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Convitto Nazionale di Avellino, gli alunni ricordano Santo Romano

Non una semplice assemblea, ma un momento per condividere una riflessione profonda. È quello che hanno voluto regalare ai loro compagni di scuola i due Rappresentanti d’Istituto, Francesco Sessa e Francesco Pagano, oggi, per l’assemblea di Febbraio dei due Licei del Convitto; hanno voluto accogliere nel loro caldo abbraccio la signora Mena De Mare, madre di Santo Romano, il giovane portiere, promessa del calcio, ucciso nei mesi scorsi a San Sebastiano al Vesuvio, mentre tentava di fare da paciere in una lite tra coetanei, per un paio di scarpe sporcate con un pestone. Un grande striscione, approntato ad hoc, con la scritta “Il Convitto non dimentica”, tutti seduti in religioso silenzio sugli spalti della Palestra d’Istituto, gli alunni dei due Licei, Classico e Classico Europeo, i Docenti e il Rettore, Dirigente Scolastico, Prof. Attilio Lieto, che dal primo momento ha accolto con entusiasmo e approvazione la proposta dei due giovani Rappresentanti. Tutti insieme hanno ricordato Santo, morto per violenza, ucciso da una “cultura che arma le mani”, come hanno scritto i ragazzi in una toccante lettera, “di chi vede nella sopraffazione uno strumento di potere”. Gli studenti hanno voluto alzare un grido contro la violenza, contro l’abitudine di voltarsi dall’altra parte, “perché in un paese civile, a 19 anni, si dovrebbe costruire il futuro, non temere di perderlo”. La signora Mena oggi è stata “un dono prezioso”, ha sottolineato il Rettore Lieto, nel discorso di accoglienza e la coreografia, messa a punto dagli stessi alunni, ha espresso lo stesso concetto.

Tante le domande degli studenti, tante le manifestazioni di rispetto e di partecipazione al dolore della madre. Il sapore dei ricordi, quelli belli delle cene a casa con gli amici, quelli delle feste in famiglia, hanno reso meno amaro il discorso della madre e i ragazzi, con una spontaneità disarmante, l’hanno avvolta nel loro simbolico abbraccio, ascoltando i racconti dei momenti quotidiani di Santo e  di quella sera, in cui, paradossalmente, Santo era nel posto giusto al momento giusto, perché quella piazzetta era il posto in cui si rifugiavano i ragazzi della sua età; un posto del genere non può, non deve diventare un luogo di morte. Un incontro per ribadire che quanto è accaduto a Santo riguarda tutti noi, perché quel ragazzo è nostro figlio, è nostro fratello, è il nostro compagno di banco, è il nostro fidanzato, è il nostro alunno, è il nostro migliore amico, è il cittadino di un mondo che non deve cedere alla violenza.

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