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Didattica a distanza, non carichiamo i piccoli di compiti

Garantire il diritto allo studio attraverso la didattica a distanza. E’ la sfida che ha lanciato con forza il ministro all’istruzione Lucia Azzolina, a cui hanno risposto le scuole irpine, attivatesi attraverso piattaforme didattiche, non senza qualche difficoltà, soprattutto per i bimbi della primaria. “Per noi – spiega Francesca, docente alla primaria – è stato un po’ complicato: in un primo momento abbiamo inviato argomenti da studiare e compiti tramite email istituzionale ai genitori rappresentanti di classe che hanno provveduto ad avvisare tutti gli altri genitori. Poi abbiamo ampliato la piattaforma del registro elettronico per poter consentire a tutti l’accesso in qualsiasi momento. Naturalmente, abbiamo chiesto ai genitori la liberatoria e poiché i bambini sono piccoli, hanno bisogno di essere affiancati. Dai genitori stessi è venuta la richiesta di non fare lezioni online in presenza perché non era possibile per tutti collegarsi negli stessi orari. Inoltre, tanti bambini hanno anche fratelli e sorelle che devono accedere alle varie piattaforme, per cui la situazione diventava sempre più complicata”.
Marina Siniscalchi, docente al quinto circolo di Avellino, spiega “La didattica a distanza non si risolve con la trasmissione dei compiti, con l’inondare i ragazzi di link e materiali di qualsiasi tipo. Non è questo quello di cui i ragazzi hanno bisogno. Abbiamo cercato, piuttosto, di lasciare aperto un canale di comunicazione, dare loro l’idea che gli insegnanti ci sono anche in un momento così difficile, Naturalmente per i bambini della primaria è fondamentale la presenza del genitore perché accedano a un video o whatssap. Attraverso un app di messaggeria istantanea chiedo ai ragazzi di svolgere compiti che mi vengono restituiti attraverso l’invio di fotografie. Quindi di solito ricorro a dei messaggi audio in cui spiego ai ragazzi gli errori commessi. Diventa fondamentale coordinarsi con gli altri docenti, in maniera da non sovraccaricare i ragazzi di compiti. Al tempo stesso dobbiamo fare i conti anche con quelle famiglie che hanno meno facilità di ricorrere alle tecnologie o hanno un solo computer a cui devono lavorare più bambini. Il rischio, in simili casi, è quello di amplificare le differenze. Quel che è certo è che la didattica a distanza non potrà mai sostituire la capacità di interazione che caratterizza la lezione in presenza”. E’ Liliana Zampano, docente di italiano dell’istituto comprensivo Cocchia Dalla Chiesa di Prata, diretto da Silvia Gaetana Mauriello, a spiegare come “Cambiano completamente anche gli orari del docente poiché gli studenti restituiscono compiti nel corso dell’intera giornata. Noi utilizziamo una piattaforma didattica sulla quale carichiamo compiti, videolezioni e materiali che possono essere utili per lo studio. Al momento gli studenti, anche quelli più piccoli, si mostrano abbastanza collaborativi. Qualche difficoltà c’è ma le stiamo superando a poco a poco. Solo qualche ragazzo ha meno dimestichezza con queste modalità di comunicazione”.
Katia Tarantino, docente e mamma di Anthony Louis, sottolinea l’emozione di suo figlio nel partecipare, in videoconferenza, alla prima lezione con la maestra e gli alunni: “Mio figlio ha 7 anni frequenta la seconda elementare a Mercogliano. Diciamo che nell’assistere alla prima lezione, realizzata con l’app zoom che consente l’interazione in piccoli gruppi l’impatto emotivo è stato molto forte. Tanto che i primi minuti sono stati di saluti e la maestra ha dovuto ripetere più volte che se non stavano tutti in silenzio non sarebbero riusciti a fare lezione. Poi si sono tranquillizzati, l’insegnante ha cominciato un piccolo dettato, intervallato da momenti in cui chiedeva ai ragazzi di disegnare. I primi giorni i piccoli hanno incontrato un po’ di difficoltà per il carico di compiti, non facile da sostenere. Da allora l’assegno viene fatto un giorno sì e un giorno no. Io stessa sono docente in una scuola media a Teora ma devo fare i conti la difficoltà da parte dei miei alunni di usare le nuove tecnologie o perché non hanno connessione o perché non hanno computer”. Un bell’esempio arriva dall’Istituto Comprensivo di Serino, con l’impegno costante di dirigenti scolastici come la professoressa Antonella De Donno, coadiuvata brillantemente dai docenti di lettere Pianese e Marinelli. Non solo compiti a casa assegnati con le innovative piattaforme informatiche, ma anche coinvolgimento civico ed emotivo dei giovani alunni sulla drammatica situazione che il Paese e la famiglie stanno vivendo. Con la riscoperta della storia dell’Inno di Mameli, non solo “strumento canoro” per rilanciare la propria italianità dal balcone di casa, ma anche simbolo di una Italia unita che nel passato trova le ragioni per non mollare. La scuola, seppur a distanza, si batte per inculcare coraggio e coscienza nelle nuove generazioni.

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