In Italia il costo della benzina ha infranto la soglia dei 2 euro al litro, raggiungendo valori che non si registravano da settembre 2023. La impennata dei prezzi riaccende l’allarme per famiglie e imprese, spingendo il Governo a valutare nuove contromisure di fronte a una crisi geopolitica sempre più tesa.
A spingere verso l’alto i listini alla pompa sono i recenti attriti sul piano internazionale. Le nuove sanzioni preannunciate dagli Stati Uniti contro l’Iran e il timore di un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz hanno fatto impennare le quotazioni del greggio:
Brent: ha superato la quota di 94 dollari al barile.
WTI (New York): è salito a 88,16 dollari al barile.
L’esecutivo osserva la situazione analizzando la sostenibilità finanziaria dei sostegni. Lo sconto sulle accise del gasolio (pari a 17 centesimi al litro) – assieme al credito d’imposta per l’autotrasporto – ha comportato un impegno di circa 240 milioni di euro, finanziato riducendo le capienze di spesa ministeriali. L’ipotesi di estendere ulteriormente la misura rimane complessa per via delle coperture economiche necessarie.
Mentre le forze politiche di opposizione criticano la gestione della vicenda, si alza il pressing delle rappresentanze di categoria e dei consumatori:
Consumatori (UNC e Codacons): denunciano come i rincari abbiano neutralizzato il beneficio del taglio sul diesel e chiedono di intervenire tempestivamente includendo anche la benzina.
Mondo produttivo e servizi: Confimprenditori mette in guardia dallo stato di forte sofferenza delle aziende, mentre il settore dei taxi segnala il concreto rischio di lavorare sotto i margini di profitto.
I dati Unem evidenziano una flessione della domanda di diesel (-8,4%) e dei prodotti petroliferi in generale (-4,2%) a causa delle quotazioni elevate, in controtendenza rispetto alla domanda di benzina, rimasta invece in crescita (+3,1%).


