Martedì, 7 Luglio 2026
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Ci voleva il ministro Delrio per dare un pizzico di dignità al Consiglio comunale di Avellino. Finalmente in quel catino, fino ad ieri luogo di scontro, di polemiche e di pettegolezzi, assediato di volta in volta o dai dipendenti del teatro o dai parcheggiatori o dai senzatetto, sindaco, assessori e consiglieri, per l’occasione vestiti a festa, si è discusso di problemi. Dei tanti che affliggono questa città, la sua provincia. Ad un certo punto, ascoltando i capigruppo, sembrava di assistere ad uno sfogatoio, stavolta con il vezzo dell’eleganza, per troppo tempo represso. Dal giovane Bilotta, all’incallito Giordano, passando per il passionale Giacobbe e tutti gli altri, è stato interessante ascoltare quell’Avellino che doveva essere e, invece, non è. Ed è venuto spontaneo chiedersi di chi sono le responsabilità. Anche il ministro è stato illuminante nella elencazione delle opere che verranno e delle quali da sempre si parla, a cominciare dalla quasi secolare Lioni-Grottaminarda.

Tutto bene. Anzi di più. Tutti contenti. L’ inossidabile Giulio Andreotti avrebbe commentato con il suo solito tagliente sarcasmo: “A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina» ”. Che c’entra? Mi spiego. Dietro, e dentro, questa sfilata autorevole, nella ventosa giornata avellinese, si avvertiva qualcosa di diverso. I segni di una strategia che viene da lontano e che il sannita sottosegretario Umberto Del Basso De Caro sta tessendo con arguzia, intelligenza e potere. Non a caso nella sala del consiglio comunale, per l’occasione trasformata in una quasi platea cinematografica, si è potuto notare il trionfo del nuovo (?) che avanza. I cosiddetti “decariani” (gli appartenenti politicamente alla corrente del sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, presente alla sfilata) che a cominciare dal presidente del consiglio comunale per finire a quello dell’Alto Calore, passando per le quote rosa Repole e Lengua e anche per il presidente fantasma del teatro Gesualdo, facevano bella mostra di sè.

E’ l’Irpinia che cambia? No. Sono gli uomini ( e le donne) ad essere sempre gli stessi. Ieri con De Mita o con Mancino, poi sbandati per quella ossessione unitaria di De Luca e oggi con il potente sannita. Come dire: niente di nuovo sotto il sole. Già. E Delrio? In gergo si dice: ci ha messo il cappello. Tutto qui. E pensare che in Irpinia erano piovuti stramiliardi di lire per il dopo terremoto e oggi per soli pochi spiccioli si fa festa grande. Così va la vita.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud

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