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Cecilia Assanti, da Grottaminarda al Consiglio Superiore della Magistratura

Felice Santoro

Sono trascorsi venticinque anni dalla scomparsa  della giurista Cecilia Assanti  il 4 giugno 2000 all’età di settantadue anni. Nata a Grottaminarda nel 1928, da bambina si trasferì con genitori e fratellini dapprima  in un paese dell’odierna Slovenia, dove il padre medico aveva vinto un concorso, e poi a Trieste dove ha trascorso tutta la vita. Il suo desiderio iniziale era di iscriversi a medicina, ma i pregiudizi del tempo non favorivano questo indirizzo per una donna, ed allora scelse Giurisprudenza e, come affermò più volte, non si è mai pentita.
Docente di diritto del lavoro nella sua città di adozione, in precedenza avvocato, attività che lascia per dedicarsi a tempo pieno all’insegnamento e alla ricerca, e sarà direttrice dell’istituto di diritto del lavoro e della scuola di specializzazione per  giuslavoristi. Seguire  il suo percorso  professionale vuol dire conoscere lo sviluppo del diritto del lavoro per tutta la seconda meta del Novecento, per una durata di mezzo secolo.   Fu positiva la sua valutazione delle innovazioni giuridiche degli anni settanta . Nel 1972 il Commento allo Statuto dei lavoratori, scritto a quattro mani con Giuseppe Pera dell’Università di Pisa, rappresenta una svolta nel campo lavoristico insieme al Commentario dello stesso periodo degli esponenti  della scuola bolognese. Inoltre, rilevanti i suoi studi sul lavoro femminile. Assanti  ritiene involutivi gli anni ottanta e significativa al riguardo è la sua critica al Decreto  Craxi che tagliò la scala mobile nel 1984. Negli anni novanta  approfondisce il rapporto fra principio di uguaglianza e parità lavorativa fra i sessi e la relazione fra le fonti interne e comunitarie. Seconda donna ad essere stata ordinaria di diritto del lavoro, preceduta da Luisa Riva Sanseverino, a lungo docente a Pisa e negli ultimi anni alla Statale di Milano, di cui aveva grande considerazione e di cui era stato allievo il prof. Pera.
Il 1981 rappresenta una svolta nella storia del CSM. Per la prima volta due donne ne entrano a far parte, elette dal Parlamento, sono  le professoresse Ombretta Fumagalli Carulli, indicata dalla Dc, prima donna ad insegnare diritto canonico, poi anche diritto ecclesiastico, deputata, senatrice e sottosegretario di Stato;  Cecilia Assanti dal  Pci; vi resteranno  per un quinquennio, dal 1981 al 1986. La prima donna togata entrò soltanto nel 1986, si tratta del magistrato Elena Paciotti. I dieci membri indicati dal Parlamento furono: quattro Dc, l’avv. De Carolis, vice presidente, i professori  Zampetti, Quadri, docente a Napoli di diritto pubblico dell’economia, e Fumagalli Carulli; tre del Pci, i proff. Assanti e Galasso e l’avv. Luberti; due del Psi, Guizzi, salernitano, docente di diritto romano alla Federico II, senatore del PSI e vice presidente della Corte costituzionale, e Bessone ; uno di area repubblica, il prof. Frosini. L’importante e prestigioso nuovo impegno le comporta un piccolo dispiacere: pur non essendo incompatibile con la docenza, comunque dovrà sottrarre del tempo all’insegnamento. Fra i venti membri togati da ricordare due irpini che raggiungeranno le alte vette della magistratura: Arnaldo Valente, di Cervinara, Presidente di Sezione della Corte di Cassazione, e Vittorio Mele, di Castel Baronia, Procuratore generale  della Corte di Cassazione.

Intanto  a Trieste  è consigliere comunale dal 1978 in un’elezione vinta dalla civica Lista per Trieste dopo che la città era stata a guida Dc per un trentennio. In quel consiglio nomi importanti, da  Marco Pannella  ed Emma Bonino, che si dimise alla prima seduta, a Giorgio Almirante. In quel consesso, oltre alla riconosciuta competenza e alla forte passione, è apprezzata da tutti gli schieramenti per le sue qualità umane.

Iscritta al Pci, è nota per essere stata certamente una progressista ma sempre accompagnata da un robusto riformismo. Rigorosa ma non rigida, ha  mantenuto il giusto distacco dai suoi studenti anche quando ne ha condiviso le richieste e le azioni di protesta, ha conservato sempre l’uso del lei rivolgendosi ad ognuno di loro, non ha mai dato anche in tempi di contestazione un voto politico. La sua serietà ha accompagnato il suo percorso, è stata una professoressa fino in fondo senza mai servirsi del diritto per cause politiche, anzi restando sempre nel suo ambito, raccogliendo una stima diffusa.

Il primo giugno del 2002 fu ricordata a Grottaminarda presso la sala consiliare ad opera della locale sezione della FIDAPA con presidente la prof. Maria Maresca e vice presidente la prof. Clementina Minichiello. Gli atti del convegno, patrocinato dal Comune, hanno un  titolo emblematico, Cecilia Assanti. Donna, Giurista,  Irpina. La prefazione è dell’avv. Rossana Iarrobino, l’introduzione del magistrato di Cassazione Franco Romano e gli interventi sono di due professori dell’università di Trieste: Giampaolo de Ferra, al quale era legato da lunga e robusta amicizia, rettore dal 1972 al 1981, diritto commerciale, e Antonio Vallebona, diritto del lavoro, poi a Roma 2, Tor Vergata.

Presso l’università di Trieste, promosso dalla sorella Annamaria ad un anno dalla scomparsa, quindi sin dal 2001, per onorare la memoria di Cecilia Assanti  fu istituito un premio assegnato ad una monografia riguardante il pluralismo sindacale nel quadro del movimento operaio . La Commissione, presieduta da de Ferra, era composta da professori prestigiosi quali Giorgio Ghezzi, il fondatore della scuola di Bologna; Gino Giugni, il padre dello Statuto dei lavoratori; Luigi Menghini , allievo di Assanti e dall’anno della morte della sua Maestra  ordinario di cattedra a Trieste; Giorgio Smuraglia, avvocato e docente a Milano, senatore ed ex presidente ANPI.

Rilevante il convegno-omaggio a Cecilia Assanti tenuto lo scorso mese di giugno presso la Statale di Milano  dal titolo La democrazia sociale: nuovi rischi nella trasformazione globale. Si è sviluppato nell’arco di una giornata, articolato in cinque sessioni; è stato promosso dal Dipartimento di scienze sociali e politiche in collaborazione con la Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale e l’ufficio giuridico della Cgil.

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