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E’ cominciata l’era Meloni, il primo presidente donna della Repubblica. Sono tornate le destre al potere che, con il 44% dei voti hanno preso il 60% dei parlamentari conquistando una solida maggioranza che, sulla carta, consentirà di governare per i prossimi cinque anni. E questo grazie ad una legge infame, il Rosatellum, che, per effetto dei collegi uninominali (il 33%) ha premiato oltre misura la coalizione delle destre che hanno presentato un unico candidato mentre il centro sinistra, diviso, ha presentato ciascuno il suo candidato destinato a perdere.

Anche i digiuni di tecnica elettorale sapevano che, senza accordi elettorali, si andava a sicura sconfitta. Quindi Letta, Conte e Calenda sapevano bene di perdere eppure non hanno saputo resistere alla tendenza del cupio dissolvi. Hanno dimostrato di non meritare la fiducia degli elettori che, infatti, non li hanno votati facendo crescere il patito degli astensionisti, il primo d’Italia con il suo 36%. Tutto il centro sinistra ha perduto, compreso il M5S che canta vittoria ma che esce dimezzato. Eppure, se si fosse presentato unito, avrebbe avuto concrete possibilità di vittoria.

Le destre che sono anch’esse divise, hanno fatto una coalizione che è risultata vincente. Il partito della Meloni ha preso il 26% risultando il primo partito. Ora minacciano sfracelli, a cominciare dalla volontà di modificare la Costituzione in senso presidenzialistico; di attuare l’autonomia differenziata nelle Regioni; di cambiare gli equilibri nella Comunità europea nel senso che il diritto degli stati membri debba prevalere su quello comunitario; di attuare una politica più incisiva contro l’ immigrazione e- anche se non lo dicono apertamente- di mettere in discussioni diritti sociali acquisiti come l’aborto e di abolire leggi sociali come il reddito di cittadinanza.

La Meloni, per la verità, si sta dimostrando più cauta e parla meno. Probabilmente si sta rendendo conto della situazione disastrosa che sta ereditando: l’inflazione che si avvicina alle due cifre, la disoccupazione che aumenta, le aziende che chiudono ed i prezzi che vanno alle stelle, non solo quelli dell’elettricità e del gas, ma anche quelli alimentari. E’ una situazione che può diventare esplosiva in pochi mesi e che la Meloni (che è stata votata solo da un elettore su sette) farebbe bene a non sottovalutare. Sostiene che è sua intenzione unificare il Paese non contribuire a spaccarlo. Non dubitiamo delle sua buone intenzioni e dei tentativi che metterà in essere per riuscirvi. Ma i suoi glielo lasceranno fare? E Salvini e Berlusconi si accontenteranno di rimandare alle calende greche i loro propositi di riduzione delle tasse, di Autonomia differenziata di blocco navale contro gli immigrati, di occupare tutti i posti di potere?

Il problema dei problemi è risolvere la questione economica senza la quale non è possibile attuare nessuna politica sociale. Tanto per cominciare dovrà tirar fuori quaranta miliardi per fronteggiare il caro bollette per iniziative già prese da Draghi (la Germania ne ha stanziati cento!) né potrà continuare a far debiti perché il Paese ha un debito pubblico spaventoso e rischia di fare la fine della Grecia.

Ce la farà da sola senza la collaborazione della minoranza e con Berlusconi e Salvini che le metteranno i bastoni tra le ruote?

Per il bene del Paese ce lo auguriamo fortemente.

di Nino Lanzetta

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