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Corte dei Conti, indagati quattro ex manager di ospedali campani: contestato un danno erariale di 900 mila euro

Dopo essere stati collocati anticipatamente in pensione avrebbero continuato a percepire indebitamente, fino alla scadenza del mandato, anche la retribuzione

Nonostante fossero in pensione, sono stati chiamati nuovamente in servizio e avrebbero percepito stipendi che, secondo la normativa , non avrebbero dovuto intascare. È questo il motivo che ha portato la Procura regionale della Corte dei Conti della Campania ad ipotizzare un presunto danno erariale complessivo da 880.988 euro nei confronti di quattro ex direttori generali di aziende sanitarie campane, ognuno per cifre che vanno dai 75mila ad oltre 300mila euro.

Stamattina, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno notificato “inviti a fornire deduzioni” nei confronti dei quattro ex direttori generali che, dopo essere stati collocati anticipatamente in quiescenza con attribuzione del relativo trattamento pensionistico, avrebbero continuato a percepire – fino al termine del mandato – la retribuzione connessa all’incarico ricoperto. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, su delega della Procura Regionale della Corte dei conti per la Campania, hanno notificato inviti a presentare deduzioni nei confronti di quattro ex direttori generali di Aziende Sanitarie campane.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i quattro manager, dopo essere stati collocati anticipatamente in pensione con il riconoscimento del relativo trattamento previdenziale, avrebbero continuato a percepire indebitamente, fino alla naturale scadenza del mandato, anche la retribuzione legata all’incarico dirigenziale ricoperto.

Per i magistrati contabili, tale condotta si porrebbe in contrasto con quanto previsto dall’articolo 5, comma 9, del decreto-legge 95/2012, norma che vieta il conferimento di incarichi direttivi o dirigenziali a soggetti già in quiescenza, salvo il caso in cui tali incarichi siano svolti a titolo gratuito.

Le indagini, riferite al periodo compreso tra il 2022 e il 2025, hanno consentito di ricostruire la posizione lavorativa e i compensi percepiti dai direttori dal momento del pensionamento fino alla cessazione dell’incarico. In particolare, i quattro avrebbero scelto volontariamente di andare in pensione prima della scadenza naturale del mandato, continuando però a cumulare il trattamento pensionistico con lo stipendio da dirigente.

Gli inquirenti contestano inoltre l’omessa comunicazione del mutamento del proprio status alla Direzione generale per la tutela della salute e il coordinamento del sistema sanitario regionale della Regione Campania, nonostante l’impegno assunto al momento della nomina a segnalare tempestivamente ogni variazione della posizione personale, comprese eventuali cause di incompatibilità o inconferibilità.

Tre dei quattro ex direttori generali, sempre secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbero inizialmente sospeso l’erogazione della retribuzione in concomitanza con il pensionamento, salvo poi riattribuirsela autonomamente alla scadenza del mandato, includendo anche gli arretrati maturati, senza alcuna comunicazione agli uffici regionali competenti.

Tutto ciò in violazione della norma, che vieta il conferimento di incarichi dirigenziali o direttivi a soggetti già collocati in quiescenza, salvo che siano svolti a titolo gratuito. Nel mirino delle indagini contabili sono finiti G.L. (fino al 2025 dg dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli), R.P.(fino al 2025 dg dell’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale e di Alta Specialità San Giuseppe Moscati di Avellino), A.B  (fino al 2024 dg dell’Istituto di Cura a Carattere Scientifico Fondazione Pascale di Napoli) e V. D.A  (fino al 2025 dg dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno).

Le indagini, relative al periodo 2022-2025, hanno consentito di ricostruire la posizione lavorativa e i compensi percepiti dai quattro direttori generali dal momento del pensionamento fino alla cessazione dell’incarico. Tutti sarebbero andati volontariamente in pensione prima della naturale scadenza del mandato, continuando a cumulare il trattamento pensionistico con la retribuzione dirigenziale. È emerso, inoltre, che tre dei quattro direttori generali avrebbero inizialmente sospeso l’erogazione della retribuzione in coincidenza con il collocamento in quiescenza, per poi riattribuirsela autonomamente – comprensiva degli arretrati maturati – alla scadenza del mandato, senza darne comunicazione alla Direzione generale regionale.

Nello specifico, sono queste le contestazioni economiche della Procura della Corte dei Conti: per G.L un danno erariale di 171mila euro; per R.P oltre 382mila euro;  A.B. danno erariale di quasi 134mila euro; e V.D. A. oltre 193mila euro. Dopo la notifica, adesso i quattro ex direttori generali avranno 45 giorni per la presentazione di memorie difensive ed eventuale documentazione per dimostrare la correttezza del proprio operato, e potranno chiedere di essere ascoltati dal pm contabile.

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