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Ex ArcelorMittal, in piazza la rabbia dei lavoratori: “Subito un tavolo in Regione”

Un tavolo istituzionale presso la Regione Campania, dove definire un percorso chiaro per la riattivazione produttiva del sito, la tutela dei livelli occupazionali e la valorizzazione delle professionalità presenti. Ancora: l’attivazione di percorsi di formazione e riqualificazione professionale per i lavoratori e il coinvolgimento delle istituzioni competenti per sostenere una strategia di sviluppo industriale capace di rafforzare il presidio produttivo. In presidio davanti la Prefettura, il sindacato rilancia la vertenza ex ArcelorMittal e chiede alle istituzioni una soluzione rapida che recuperi i 32 lavoratori rimasti e crei le premesse per un nuovo percorso di sviluppo. Nel documento consegnato nelle mani del Prefetto Rosanna Riflesso, si sottolinea come “a un anno dalla chiusura dello stabilimento ex ArcelorMittal di Avellino, le organizzazioni sindacali FIM, FIOM, UILM e UGLM intendono richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla grave situazione occupazionale e produttiva che continua a interessare il territorio irpino”.

La decisione della multinazionale di cessare le attività ha rappresentato un duro colpo per il sistema industriale locale, con pesanti ripercussioni sull’occupazione e sull’intero tessuto economico della
provincia. “In questi mesi – si legge ancora nel documento – i lavoratori hanno vissuto una lunga fase di incertezza, caratterizzata da continui ‘stop and go’, con annunci e prospettive che sembravano avvicinare l’obiettivo del ritorno al lavoro, salvo poi vedere spostare di volta in volta l’asticella più in avanti, facendo ripiombare i lavoratori in una condizione di precarietà e di buio che rischia di mortificare la dignità delle persone coinvolte. È importante ricordare come quell’area industriale sia stata realizzata grazie a significativi
investimenti pubblici destinati allo sviluppo produttivo del territorio. In quegli anni furono create
le principali infrastrutture industriali della provincia, con la nascita di nove aree industriali che ancora oggi rappresentano l’ossatura del sistema produttivo irpino”.

Per la realizzazione delle infrastrutture furono investiti circa 200 miliardi delle vecchie lire, a cui si aggiunsero ulteriori risorse per le opere di collegamento, tra cui circa 4 miliardi di lire per lo svincolo ferroviario di Luogosano – San Mango, progettato per servire le aziende insediate nell’area. All’interno dell’area industriale erano previsti nove lotti destinati ad altrettante aziende, con una potenziale occupazione complessiva stimata in circa 463 lavoratori. “Oggi – incalza il sindacato – a fronte di quel progetto industriale costruito con ingenti risorse pubbliche, nel nucleo industriale risultano presenti complessivamente circa 150 lavoratori, un dato che evidenzia il progressivo ridimensionamento dell’insediamento produttivo e la significativa perdita di potenziale
occupazionale rispetto alle previsioni originarie. Questa vertenza si inserisce inoltre in un quadro più ampio che riguarda le aree interne, sempre più esposte a fenomeni di spopolamento, deindustrializzazione e carenza di opportunità occupazionali. Ogni fabbrica che chiude non rappresenta solo posti di lavoro perduti, ma anche un ulteriore indebolimento della tenuta sociale ed economica del territorio. Per queste ragioni è indispensabile riaprire un confronto istituzionale finalizzato alla definizione di un percorso concreto di reindustrializzazione del sito e di tutela dei livelli occupazionali”.

Il sindacato chiede di intervenire con “la massima rapidità, poiché il protrarsi dell’attuale situazione di incertezza rischia di compromettere definitivamente le prospettive di rilancio del sito. In assenza di iniziative rapide e concrete, le parti interessate potrebbero essere costrette a organizzarsi diversamente, con il rischio di disperdere competenze, professionalità e opportunità costruite nel corso degli anni. Perché senza industria l’Irpinia perde lavoro, futuro e coesione sociale”.

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