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Dal Murale della Pace all’Angelo di San Lorenzo a Lucina

di Virgilio Iandiorio

Lo ripetiamo spesso, quasi come un motto, quella famosissima teoria di Giovan Battista Vico dei “corsi e ricorsi storici”, che vuol significare che la storia ripropone situazioni simili nel corso del tempo.

E’ trascorsa quasi una settimana dallo scoppio del caso dell’angelo restaurato con il volto somigliante alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla parete della Cappella del Crocifisso di San Lorenzo in Lucina in Roma. Naturalmente le polemiche non si sono fatte attendere. Avesse l’artista dipinto quel volto della Presidente del Consiglio in una bolgia infernale, probabilmente nessuno avrebbe avuto da ridire. Ritrovarsela con il volto dell’angelo, questo proprio non è stato di gradimento, soprattutto perché quel volto è troppo colorato politicamente. E così Il restauratore, Bruno Valentinetti, lo ha coperto su indicazione del Vaticano, in attesa di ripristinare il volto originale dell’angelo.

Facciamo passi indietro nel tempo e nello spazio. Da Roma spostiamoci ad Avellino. Nel Borgo Ferrovia di Avellino venne costruita negli anni sessanta dello scorso secolo la chiesa parrocchiale dedicata a San Francesco d’Assisi. La parete dietro l’altare è coperta dal “Murale della Pace“, un grande affresco realizzato nel 1965 dall’artista avellinese Ettore de Conciliis e dedicato agli orrori della guerra.

Apriti cielo, quando l’opera cadde sotto lo sguardo di interessati ammiratori. Suscitò un grandissimo scandalo. Ricordo il titolo a caratteri cubitali “San Palmiro ad Avellino” di un quotidiano nazionale. L’artista aveva inserito tra i personaggi Palmiro Togliatti, e altri protagonisti della storia di allora dalla Cina all’America. Era impensabile all’epoca che degli esponenti dei partiti comunisti si venissero a trovare sugli altari di una chiesa cattolica. La notizia fece scalpore, non solo dalle nostre parti ma in tutto il mondo. I più indignati erano quelli legati ai partiti della destra.

Seguendo la teoria di Giovan Battista Vico, all’evento, o corso storico, di Avellino, fa da rispondenza, a distanza di una sessantina di anni il ricorso di San Lorenzo in Lucina a Roma. Nel primo si indignarono quelli di destra, oggi si indignano quelli di sinistra Alla teoria di Vico forse bisogna aggiungere il corso del “rinculo”, il contraccolpo che i critici del dipinto avellinese del secolo scorso non immaginavano di ricevere dopo tanti anni, come quelli di “San Lorenzo in Lucina” oggi pensano di esserne immuni perché tutto quello che è di destra va combattuto in qualsiasi luogo e in qualsiasi ora del giorno.

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