Arriva da Michela Mancusi, alla guida dello Zia Lidia, una riflessione all’indomani dei nomi dei vincitori dei David di Donatello. Una riflessione che solleva anche dubbi e interrogativi sul sistema cultura oggi “Non si può che gioire per i riconoscimenti a “Le città di pianura” di Sossai, “Gioia mia” della Spampinato, “La città proibita” di Mainetti, al talento straordinario di Lino Musella e al documentario “Roberto Rossellini. Più di una vita”: opere e artisti che anche lo ZiaLidia ha scelto e sostenuto, riconoscendone da subito il valore.
La presenza sul palco di Sergio Romano, Aurora Quattrocchi e, su tutti, di Lino Musella, in una serata purtroppo condotta in modo spesso imbarazzante e ridondante, come se i David fossero “pacchi” da smaltire, ha invece restituito al pubblico freschezza, autenticità e autorevolezza di pensiero: esattamente ciò di cui il cinema oggi ha bisogno”.
Sentimenti che non cancellano l’amarezza: “Ma sopra ogni cosa resta la delusione per le grandi esclusioni dalle candidature, e ancor più per chi è stato completamente ignorato dai premi. Il pensiero va inevitabilmente ad un film importante come “La grazia” e ad autori e interpreti come Sorrentino, Pietro Marcello, Mario Martone, Leonardo Di Costanzo, Maresco, Rosi, Toni Servillo, Valeria Bruni Tedeschi e Barbara Ronchi.
Uno sgomento che inevitabilmente getta un’ombra sulla credibilità e sulla serietà di una delle competizioni più prestigiose del cinema italiano”


