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“Avellino guarda avanti con tranquillità e impegno. Uscire dal provincialismo”

Chi è Nello Pizza?

“È un cittadino di Avellino, un avellinese nato e cresciuto qui. Una persona che si sente profondamente legata a questo territorio, a questa città e a questa comunità. Da questa origine nasce anche la convinzione di accettare prima la proposta di candidarmi a sindaco e poi di assumere questo ruolo.

Cercare di fare qualcosa per la comunità è quello che mi ha sempre spinto”.

Così il sindaco di Avellino, Nello Pizza, rispondendo al direttore del Corriere dell’Irpinia, Gianni Festa, durante il forum presso la redazione del nostro giornale.

Prima di essere eletto sindaco lei è stato segretario provinciale del Pd irpino: che esperienza è stata? C’è una sorta di continuità?

“Prima di tutto mi sento onorato di fare il sindaco della mia città. Non è un impegno di poco conto.

Sono però convinto che Avellino sia una città con grandi potenzialità.

Sì, vedo un legame tra l’esperienza che ho vissuto come segretario provinciale del Pd e quella attuale da sindaco. Quando sono arrivato alla guida del partito, il Pd era profondamente diviso, veniva da anni di commissariamento e c’era bisogno di riportare serenità e tranquillità.

Credo che in quei quattro anni, nel Pd siamo riusciti almeno a ricostruire un clima di dialogo interno, tanto che poi si è arrivati alla nomina all’unanimità di un nuovo segretario. Il passaggio è avvenuto per la prima volta da un segretario a un altro segretario, non da un commissario a un segretario.

Al Comune di Avellino credo ci sia oggi una necessità simile: bisogna innanzitutto riportare serenità.

La città, per vicende diverse, viene da anni molto tribolati: le vicende giudiziarie, il commissariamento, la crisi amministrativa. L’amministrazione di Avellino ha attraversato momenti davvero complicati.

Il primo impegno, quindi, è creare un clima di serenità in città e soprattutto all’interno dell’attività amministrativa.

In queste prime settimane, confrontandomi con i dipendenti comunali, ho percepito proprio questo bisogno. Mi raccontavano di anni in cui ogni giorno arrivavano la Guardia di Finanza, i Carabinieri, la Polizia; c’erano perquisizioni, richieste di documenti, acquisizioni.

Si viveva in un clima di tensione continua.

Riportare un minimo di serenità e tranquillità nella vita quotidiana della città e nell’attività amministrativa sarebbe già un grande risultato.

Poi è chiaro che Avellino ha bisogno di interventi importanti e strutturali”.

Da dove si parte?

“C’è una questione finanziaria del Comune che resta pesante. A questo proposito voglio dire una cosa: non mi condiziona l’amicizia ma credo che il lavoro di Paolo Foti da sindaco oggi vada rivalutato.

Forse non è stato particolarmente efficace nella comunicazione, ma dal punto di vista amministrativo ha rimesso in ordine i conti del Comune e aveva avviato un percorso virtuoso che negli anni successivi purtroppo si è interrotto.

Quel percorso va recuperato, perché i sacrifici fatti devono avere un senso e una continuità.

Il primo obiettivo è quindi rimettere in ordine i conti, ma contemporaneamente rilanciare l’attività amministrativa della città.

Governare, non comandare: il metodo della squadra

Probabilmente, nella storia politica di Avellino l’autonomia del sindaco non sempre è stata espressa pienamente. Lei sarà un sindaco decisionista?

“Sento sicuramente la responsabilità delle decisioni ma cerco sempre la sintesi tra diverse posizioni.

L’ho scritto anche nelle linee programmatiche: non dobbiamo comandare, dobbiamo governare la città.

Il governo si fa in maniera collegiale. Poi naturalmente il sindaco deve assumersi la responsabilità finale di fare sintesi.

Credo di aver costruito una giunta composta da persone che hanno una storia politica, un percorso e delle competenze.

Io voglio essere il coordinatore di queste persone, lasciando loro grande autonomia. Naturalmente decidiamo insieme la linea da seguire. Sono convinto di avere una squadra forte, composta da persone capaci.

Più che essere quello che decide tutto, voglio essere colui che raccoglie le proposte e cerca di trasformarle in una sintesi comune”.

Quindi un metodo collegiale?

“Assolutamente collegiale. E devo dire che in queste prime settimane credo stia dando buoni frutti”.

La giunta, il ruolo di Avellino capoluogo e le infrastrutture

Ha subito pressioni o condizionamenti sulla composizione della giunta?

No, per la verità non ho avuto nessuna pressione. Io però sono una persona che dice le cose prima.

Durante la campagna elettorale ho detto chiaramente che la mia sarebbe stata una giunta politica rispettosa dell’indicazione arrivata dagli elettori. Ho restituito quel consenso indicando come assessori i consiglieri più votati nelle diverse liste.

Ho seguito una linea coerente.

Credo di aver mantenuto una posizione chiara, che finora nessuno ha contestato, proprio perché il ragionamento era stato spiegato all’inizio ed è stato anche premiato dagli elettori.

L’elettorato ha dato fiducia a una persona e io sono molto orgoglioso di questo. Abbiamo dimostrato in questi anni di essere credibili e su questo stiamo lavorando.

Credo che qualcosa di buono lo abbiamo già messo in campo”.

Ad esempio?

Salvare i dipendenti di ACS non era affatto semplice, considerando che i bilanci dell’azienda non erano stati firmati dal precedente commissario, poi da due sindaci e da un altro commissario.

Io mi sono assunto la responsabilità di salvaguardare quei posti di lavoro.

Ora con ACS dovremo aprire una fase nuova: vogliamo trasformarla in una società di global service, cioè in un braccio operativo del Comune per diverse attività.

Il sindaco di Avellino è anche il sindaco della provincia. Molti dei sindaci che l’hanno preceduta aveva immaginato Avellino come il faro politico e amministrativo della comunità irpina. Anche lei?

“Credo che negli ultimi anni Avellino abbia rinunciato al proprio ruolo di capoluogo e anche di capofila.

Questo ruolo deve essere ricostruito.

Molte realtà della provincia corrono più veloce del capoluogo. In città scontiamo una carenza impressionante di servizi.

Durante la campagna elettorale abbiamo parlato di strade e marciapiedi da sistemare, ma il problema è più ampio: c’è una qualità dei servizi insufficiente.

E quando una città non garantisce servizi adeguati è difficile immaginare che qualcuno scelga di investire e costruire un’attività imprenditoriale”.

Valle Ufita, alta velocità e collegamenti

Grazie all’alta velocità Valle Ufita potrebbe diventare il nuovo centro della provincia, lasciando sempre più isolata Avellino.

“È evidente che oggi l’alta velocità a Grottaminarda rappresenta un segnale importante. Come capoluogo paghiamo un prezzo evidente.

C’è uno spostamento verso la Valle Ufita perché l’alta capacità ferroviaria cambia completamente prospettive e rapporti territoriali.

Per questo dobbiamo recuperare.

Per noi è fondamentale rilanciare il trasporto ferroviario. Avellino oggi non ha più una stazione ferroviaria.

Stiamo insistendo molto con la Regione e con Ferrovie dello Stato affinché Avellino possa riavere un collegamento ferroviario degno di questo nome.

L’elettrificazione della linea è importante.

Ma non basta. Dobbiamo aprire una porta verso Napoli.

Se riusciamo a fare questo, Avellino torna centrale e può avere una prospettiva di sviluppo importante.

Napoli oggi vive una forte pressione demografica, mentre noi abbiamo il problema opposto. Un collegamento efficace potrebbe trasformare l’Irpinia in un’opportunità di sviluppo anche come area di equilibrio rispetto alla realtà napoletana e metropolitana.

Quella è una scelta che può farci fare un salto di qualità.

Nel frattempo dobbiamo lavorare sui servizi: una città dove sia possibile muoversi, con strade curate e un trasporto pubblico efficiente.

Io continuo a pensare che i collegamenti siano la base dello sviluppo di una comunità.

Se non ci sono collegamenti, si rischia l’isolamento. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere l’intuizione della realizzazione dell’autostrada, altrimenti l’Irpinia sarebbe rimasta completamente isolata”.

Il rapporto con la Regione

Come si riallaccia il rapporto con la Regione Campania?

“L’idea di fondo è innanzitutto riprendere il dialogo con la Regione.

La Regione è di fatto la nostra madre. A volte è stata una matrigna, soprattutto per Avellino, ma deve tornare a essere una madre perché attraverso la Regione possiamo ottenere le risorse necessarie per infrastrutture, collegamenti, trasporti e sviluppo.

Avellino ha sempre avuto una caratteristica particolare: nonostante fosse una realtà provinciale piccola, ha sempre avuto una mentalità internazionale.

Ricordo una frase che diceva un mio amico: ‘Quando immaginiamo qualcosa di nuovo, c’è sempre un avellinese che l’ha già fatta’.

Se guardiamo alla storia delle innovazioni e delle iniziative importanti, spesso troviamo un avellinese protagonista.

Negli anni Sessanta e Settanta Avellino aveva una borghesia culturalmente molto evoluta, una classe dirigente capace di guardare oltre”.

Una nuova idea di città

Dal punto di vista urbanistico come immagine l’Avellino del futuro?

“Ormai tra Mercogliano, Monteforte e Avellino sono un unico nucleo urbano e noi dobbiamo ragionare su questa realtà unica.

È impensabile che Avellino immagini il proprio strumento urbanistico senza tenere conto dei territori vicini. D’altra parte, negli anni Ottanta e Novanta Monteforte ha avuto un’esplosione urbanistica che ha condizionato tutto il territorio circostante. Per questo è necessario ragionare insieme.

Probabilmente lavorando in maniera coordinata si riesce anche ad affrontare meglio alcune criticità”.

Il calo demografico della città non giustifica il boom edilizio degli ultimi anni. Come mai si continua a costruire?

“Anzitutto c’è la grande emergenza dell’edilizia popolare.

Oggi molte abitazioni popolari sono in condizioni indegne. Anche alcune costruzioni più recenti presentano problemi importanti: sono state realizzate male e molte persone vivono in condizioni di grande disagio.

Questo per una città come Avellino è inaccettabile. Noi dobbiamo utilizzare tutte le risorse disponibili per risanare questi immobili e restituire dignità a chi ci vive.

La ferita del terremoto è ancora presente: non tutto il patrimonio abitativo è stato adeguatamente recuperato e bisogna intervenire.

Come amministrazione faremo la nostra parte, ma servono risorse che il Comune oggettivamente non può sostenere da solo. Lo Stato in questi anni ha messo a disposizione fondi importanti e bisogna lavorare per intercettarli.

Dobbiamo recuperare anche un elemento fondamentale: il decoro urbano. Su questo ci impegneremo molto”.

Il recupero della dimensione umana

Lei ha detto che questa amministrazione eredita una città in ginocchio. È davvero convinto che sia così?

“Sì, assolutamente. Lo si vede dalle condizioni fisiche delle strade e degli spazi pubblici, ma soprattutto dal punto di vista morale e umano.

Ci sono ampie zone della città completamente abbandonate dalle attività commerciali.

Oggi in alcune zone significa ci sono anche problemi di illuminazione e luoghi che sembrano dimenticati.

È una città in difficoltà dal punto di vista sociale, culturale e soprattutto umano.

Dobbiamo recuperare una dimensione autentica di città, quella che richiamava anche Renzo Piano: una città che si contrapponga al deserto.

Oggi Avellino è più vicina al deserto rispetto alla città che abbiamo conosciuto.

Legalità e trasparenza come principio amministrativo

Le chiedo una promessa: wun assessorato alla legalità e alla trasparenza.

Certo, ma credo che legalità e trasparenza debbano essere caratteristiche di tutti gli assessorati.

Non a caso sono i primi principi che ho inserito nel mio programma: legalità e trasparenza sono fondamentali.

Ogni attività amministrativa che viene svolta rispettando la legge e in maniera trasparente è un servizio alla comunità.

Quando invece si entra in una zona grigia, si corre il rischio di fare qualcosa di sbagliato.

Quindi legalità e trasparenza non devono essere solo parole, ma regole di vita e dell’azione amministrativa quotidiana”.

La giunta

Ci saranno cambiamenti in giunta oppure questa è la squadra definitiva?

“Io mi auguro e sono convinto che questa sarà la giunta per di tutto il mio mandato.

Sono tutti consiglieri eletti che hanno scelto di dimettersi per assumere il ruolo di assessori, quindi hanno fatto una scelta importante.

Bisogna lavorare con impegno. Nessuno nasce imparato: si cresce facendo esperienza. Cambiare gli assessori proprio quando hanno iniziato a lavorare e a conoscere la macchina amministrativa sarebbe un passo indietro.

Credo sia una squadra valida e il mio auspicio è che possa arrivare fino alla fine del mandato.

Naturalmente restano possibili eventuali situazioni future, ma non saranno certamente cambiamenti dettati da scelte politiche improvvisate”.

Una nuova stagione politica

Lei rappresenta il campo largo e il Partito Democratico, di cui è stato segretario. Per molto tempo, però, rispetto alla Regione sono sembrate emergere difficoltà e una certa distanza sulle esigenze dell’Irpinia. Penso, ad esempio, alla vicenda dell’Alto Calore e alle grandi questioni infrastrutturali. Potrà cambiare qualcosa con questa nuova fase politica che si apre a Palazzo di città?

“Sui rapporti passati tra la città e la Regione posso dire quello che ho vissuto direttamente da segretario del partito.

C’è stata una difficoltà enorme nei rapporti tra l’amministrazione Festa e la Regione Campania. Credo che abbiano inciso anche aspetti caratteriali, perché si confrontavano due personalità molto forti: il sindaco e il presidente della Regione De Luca.

In passato avevano avuto anche un dialogo, poi questo rapporto si è interrotto. Quando manca il dialogo, la responsabilità è sempre complessiva, ma il dato concreto è che il dialogo è venuto meno.

Probabilmente c’è stata anche una Regione più attenta ad altre aree rispetto alla nostra, questo è un elemento reale. Ma anche il Comune di Avellino, con il proprio atteggiamento, ha contribuito a rendere più difficile il rapporto”.

Il ruolo del Pd

Il Pd come ha cercato di colmare questo mancato dialogo con la Regione?

“Il Pd, in quella fase, era all’opposizione. Non eravamo dentro l’amministrazione comunale e quindi non avevamo gli strumenti per incidere direttamente.

Oggi la situazione è diversa.

Oggi c’è una Regione e un Comune di Avellino con una maggioranza politica sostanzialmente omogenea. La nostra esperienza nasce proprio con l’obiettivo di costruire un campo largo e, in questo senso, Avellino rappresenta forse uno degli esempi più concreti di questa impostazione.

Questa vicinanza politica ci permette di aprire un dialogo nuovo.

Il 27 luglio sarò dal presidente della Regione per affrontare alcune questioni importanti”.

Alto Calore

Quale futuro per l’Alto Calore?

“Sono convinto che l’Alto Calore paghi anni di gestione passata, una gestione allegra, diciamolo chiaramente. Le responsabilità politiche sono note e non possiamo far finta che non esistano.

Era una struttura sovradimensionata: in quegli anni c’è stato quasi un assalto all’azienda e una crescita che non era sostenibile.

Oggi, però, credo che sia stato avviato un percorso virtuoso, necessario anche perché c’erano una richiesta di fallimento della Procura.

Sono convinto che l’attuale presidente De Felice stia svolgendo un buon lavoro. Anche chi lo ha preceduto aveva iniziato un percorso positivo.

Credo che i numeri del concordato siano migliorati rispetto alla situazione iniziale e sono fiducioso che l’azienda possa superare anche questo passaggio e avviare una fase di rilancio.

Bisogna sistemare le reti, perché non è possibile perdere una quantità enorme di acqua durante il servizio.

Tutto questo, naturalmente, mantenendo la natura pubblica della gestione dell’acqua. Questo per me è un punto fondamentale”.

Nel caso dell’Alto Calore possiamo parlare di “tradimento a Fiorentino Sullo”?

“Assolutamente sì.

Sullo ha subito molti tradimenti nella sua vita.

La sua riforma urbanistica, se fosse stata realizzata, avrebbe potuto rappresentare una svolta per l’Italia.

L’idea del diritto di superficie e della proprietà pubblica dei terreni era qualcosa di rivoluzionario, ancora oggi.

Quella riforma avrebbe impedito molte speculazioni edilizie. Anzi, avrebbe permesso ai Comuni di ottenere un beneficio dalla gestione del territorio.

Avremmo avuto un altro modello di Stato, un altro modo di concepire lo sviluppo”.

Autonomia differenziata

L’autonomia differenziata come e quanto danneggia il Sud?

“È evidente che il Mezzogiorno è ancora indietro rispetto ad altre aree del Paese e purtroppo dobbiamo tornare a parlare della questione meridionale, perché negli ultimi anni questo tema è quasi scomparso dal dibattito pubblico.

Per troppo tempo abbiamo pensato che fosse un problema superato, ma così non è stato.

Oggi abbiamo un governo che, al di là del giudizio complessivo, non mette la questione meridionale al centro della propria agenda. Credo invece che il centrosinistra e il Partito Democratico debbano continuare a lavorare affinché questa questione torni centrale, mettendo in campo iniziative, risorse e politiche capaci di ridurre il divario tra Nord e Sud”.

Una questione che riguarda tutta l’Europa…

“La questione meridionale, però, deve diventare anche una questione europea.

Esiste infatti un divario non solo tra Nord e Sud dell’Italia, ma anche tra diverse aree dell’Europa.

Il modello europeo precedente al Covid non convinceva completamente: era diventato troppo legato ai numeri e ai conti, mentre con la pandemia si è capito che l’Europa doveva cambiare approccio, mettendo al centro gli investimenti e il sostegno alle comunità.

Abbiamo dovuto aspettare una crisi così grande per comprenderlo.

Il PNRR è stata una grande occasione. Tra qualche anno capiremo se sarà stata un’opportunità sfruttata oppure l’ennesima occasione persa. Io temo che il rischio di perdere questa possibilità esista, anche se mi auguro il contrario.

Il Mezzogiorno ha una carenza strutturale di infrastrutture e anche un problema nel modo di concepire e organizzare la cosa pubblica.

Dobbiamo continuare sulla strada del rafforzamento delle strutture amministrative e delle capacità degli enti pubblici.

Il PNRR ci ha insegnato proprio questo: non servono solo risorse, ma anche amministrazioni capaci di utilizzarle”.

La comunicazione

Come organizzerai la comunicazione da sindaco con i cittadini e con la stampa locale?

“La comunicazione è una cosa seria e deve essere affidata a professionisti.

In questo momento, però, il Comune di Avellino paga le proprie difficoltà economiche e non mi consente di avere uno staff dedicato.

Ho chiesto agli uffici finanziari di individuare una risorsa economica che ci permetta di creare uno staff della comunicazione affidato a professionisti qualificati.

Oggi non possiamo farlo perché non abbiamo le disponibilità necessarie”.

Lo stadio

Come si risolve la questione stadio?

“Lo stadio è un tema costante. La gente mi ferma per strada e me ne parla continuamente.

Io sono tifoso dell’Avellino e sono il primo a volere per la squadra uno stadio adeguato.

Però bisogna essere realistici: oggi un nuovo impianto è un’opera che va oltre le possibilità economiche del Comune.

Cercherò di capire, anche attraverso il confronto con la Regione, se esistono possibilità di sostegno”.
In questo momento lavoriamo su due fronti”.

Il primo è recuperare quello che già abbiamo: il Partenio deve essere sistemato nel migliore modo possibile.

È uno stadio con una certa età, ma è una struttura funzionale e valida.

L’obiettivo è riaprire la Curva Nord e mettere a disposizione dell’Avellino uno stadio capace di ospitare almeno 15-16 mila spettatori.

Sono convinto che, se la squadra continuerà ad avere risultati importanti, questo impianto potrà essere riempito.

Poi, se sarà possibile realizzare un progetto nuovo attraverso finanziamenti pubblici o un intervento diretto della società, noi saremo pronti a sostenere questa prospettiva”.

Il progetto immaginato in passato prevedeva anche un grande centro commerciale. È ancora una strada percorribile?

“Personalmente non mi convince.

Naturalmente sarà una decisione del Consiglio comunale, ma non vedo la necessità di un enorme centro commerciale collegato allo stadio.

Avellino rischierebbe di spostare ulteriormente il proprio asse economico verso quella zona e di penalizzare ancora di più il poco commercio cittadino rimasto.

Inoltre ho sempre avuto delle perplessità sui grandi centri commerciali: spesso dietro queste operazioni possono esserci situazioni poco trasparenti.

Ma, al di là di questo aspetto, credo che oggi la città debba recuperare una dimensione diversa.

Lo stadio moderno sì. Il grande centro commerciale, invece, non lo considero una priorità”.

Che intende per città a misura d’uomo?

“Io sono convinto che Avellino debba recuperare una dimensione che aveva in passato e che era rappresentata soprattutto dal piccolo commercio.

Avellino è sempre stata una città di piccoli commercianti, una città dove il rapporto personale aveva un valore importante.

È una dimensione forse considerata da qualcuno superata, ma io credo che proprio quella caratteristica rappresenti una ricchezza da recuperare.

Dobbiamo rilanciare il commercio al dettaglio, quello fatto di relazioni, di contatto umano, perché anche questo significa restituire alla città una dimensione più vivibile.

Quando ho emanato l’ordinanza sulla vendita degli alcolici dopo le ore venti, qualcuno l’ha criticata, ma il principio era chiaro: tutelare le piccole attività e i bar cittadini.

Non abbiamo impedito ai locali di lavorare, ma abbiamo cercato di creare un equilibrio tra il diritto all’attività economica e il rispetto della convivenza urbana.

L’obiettivo è aiutare le piccole attività invece di favorire soltanto le grandi catene commerciali”.

Parcheggi

Quanto costa parcheggiare in città? Le tariffe sono troppo alte?

“Sì, oggi il costo è elevato.

È una situazione ereditata da scelte fatte in passato e sulla quale stiamo lavorando, anche perché esiste un rapporto contrattuale complesso con la società privata che gestisce i parcheggi.

In questi giorni abbiamo avuto un’interlocuzione positiva: c’è disponibilità a discutere.

Non parlo necessariamente di una modifica immediata delle tariffe, perché fanno parte di un accordo articolato, ma stiamo ragionando sulla possibilità di introdurre un criterio di tolleranza prima di arrivare alla sanzione.

Potrebbe essere un passo importante”.

Il ritorno del rispetto delle regole: lei ha vietato il gioco del pallone in Piazza Libertà. Era necessario farlo?

“Ho previsto attraverso due ordinanze due divieti: quello di giocare a pallone in alcune zone dove ci sono persone sedute ai tavolini e attività commerciali.

Altro divieto di utilizzare biciclette elettriche in alcune aree molto frequentate del centro.

Ho visto reazioni molto forti, come se si fosse voluto limitare la libertà delle persone, ma ho incontrato anche tanti cittadini che hanno condiviso queste scelte.

Perché il tema vero è il recupero delle regole”.

Una città funziona se esiste rispetto: rispetto degli altri, degli spazi comuni e del bene pubblico.

Negli ultimi anni questa dimensione si era persa”.

La politica e il consenso

Pasquale Grasso diceva: “Non puoi essere tutta l’anima, non puoi fare tutto per tutti. Quando fai una cosa, misura chi è contro e chi è a favore, e poi scegli”.

“È un ragionamento che condivido.

Amministrare significa assumersi responsabilità e fare delle scelte.

Non è possibile pensare di governare cercando sempre il consenso di tutti, perché spesso una decisione necessaria può anche creare qualche contrarietà.

L’importante è avere un metodo chiaro, spiegare le ragioni delle scelte e lavorare sempre nell’interesse della comunità”.

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