Martedì, 25 Agosto 2026
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L’esplosivo contrasto dei giorni scorsi tra il ministro dell’Interno Salvini e l’icona dell’antimafia Saviano non può essere ricondotto a uno dei tantissimi episodi della bullocrazia ormai imperante, di cui le cronache giornaliere, sui social e soprattutto in tv, ci offrono dimostrazione. Da tempo la cattiva politica ci ha abituati a toni sempre più accesi. A brutali accuse personali. Ad attacchi violenti contro i corpi rappresentativi della sovranità popolare e le massime istituzioni dello Stato. Comportamenti disinvolti e inammissibili da parte di chi ricopre responsabilità politiche. Da questa punto di vista, si può dire che l’ultima, lunga e complicatissima crisi di governo è stata un tristissimo campionario di come l’irresponsabilità e l’avventatezza politica di molti esponenti partitici di primo piano stessero per tradursi in un corto circuito istituzionale.

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In questo quadro di disinvoltura generalizzata, pur di incrementare il suo bottino elettorale, Salvini ha costruito le sue fortune accendendo sempre nuovi incendi nel fragile tessuto della nostra convivenza democratica. Stavolta, però, ha alzato pericolosamente l’asticella delle parole e degli atteggiamenti. E ha compiuto un inammissibile salto di qualità. Forse non percepito in tutta la sua gravità da gran parte dell’ opinione pubblica, sempre bendisposta a concedere tutto a chi ha il potere. Come se, in democrazia, chi ha vinto possa tutto. E, perciò, ubriaca ora del vento leghista, come più di vent’anni fa lo fu verso Berlusconi o qualche anno fa con Renzi. Senza però valutare bene, per scarsa e non consolidata coscienza democratica, i rischi derivanti da atteggiamenti non rispettosi della regola fondamentale: che in un ordinamento democratico non  vi può neppure il sospetto che un potere pubblico, in questo caso sostenuto dalla  forza, possa essere usato per fini di parte.

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Da questo punto di vista, il comportamento del leader leghista è stato del tutto intollerabile. Un ministro dell’interno – proprio considerato il monopolio della forza a lui affidato –  non può minacciare un cittadino. Tantomeno quando quest’ultimo appare, non infondatamente, come un perseguitato dalla camorra. E’ inammissibile che il massino rappresentante dello Stato in materia di sicurezza lanci messaggi allusivi riguardo a temi delicatissimi, come quello delle scorte, peraltro non di sua stretta competenza. La delinquenza organizzata potrebbe trarne il messaggio – pericolosissimo – che Saviano (al di là delle opinioni di ciascuno su di lui) non sia più protetto con pieno convincimento da parte dello Stato. E che comunque la sua protezione mediante scorta , che ricade nelle prerogative del comitato per la sicurezza, ora in forte imbarazzo tra la fedeltà al ministro e gli obblighi di legge, non appare pienamente condivisa dal ministro. In ogni caso, anche un semplice dubbio potrebbe essere fatalmente scambiato per un arretramento dei confini della battaglia ingaggiata dalle istituzioni e dagli stessi cittadini di tante aree a rischio contro la delinquenza organizzata. Alla faccia dei tanti magistrati (a cominciare da Falcone e Borsellino), poliziotti, carabinieri, finanzieri, politici ed eroici cittadini ammazzati da mafie e camorre!

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In un Paese più serio del nostro, le incaute  e trasversali allusioni di Salvini ne avrebbero provocato le dimissioni. Nel nostro, molto meno serio, non resta da augurarsi che episodi intollerabili  e pericolosi come la disputa con Saviano  non si verifichino più. Certo al leader leghista non può essere imputato di aver nascosto la sua natura. Le sue intenzioni personali e politiche. Tantomeno le sue simpatie per la destra lepenista francese. E le sue pulsioni xenofobe. Talvolta temperate da subitanee correzioni di linea. Utili a far pensare che possa essersi trattato di voci dal sen fuggite. Ma è troppo chiedere al ministro dell’Interno di acquisire una migliore conoscenza della Costituzione (su cui pure ha giurato) per evitare brutte figure, come sul censimento dei rom, e di rendersi conto  che ora, bongré malgré, rappresenta tutti gli italiani ?

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