autore della pellicola insieme a Laura Gobbetti, spiega come “Non ho mai conosciuto De Rienzo ma sono stato affascinato da film come Santa Maradona. Ed è bello che abbia ritrovato nei commenti dei tanti amici e colleghi di Libero quello che io pensavo di lui”.



