“Un gruppo assolutamente coeso, che agisce per il perseguimento non occasionale ed episodico, ma stabile, di un programma delittuoso avente ad oggetto la commercializzazione di sostanze stupefacenti, con base operativa in
Altavilla Irpina”. Così i giudici della Sesta Sezione Penale della Cassazione hanno condiviso le motivazioni del Riesame di Napoli rispetto al gruppo guidato dal narcos Americo Marrone, sgominato da un’indagine della Squadra Mobile di Avellino coordinata dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock e dal pm Luigi Iglio, rigettando il ricorso di Francesco De Angelis, uno dei soggetti coinvolti nel blitz eseguito dalla Questura di Avellino. avrebbe avuto il compito di recuperare i crediti e consegnare la droga ai membri dell’organizzazione. Per lui si ipotizzano i reati di traffico di droga, cessione e uso illecito di SIM card per favorire comunicazioni non autorizzate con Marrone.
In particolare, il Collegio ha sottolineato che la continuità e l’assoluta ripetitività dei rapporti illeciti fra i soggetti coinvolti nei singoli episodi criminosi in materia di stupefacenti, la pluralità delle condotte delittuose realizzate, la stabilità dei vincoli delinquenziali, la finalizzazione dei contatti allo svolgimento dell’attività delittuosa programmata, l’utilizzo di un linguaggio codificato, la presenza di un’organizzazione, sia pure rudimentale, di uomini e mezzi erano tutti elementi idonei a dimostrare in termini di gravità indiziaria la sussistenza e l’operatività del sodalizio criminoso contestato”. Ripercorrendo come già aveva fatto il Riesame anche la struttura del gruppo: “Era guidato da America Marrone, che, benché detenuto, sovrintendeva all’attività illecita, tenendo i rapporti con i clienti, che acquistavano la droga all’ingrosso, e dettando le direttive da osservare scrupolosamente nell’esecuzione delle singole operazioni di compravendita. Ciò grazie all’aiuto dei suoi stretti congiunti, ossia la moglie Tiziana Porchi e il nipote Valentino D’Angelo, che, liberi sul territorio, mantenevano i contatti con gli altri sodali e consentivano a questi di relazionarsi con lo stesso Marrone”.
L’inchiesta, partita nel novembre 2022, ha permesso di smantellare una rete di spaccio operativa tra Altavilla Irpina, Avellino e Benevento. Il gruppo era in grado di muovere droga e denaro attraverso un sistema di comunicazione sofisticato, nonostante il capo, Americo Marrone, fosse già detenuto nel carcere di Bellizzi.La rete utilizzava un linguaggio criptico per nascondere le reali attività: parole in codice come “macchina” per indicare la cocaina, “erbificio” per la marijuana e “documenti” per il denaro. La parola “ofici” veniva spesso aggiunta alle parole per renderle ancora più difficili da decifrare, come nel caso di “fumofici” o “erbofici”.Nel corso delle indagini sono stati sequestrati ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana, destinati alle piazze di spaccio delle province coinvolte. Inoltre, nel dicembre 2022, furono trovati e sequestrati 252.000 euro in contanti, nascosti dietro un elettrodomestico nella casa di Marrone.



