L’accesso alla casa e al diritto allo studio resta una delle principali criticità sociali in Italia. Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica rappresenta appena il 2,7% dello stock abitativo nazionale, contro il 17% della Francia e il 29% dei Paesi Bassi. A pesare è anche la difficoltà di rendere disponibili gli alloggi esistenti: 60.730 unità, poco meno del 9% del totale, non sono assegnabili, quasi sempre perché necessitano di interventi di manutenzione straordinaria. Nel frattempo, decine di migliaia di famiglie restano in attesa di una casa.
È il quadro che emerge dalla Relazione annuale sui servizi pubblici 2026 del Cnel, che evidenzia anche le difficoltà nell’offerta di alloggi universitari, le differenze territoriali nell’accesso all’istruzione e le criticità nell’erogazione dei servizi essenziali.
Il problema degli alloggi pubblici non riguarda soltanto la disponibilità complessiva, ma anche la distribuzione territoriale e le condizioni del patrimonio esistente. La quota di alloggi non assegnabili varia dall’1,65% della Campania al 21,66% della Liguria. Il recupero delle unità che necessitano di manutenzione rappresenta quindi un passaggio importante per ampliare l’offerta abitativa destinata alle famiglie in difficoltà.
Università, quasi 236mila posti letto da realizzare
Anche il diritto allo studio deve fare i conti con una disponibilità insufficiente di alloggi. Nel 2021 l’offerta italiana di posti letto universitari copriva appena il 2,2% degli iscritti, per un totale di circa 41mila posti.
Per raggiungere entro il 2030 il 18%, indicato come riferimento della media europea, al termine del Pnrr mancherebbero 235.887 posti letto, pari al 70% dell’obiettivo. Il fabbisogno finanziario stimato è di 4,7 miliardi di euro.
Le risorse necessarie risultano concentrate soprattutto in tre Regioni: nel Lazio servirebbero 45.911 posti aggiuntivi, con un fabbisogno di 916,7 milioni di euro; in Campania 32.280 posti e 764,3 milioni; in Lombardia 35.096 posti e 700,7 milioni. Nel complesso, queste tre Regioni assorbono circa la metà delle risorse stimate.
Istruzione, diminuisce l’abbandono scolastico
Sul fronte educativo emergono segnali positivi. Secondo l’ultimo dato Eurostat richiamato nella Relazione, l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione è scesa all’8,2%, dal 14,7% del 2015, attestandosi al di sotto della soglia prevista dagli obiettivi europei per il 2030.
Cresce anche l’offerta di servizi per la prima infanzia, mentre le università raggiungono il massimo storico di 2,05 milioni di iscritti. Restano, tuttavia, significative le differenze territoriali nelle opportunità formative e nell’accesso ai servizi, che continuano a incidere sulle possibilità di studio e di crescita delle persone.
Pnrr, investimenti per 145 miliardi considerando le risorse collegate
Sul versante degli investimenti pubblici, le risorse del Pnrr localizzate nelle singole Regioni e Province autonome ammontano a circa 115 miliardi di euro, che salgono a 145 miliardi includendo le altre fonti di finanziamento collegate ai progetti.
Secondo i rilievi della Corte dei conti citati dal Cnel, il Mezzogiorno mostra in diversi ambiti una significativa capacità di esecuzione. Le maggiori difficoltà si concentrano nei Comuni più piccoli e nelle aree fragili, dove la capacità amministrativa degli enti rappresenta un fattore decisivo per realizzare gli interventi.
Sanità territoriale, mancano 297 Case della Comunità
Gli investimenti del Piano consentono a diverse Regioni di avvicinarsi all’obiettivo di una Casa della Comunità ogni 50mila abitanti entro il 2030. Per completare la rete nazionale mancherebbero ancora 297 strutture, pari al 22% dell’obiettivo, con un fabbisogno aggiuntivo di circa 1,1 miliardi di euro.
Oltre l’80% delle risorse necessarie riguarda quattro Regioni: Lombardia, con 112 strutture e 410,6 milioni di euro; Lazio, con 57 strutture e 209,7 milioni; Campania, con 43 strutture e 158,4 milioni; Puglia, con 38 strutture e 138,7 milioni.
Rifiuti e trasporti, i dati su ambiente e mobilità
Nel 2024 l’Italia ha prodotto circa 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. La raccolta differenziata è salita al 67,7%, ma la quota effettivamente avviata al riutilizzo e al riciclaggio si è fermata al 52,3%, con uno scarto di 15,4 punti percentuali. Nelle città con più di 200mila abitanti, la raccolta differenziata si attesta in media al 50,7%.
Per il trasporto pubblico locale, il Pnrr finanzia 3.525 nuovi autobus, il 24% in più rispetto al parco circolante del 2020. I mezzi elettrici registrano una crescita del 497% a livello nazionale e di oltre il 1.000% nel Mezzogiorno. Insieme agli incrementi del Fondo nazionale trasporti, gli investimenti contribuiscono inoltre a portare la dotazione ferroviaria italiana, considerando l’alta velocità e la rete convenzionale, al di sopra della media europea.

