Omicidio aggravato da un motivo abietto e soppressione di cadavere. Il procedimento per la scomparsa di Mimi’ Manzo, quella avvenuta nella sera dell’otto gennaio 2021 a Prata Principato Ultra non e’ piu’ fondato su un’accusa di sequestro di persona, ma sulla piu’ grave ipotesi di omicidio. La Procura di Avellino ha riqualificato le accuse nei confronti di Loredana Scannelli e Alfonso Russo, così come aveva indicato nella sua ordinanza di remissione degli atti all’ufficio Inquirente il Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza, accogliendo l’eccezione sollevata dalla parte civile, l’avvocato Nicodemo Gentile, di riqualificare il fatto in omicidio e non più in sequestro di persona a distanza di tanti anni dalla sparizione di Mimì. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Chiara Guerriero, ha firmato (con il visto del Procuratore facente funzioni Francesco Raffaele) un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Gli indagati restano tre: Romina Manzo, difesa dall’avvocato Federica Renna, Alfonso Russo, difeso dagli avvocati Palmira Nigro e Dario Cierzo, Loredana Scannelli, difesa dall’avvocato Rolando Iorio. Per la prima, figlia dello scomparso Mimi’ Manzo, l’accusa resta quella di favoreggiamento. Per i due ex fidanzati invece l’accusa si aggrava. Omicidio in concorso e soppressione e distruzione del cadavere. Nei prossimi giorni ed entro venti dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini bis, i tre indagati potranno chiedere di depositare memorie o essere sentiti dalla Procura.
Di Mimì Manzo si sono perse definitivamente le tracce intorno alle 22,10 nei pressi dell’incrocio tra la stazione ferroviaria dismessa e la basilica dell’Annunziata. Poco prima, hanno ricostruito gli inquirenti, l’uomo era uscito da casa sua, dove era in corso la festa di compleanno della figlia 21enne, dopo un litigio con la ragazza. In quella casa aveva notato che qualcuno aveva della droga, un particolare che aveva fatto saltare i nervi a Mimì: dopo aver avuto uno scontro verbale con la figlia, aprì la porta e andò via. Da quel momento più nessuna traccia di lui.
La ricostruzione della Procura
La procura che ha riformulato ricostruisce, nel nuovo capo d’imputazione, l’omicidio dell’ex muratoreAd avviso del pubblico ministero che ha formulato le nuove accuse – nei confronti di due dei tre imputati – la sera dell’ otto gennaio 2021 Mimì Manzo aveva avuto un acceso diverbio con la figlia Romina, nel corso del quale le contestava di avere organizzato per il suo ventesimo compleanno presso la propria abitazione in via Padre Sementa a Prata Principato Ultra , nonostante il periodo di “restrizioni” imposte dalla normativa anti Covid. Mimì – durante la festa della figlia – aveva notato che alcuni invitati facevano uso di sostanze stupefacenti ed alcoliche. Circostanza che aveva fatto andare su tutte le furie Mimì, già contrario ad alcune amicizie delle figlia, in particolare non voleva che Romina frequentasse Alfonso e Loredana. I due, ad avviso di Mimì, la sfruttavano, inducendola a dissipare la somma ricevuta a titolo di risarcimento per i danni riportati a seguito di un gravissimo incidente stradale.
Dopo il litigio Mimì esce di casa, intorno alle 21:45 dirigendosi a piedi verso la Basilica dell’Annunziata. Giunge all’incrocio in prossimità di un noto ristorante della zona alle ore 21.50 circa e svolta in direzione della stazione ferroviaria; da quel momento si sono perse le sue tracce. Per la Procura di Avellino in quel punto entrano in azione di due imputati con le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.
Russo si trova presso un bar di Prata, dopo aver chiamato telefonicamente a Manzo Romina, si allontana dal locale per raggiungere I’abitazione di Romina. Una volta giunto nota Mimì allontanarsi a piedi e dopo averlo salutato, entra nell’abitazione, per poi uscire alle ore 21.57 circa, mettendosi alla guida della sua auto e dirigendosi nella medesima direzione poco prima presa da Manzo, percorrendo via Nocelleto, per poi imboccare una prima stradina che porta alla località Fontana Del Prete e giungere in prossimità della Basilica dell’Annunziata. Scannelli Loredana alle ore 22.32 telefona Alfonso e lo raggiunge a bordo della T-Roc noleggiata insieme a Romina Manzo nei pressi della Basilica dell’ Annunziata. In questo intervallo temporale i due avrebbero causato il decesso di Mimì Manzo, per poi occultarne il corpo all’interno della T-Roc, ed infine, sopprimerlo. Contestazione aggravata dal fatto di aver commesso il reato per
un motivo abietto, consistito nell’aver cagionato il decesso per potere frequentare liberamente Romina, senza gli impedimenti posti dal padre.
La contestazioni nei confronti di Romina Manzo resta quella di favoreggiamento dei suoi amici, Alfonso e Loredana. Per la Procura di Avellino, alcune circostanze riferite dai Romina ai carabinieri sono state smentite dall’esame dei tabulati telefonici e nella visione delle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza cittadine. Ed ancora secondo la pubblica accusa, avrebbe anche omesso di riferire sin da subito ai Carabinieri quanto dichiarato da Alfonso alle ore 03.30 circa del nove gennaio 2021, e precisamente: “non cercare più mio padre perché ormai era morto e non si poteva fare più nulla”.


