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Cotroneo: Eco era la coscienza del paese. Con lui è venuta meno la figura dell’intellettuale

“Ha rappresentato la coscienza intellettuale del paese, raccontandolo con acume attraverso saggi, articoli di giornale, romanzi. La sua capacità di lettura sarebbe stata importantissima nella società di oggi, mi chiedo cosa avrebbe detto dell’Intelligenza Artificiale. Del resto, aveva previsto ampiamente ciò che poi è successo”. Spiega così Roberto Cotroneo l’idea da cui nasce il suo ultimo libro dedicato a Umberto Eco,  semiologo, intellettuale, filosofo. Un libro intitolato semplicemente “Umberto”, edito da La Nave di Teseo, raccontato nel corso del confronto al Circolo della Stampa, promosso da Per Aenigmata, introdotto dalla professoressa Roberta De Maio. Confessa come “Non avrei mai potuto scrivere una sua biografia, nè avrei avuto il coraggio di indagare nella sua vita privata. Avevo parlato del progetto alla moglie e ai figli di Eco e avevo ricevuto il loro assenso ma poi avevo accantonato l’idea e mi ero dedicato ad altro. Poi, finalmente, ho capito che era il tempo di scriverlo”. Spiega come “questo è soprattutto un libro  di atti mancati. Eco è stato un’isola da circumnavigare  che non ho compreso fino in fondo. Ecco perchè questo è un libro di frammenti sull’impossibilità di svelare il mistero di Eco. Umberto è stata una di quelle persone che segnano la tua vita ma con la quale si stabilisce un rapporto a distanza, fatto di bagliori, con il quale non si riesce a costruire un rapporto quotidiano. Non so cosa facesse quando non scriveva libri, non so cosa mangiasse. So che era ossessionato dalla paura di essere troppo presente nel panorama editoriale. Peccato che a dieci anni dalla morte in pochi lo abbiano ricordato”. E spiega come “in tanti hanno creduto che Il nome della rosa fosse nato al computer. Non riuscivano a spiegarsi come un libro del genere fatto di dispute medievali,  eretici, teologia avesse potuto avere tanto successo. Ma Eco non inseguiva il successo. Nè gli importava di essere un autore di best selller mentre oggi si inseguono semplicemente i gusti del pubblico”. Sottolinea come “Il nome della rosa è nato dalla consapevolezza di quanto potesse essere pericolosa l’idea che Aristotele avesse sdoganato la commedia”. E ribadisce come “ci ha mostrato il mondo da una prospettiva differente. Purtroppo oggi non esiste più la figura dell’intellettuale, ci troviamo di fronte a una letteratura esclusivamemte didascalica e moralistica, politicamente corretta in cui i diari si scambiano per romanzi. Sono venuti meno i giornali, è venuta meno la società letteraria e il riconoscimento di un autore avviene soltanto attraverso il sistema del successo. La funzione della critica non è più la stessa”. E ammette “Non dobbiamo ripartire ma capire cosa è successo. E’ venuta meno la destinazione d’uso dei libri. O la letteratura è ridotta a un passatempo, a un gioco”.

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Floriana Guerriero

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