Il recente report dell’ISTAT sulle geografie funzionali segna un avanzamento significativo nell’analisi del territorio italiano. L’approccio supera i tradizionali confini amministrativi, adottando criteri condivisi a livello europeo per interpretare in modo più realistico come le persone vivono, lavorano e si spostano, mettendo in relazione territori, servizi, occupazione e qualità della vita.
Uno degli strumenti chiave è il grado di urbanizzazione, che classifica i Comuni in tre categorie: aree densamente popolate, zone a densità intermedia e territori rurali. Ne emerge un quadro articolato: circa un terzo della popolazione risiede in aree altamente urbanizzate, oltre il 45% in zone intermedie, mentre le aree rurali, pur essendo la maggioranza dei Comuni, accolgono meno del 20% degli abitanti.
Il dato evidenzia una forte concentrazione demografica nelle aree urbane e periurbane.
Le differenze territoriali restano marcate. Regioni come Campania e Lazio mostrano elevati livelli di urbanizzazione, mentre contesti come Molise e Basilicata sono caratterizzati da una prevalenza di aree rurali. Un divario che riflette non solo la morfologia del territorio, ma anche la distribuzione delle opportunità economiche e infrastrutturali.
Il report introduce inoltre una definizione di “città” basata su criteri europei, svincolata dai confini amministrativi e fondata sulla reale concentrazione della popolazione. In Italia le città così individuate sono 89, in lieve crescita, mentre aumenta anche il numero delle “città estese”, sistemi urbani che comprendono più Comuni contigui, segno dell’espansione delle aree metropolitane.
Centrale è poi il concetto di Zone urbane funzionali (FUA), che includono le città e le aree circostanti da cui provengono i pendolari. In Italia se ne contano 83 e concentrano quasi il 60% della popolazione su una porzione limitata di territorio. Questo dato conferma il ruolo delle aree urbane come principali poli di attrazione economica e occupazionale, pur con differenze significative: nel Mezzogiorno, infatti, i sistemi urbani risultano spesso più piccoli e meno integrati.
Si afferma inoltre il fenomeno del policentrismo, ovvero la presenza di più città interconnesse da intensi flussi di mobilità, che funzionano come reti urbane integrate piuttosto che come sistemi dominati da un unico centro. Esempi significativi si riscontrano nell’area di Roma e nei sistemi urbani di Bari e Catania.
Dal punto di vista demografico, le FUA mostrano una maggiore capacità attrattiva rispetto ad altre aree del Paese, ma la crescita si concentra soprattutto nel Centro-Nord, mentre il Sud continua a registrare segnali di contrazione.
Infine, il report evidenzia il dinamismo delle aree costiere, che tendono a perdere meno popolazione e, in alcuni casi, a crescere, soprattutto nel Centro Italia. Al contrario, le aree interne e più lontane dai servizi continuano a spopolarsi, accentuando gli squilibri territoriali.


