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Chi ha paura delle primarie ad Avellino?

di Luigi Anzalone

La primavera di quest’anno riporterà i cittadini di Avellino alle urne per eleggere il nuovo Sindaco e il nuovo Consiglio Comunale.

Il centrodestra si sta già attivando per cercare di individuare un candidato che gli consenta per la prima volta di conquistare il comune capoluogo dell’Irpinia. Nel centrosinistra,  invece,  o campo largo che dir si voglia, tutto è fermo, anzi siamo ancora ai preliminari dei preliminari. I quali, per la verità, nel PD sono caratterizzati, più che da stasi, da grande confusione. Basti, dire che le varie componenti di questo partito non riescono a livello provinciale a individuare a tutt’oggi un candidato unitario da eleggere alla Segreteria del Partito Democratico dell’Irpinia. Altrove invece, vedi Napoli,  il Segretario Regionale del PD Piero de Luca è riuscito a far passare il suo orientamento: giungere a ogni congresso provinciale della Campania con un candidato unitario. Ma qui da noi questa è una cosa che si presenta quando mai complicata. La ragione rinvia a una gara arrembante tra le varie componenti, tra cui sembra prevalere quella del Consigliere Regionale Petracca, il quale è quanto mai forte. essendo di fatto l’unico consigliere regionale del partito e non avvertendosi molto la presenza del parlamentare Ricciardi.

Che il Centrodestra riesca a vincere è perlomeno azzardato dirlo, dal momento che i suoi punti di forza sono più apparenti che reali: rinviano, quanto alla proposta del candidato  Sindaco, ad un passato remoto: si pensi a Francesco Pionati ex DC, e agli ex sindaci Gianluca Festa e Laura Nargi. Questi due però  nell’ultima competizione regionale hanno avuto, invece che un successo, una bocciatura abbastanza netta da parte della dell’elettorato avellinese.

Per quel che mi riguarda, credo che il metodo migliore per il centrosinistra o campo largo, ammesso che lo si riesca a ricostituire,  sia quello di andare al più presto, al massimo entro il mese di marzo,  alla scelta del candidato Sindaco attraverso le Primarie. Ma nonostante il proliferare di candidati anche nel PD e nel Centrosinistra in genere, pare che  il metodo delle Primarie  non sia molto gradito da parte di PD e del Movimento 5 stelle e delle altre componenti di Estrema Sinistra e Verdi.

Una cosa del genere propone la domanda: chi ha paura delle Primarie?

Sempre a mio avviso, le Primarie aperte a tutta la Città sono l’unico e fondamentale strumento per cercare di portare al governo di Avellino un centrosinistra rinnovato e credibile, che esprima la sintesi delle sue idee e delle sue energie nella figura del Sindaco o meglio del candidato Sindaco. Non bisogna infatti dimenticare che è dal 2012 che il Partito Democratico non governa più la città. Dopo gli otto anni del Sindaco Galasso, il centrosinistra si è frantumato e comunque il Partito Democratico, che ad Avellino è molto più rappresentativo della vecchia DC che del vecchio PCI o del PSI, non riesce a varcare in posizione di comando  l’ingresso del Palazzo di Città. Perché tutto questo?. Occorre dire oggettivamente, sia pure in breve, che il centrosinistra che ha governato Avellino dagli anni ’60 del secolo scorso, dalla fine del millennio in poi ha dato una prova quando mai cattiva di sé. Quando affermo ciò,  mi riferisco a una città di fatto destinata all’abbandono, male amministrata, persino per quel che riguarda  la normale  amministrazione. Ma la cosa più grave è che, col passare degli anni, il bilancio comunale è diventato sempre più paurosamente debitorio.  Detto fuori dai denti,  si è evitato il dissesto solo per pressioni politiche non certo per conti in pareggio o comunque per una situazione debitoria in qualche modo risanabile. La sofferenza delle finanze cittadine si è aggravata al punto che il Comune di Avellino ha un deficit di circa trenta milioni di euro , che il Commissario Prefettizio ha cercato di ridurre con drastici tagli   nelle spese e dei servizi. E’ evidente che il popolo di Avellino non dimentica questa storia amara, e che tra l’altro è anche il vissuto  quotidiano della città.

Quale conclusione trarre da questa riflessione? Più che una conclusione, si tratta di specificare meglio la  modalità in cui le primarie vanno fatte. Secondo il mio modo di vedere, bisogna far precedere le  primarie da un dibattito forte,  animato, plurale tra i candidati e i partiti del centrosinistra per elaborare dei punti programmatici fondamentali. Non certo al fine di disegnare la città utopica, ma un’Avellino amministrata in modo nuovo, serio, corretto, efficiente. Noi abbiamo bisogno di un Sindaco e di un’ amministrazione che siano in grado di fare due cose, fra di loro, detto francamente, contraddittorie, La prima è risanare le finanze comunali. La seconda cosa, quella che ancora più conta, è dare un’immagine nuova della città di Avellino. Questo rinvia a un programma impegnativo e di lunga lena, che muova dalla capacità di assicurare agli avellinesi una normalità amministrativa, consistente nel saper attendere a quelli che sono i compiti minimi di una buona amministrazione. A cominciare dalle strade all’igiene urbana, alle vere e proprie inondazioni che si verificano nelle nostre strade appena cade qualche goccia d’acqua in più. A questo si deve aggiungere l’impegno a prestare una operosa attenzione alle esigenze e bisogni dei ceti popolari, agli anziani, ai giovani. Per ognuno di questi ceti o classi di età esistono evidenti questioni da affrontare affinché i quartieri popolari non siano più abbandonati a se stessi e i  giovani siano garantiti nel loro diritto allo studio. E tutti gli avellinesi possano vivere in una città veramente civile,  dotata di un sistema di servizi di elevata qualità.

Un decisivo obbiettivo ulteriore quanto fondamentale è  di riuscire a dare ad Avellino una funzione altamente positiva, che la caratterizzi e ne faccia realmente la città capoluogo dell’Irpinia. Su  questo punto i partiti e i candidati debbono dar prova di riflessione, dibattito plurale e dialettico, che porti alla elaborazione di una proposta organica, ambiziosa ed insieme realizzabile. Altrimenti, si rischia una di queste tre cose. O la vittoria del centrodestra, che non scordiamo,  governa Roma con l’ex neofascista Giorgia Meloni, oppure il ritorno al Palazzo di Città di un’altra armata Brancaleone, oppure ancora, e perché no, di un centrodestra e di un’armata Brancaleone coalizzate in una sorta di guerra tutt’altro che santa contro un centrosinistra confuso e diviso. Non vorrei, e concludo, che nella città che pur ha avuto come  Sindaci Aurigemma e Di Nunno e che ha vissuto la primavera dell’Ulivo con Di Nunno al Comune e, se mi si permette, chi scrive alla Presidenza della Provincia, “l’inverno del nostro novello”  non finisse neppure nella primavera del 2026.

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