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Dall’autonomia differenziata ai rischi per il Sud, la Cgil: la mobilitazione continua

“L’Autonomia differenziata DDL Calderoli, la cosiddetta secessione dei ricchi, e il rischio concreto di devastazione sociale, culturale, assistenziale ed economica del Mezzogiorno e delle aree periferiche”.

Il segretario generale Cgil Avellino, Franco Fiordellisi, rilancia sul tema di prioritaria importanza per il rilancio dell’Italia e del Sud in particolare. «Il sindacato generale confederale ha rilanciato piattaforme per il lavoro, per lo sviluppo sostenibile, per un fisco equo e progressivo, per un sistema sistema socio assistenziale e sanitario che desse risposte a tutti i cittadini ma in particolare alle persone fragili e agli anziani»,  dice il segretario, in una regione, la Campania, che da un po’ di anni vede i suoi dati demografici peggiorare.

Si andrà avanti nelle mobilitazioni, ma anche nell’informare i cittadini sulle conseguenze dell’autonomia differenziata.

Fiordellisi fa poi un parallelismo «con le vergognose parole di un signore che si definisce intellettuale liberale, Ernesto Galli Della Loggia, che punta a diversificare i bambini e creare classi differenziate per censo e per stato psicofisico, il parallelismo è una provocazione rispetto a quanto tempo ci vorrà secondo voi per riproporre il refrain del chi “campa campa e chi more more” legato alle sue capacità fisiche ed economiche, che di fatto è già insito in un sistema diseguale socialmente ma che non ci stanchiamo di voler riportare ad una capacità, riorganizzandolo, di dare risposte “umane” in maniera generali a tutte e tutti i cittadini.

Lo stesso dicasi per la sanità pubblica, in questo caso parlo di quella irpina, la cui riorganizzazione fatta in questi anni con chiusure, in alcuni casi temporanee ed in altri definitive, con chiusure di pronto soccorsi (Bisaccia e Solofra) e ridimensionamenti di reparti e posti letto, non ci ha mai convinto anche perché si è allargata l’offerta privata sia essa convenzionata e non».E che dire della rete dei medici di base e della sanità di prossimità, o ancora delle «situazioni precarie e pesanti che riguardano in particolare il pronto soccorso del Moscati in perenne emergenza».

Di qui la necessità di «portare avanti le proposte e la piattaforma sintetizzata in ”Produrre Salute” capace di avere una visione su territori densamente abitati, urbanizzati e industrializzati, ma anche in territori orograficamente difficili, demograficamente deboli, con scarse infrastrutture viarie e socio sanitarie».

Fare opinione, proporre, insistere sulle questioni: questo il programma della Cgil irpina, attraverso l’integrazione delle azioni da parte delle federazioni del sindacato confederale che «devono essere prassi quotidiana e consolidata per rilanciarci in questa fase storica così complessa e drammatica, calata in una logica internazionale di guerra e prevaricazioni, le vittime, in genere sempre bambino e deboli, diventano colpevoli di non si capisce quale cosa, il sindacato deve ri-elevarsi a soggetto pro attivo abbandonando la deriva burocratico gestionale».

E ancora, «compulsare sia il governo regionale che nazionale, ma anche la EU, illustrando le nostre proposte di soluzioni ai problemi che vivono le persone e cittadini, ma i particolare coloro con problemi di salute ed economici.
Al nostro territorio di fatto manca il miglioramento strutturale di tutti i servizi.
Nelle aree interne subiamo in maniera drammatica la mancanza di personale in tutto il sistema sanitario, e vengono ancora oggi bistrattati, mal pagati.

Lo stesso dicasi ormai per la mancanza cronica di medici generici. Medici generici che sono soggetti indispensabile per la prevenzione e profilassi sull’intero territorio, che vanno inseriti nella riorganizzazione del sistema territoriale integrato a tutela della salute in luoghi, ripeto come l’Irpinia che orograficamente tende alla disgregazione territoriale, ma anche nei luoghi densamente abitati per dare la prossimità dell’azione, utile anche per la salute mentale e insicurezze psicologiche che tante persone anziani e fragili vivono.

Di fatto i medici di base diventano “strumenti”indispensabili per porre in essere azioni di prevenzione e profilassi sull’intero territorio irpino, avamposti della tutela della salute e della prevenzione. Il contesto politico è drammatico, ma non dobbiamo cedere, e dal mio punto di vista la risposta è rappresentata dal parlare, fare azione costante di informazione dal nostro punto di vista sui temi nodali come la medicina territoriale, siamo presidi di legalità e democrazia».

Il segretario Fiordellisi si avvia alle conclusioni:«Sino a quando non ci rendiamo, e facciamo rendere conto, che queste cose rivestono il carattere di emergenza-urgenza, seppur nella consapevolezza della complessità dei problemi, e gli scontri, che in questo contesto storico, dovremmo affrontare con amministrazioni e responsabili sanitari, con altre organizzazioni sindacali stesse, il territorio, i cittadini devono avere riscontri, sapere delle alternative, proposte, alle falle di una politica di tagli lineari e smantellamento dei presidi e servizi territoriali, con tutti costi sociali e umani enormi che subiamo.

Il miglioramento della vita delle persone, nel lavoro, nella salute e nelle cure passa dalla necessaria consapevolezza che ci siano soggetti istituzionali pronti e capaci all’ascolto e nel proporre soluzioni valide. Per questo siamo sempre pronti a mobilitarci: i tempi sono lunghi e oscuri ma noi dobbiamo essere in cammino, per il bene comune, la democrazia e il progresso sociale».

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