Deve scontare la sua pena in carcere ad Avellino, ma è malata di cancro. Si chiama Elena ha 56 anni, e da alcune settimane le sono stati diagnosticati più neoplasie .E oggi il garante dei detenuti Samuele Ciambriello ha lanciato un appello per lei, perchè si possa curare fuori dal carcere. “Elena soffre, sta male. Spiega Ciambriello – . Bisogna garantirle cure fuori, quel diritto sancito dalla costituzione che vorrei fosse garantito anche ad altri malati carcerati”.
L’appello di Ciambriello è avvenuto oggi, in occasione del pranzo dentro il carcere con le detenute a Bellizzi Irpino. L’evento promosso dal Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, insieme al Rotary Club Pompei, presieduto da Guglielmo Spera si chiama “Dall’Io al Noi”, il progetto. “Vogliamo costruire un ponte tra dentro e fuori le sbarre, per creare occasioni non di semplice riflessione, ma di concreta maturazione dei principi fondamentali della riabilitazione reale”. Spiega Ciambriello. La direzione ha aperto le porte anche ai giornalisti oggi per un evento speciale, che ha visto i componenti del Rotary mangiare con le detenute e portare loro pietanze succulente da condividere. L’idea è semplice: rompere l’isolamento. Portare dentro un tavolo apparecchiato, gente che viene da fuori, il rumore di una conversazione che non riguarda il processo o la pena.
Le parole del Garante
«Ho visto un clima nuovo tra agenti, educatori, sanità e direzione del carcere. Questo lo noto con piacere _ spiega Ciambriello». Ma restano i numeri dell’emergenza: “Mancano agenti. Qui dentro mancano cinque educatori. Mancano figure sociali. Se non ci sono queste figure di ascolto, questi locali delle donne sono utili ma non bastano».
Spera ha raccontato com’è nata la storia. Anno scorso, 2025, idea di Anna Malinconico e appoggiata da Samuele Ciambriello, spinta dal past president Antonio Bottazzo. Alcune detenute erano uscite per un giorno. Pompei: gli scavi, il pranzo, la basilica, il sindaco. E una sfilata — abiti che avevano disegnato, tagliato e cucito loro stesse. «Per noi del Rotary questa è un’opportunità», ha detto Spera. «Un’opportunità per capire, far capire e condividere. Servire al di sopra di qualsiasi interesse personale: è questo il nostro progetto principe».Le donne detenute in Italia sono poche, in percentuale. Una minoranza dentro una minoranza. Le strutture spesso non bastano, il personale manca, i bisogni specifici restano spesso senza risposta. Garanti, associazioni e operatori lo ripetono da anni.
“Dall’Io al Noi” non risolve tutto questo. Non ci prova nemmeno. Ma costruisce qualcosa — una rete tra istituzioni e società civile che, a Pompei come ad Avellino, prova a tenere.L’appuntamento del 30 aprile è una tappa. Il percorso, secondo Ciambriello e il Rotary Club Pompei, continua.



