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Che cosa succede nei democratici?

 

Negli ultimi tempi, nel Pd sta succedendo veramente di tutto. Gravissimi errori parlamentari, come nel caso-unioni civili. E poi arresti eccellenti e clamorose inchieste. Iscrizioni a valanga ma taroccate. Svolgimento di primarie made in China. Candidature incomponibili o indebolite dalle rivalità interne. Insomma, se a Houston avevano un problema, al Nazareno ne hanno una caterva. Conseguenza, alcuni. di scelte sbagliate. Altri, di gravi sottovalutazioni politiche. Altri ancora, di una situazione interna lontana dall’essere, se non pacifica, almeno pacificata. Capitolo arresti e inchieste. Solo nell’ultimo anno sono più di ottanta gli esponenti Pd indagati. Particolarmente grave, nella sua emblematicità, il caso del sindaco di Brindisi. Già autosospesosi tre anni fa per una inchiesta per concussione, ora accusato di truffa e abuso di ufficio per il ciclo dei rifiuti. Nonostante l’intimazione del governatore-segretario regionale Emiliano a dimettersi e a non usare il simbolo del partito, ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo. I consiglieri pd, infatti, hanno fatto quadrato intorno a lui. Cosa che accade spesso, a dimostrazione dei grumi di interessi che legano i singoli tra di loro più che al partito. Al Nazareno non sembra esserci alcuna seria volontà politica di reprimere questi fenomeni ormai dilaganti. Anzi. Per lo più, a parte il caso del siciliano Genovese, il partito non ha preso misure idonee. Ha lasciato correre. Spesso è apparso lento e tardivo. Quando non fortemente contraddittorio, visto che a Roma ha liquidato il sindaco (non renziano!), l’unico a combattere una battaglia vera contro i corrotti, anche del suo partito. Le stesse misure legislative fatte approvare per contrastare la corruzione, a parte qualcosina sul falso in bilancio e gli inasprimenti formali di pene che non arriveranno mai, non sembrano sufficienti a produrre una efficace inversione di tendenza. E veniamo alle primarie. Un rito anarchico, che i partiti hanno voluto mantenere tale per non avere vincoli di sorta. Se il premier avesse voluto, avrebbe potuto stimolare una apposita iniziativa per disciplinarle con una legge , come negli Usa. Invece, ogni partito fa quello che vuole. E il pd per le primarie deve amare particolarmente i cinesi, visto che già a quelle di Napoli nel 2011 ne votarono per Cozzolino tantissimi! Così a Milano ci ha regalato le riprese imbarazzanti di cinesi che non leggevano l’italiano. Volevano compilare collettivamente i moduli. Chiedevano dove fosse il nome di Sala. Il manager, appoggiato anche da Verdini, nelle sue cene elettorali ha ospitato esponenti leghisti e centristi. Questo e altri giochetti hanno garantito il successo di una operazione inizialmente tutt’altro che sicura. Ma questo modo di procedere, imbarcando tutti, è davvero il più adatto a garantire in futuro uno stabile successo del Pd? O piuttosto, la friabilità e permeabilità della sua nuova base elettorale non rischierà di far fare al partito un brutto ruzzolone, appena gli unici collanti politici – la figura e il consenso del premier – dovessero vacillare? Anche sul problema delle tessere, le cose non sembrano lineari. Il caso-Bisceglie è assurto a simbolo di un andazzo diffuso. In Sicilia, frotte di esponenti di centro-destra hanno cambiato casacca passando armi e bagagli al Pd. Così anche buona parte delle armate all’epoca cuffariane. Anche un "esperto" come Cosentino ha tenuto a chiarire che "Silvio è finito, il futuro è con Renzi e Verdini". Questi esempi di trasformismo, su cui dovrebbe poggiare le sue basi il partiito della Nazione, sono diventati una vera campagna-acquisti. Protagonista lo stesso berluschino con la spregiudicata operazione-Verdini. Quasi rivendicata, con la sottolineatura – alla scuola di formazione del pd! – che "Chi fa lo schifiltoso con i voti perde le elezioni". Un atteggiamento che ha fatto dire a Cuffaro “Più che rottamare direi che hanno riciclato”. L’abolizione completa di ogni confine fra destra e sinistra comincia a produrre, però, esiti paradossali. A Favara (Ag) sono state bloccate le iscrizioni al pd del sindaco (vecchio militante del pci, poi uscito) e di alcuni consiglieri comunali “perché la loro attività politica amministrativa…si è posta ripetutamente fuori dalla linea politica del partito". E chi è il segretario cittadino che detta la linea politica, nonchè capo della commissione che ha deciso la sospensione? Un ex esponente di Futuro e Libertà di finiana memoria! Un sinistro presagio per tutti gli ex-Pci?
edito dal Quotidiano del Sud

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