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Fischia il vento e urla la bufera/scarpe rotte, e pur bisogna andar/ a conquistare la rossa primavera/ dove sorge il sol dell’avvenir. Questo celebre canto partigiano fu scritto, sulle note di una popolare melodia russa, nel natale del 1943 dal giovane poeta e medico ligure Felice Cascione, che dopo poche settimane (il 27 gennaio 1944) fu ucciso in battaglia dai nazifascisti.  In questi giorni tristi in cui infuria in tutto il mondo la bufera della pandemia, è alla resistenza che bisogna rivolgersi per uscire fuori dallo smarrimento in cui siamo immersi. Quello che colpisce è che, nel mezzo della tempesta più oscura, la migliore gioventù europea non aveva perduto la speranza nell’avvento di un mondo nuovo ed era proprio la speranza, la fede incrollabile in una nuova alba, a guidare la lotta di liberazione. In un contesto diverso, oggi ci troviamo nel pieno della tempesta che sta sconvolgendo il mondo. In questa settimana è stato diffuso l’ultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale: “Il mondo è cambiato drammaticamente in tre mesi, dalla pubblicazione del nostro ultimo World Economic Outlook”, ha scritto la nuova capo economista dell’Fmi, Gita Gopinath. Secondo le stime del FMI ci sarà una caduta drammatica del PIL, che nell’eurozona è stimata al 7,5%, negli USA (5,9%). In Italia è previso un calo del 9,1%, ma secondo uno studio di Confcommercio si potrebbe arrivare al 13% del PIL. E’ una crisi peggiore di quella del 1929. In tutto il mondo ci saranno milioni di disoccupati e un drastico calo della domanda. E’ il vecchio mondo che sta tramontando, ma non si intravede ancora l’alba di una nuova era. Il problema è tanto più evidente in Europa dove le regole che avevano ingabbiato i bilanci degli Stati membri in nome del mito della stabilità sono state le prime a saltare e con esse le dogmatiche che le giustificavano. Malgrado le resistenze del fronte dei paesi del nord, con in testa l’Olanda, è in atto un profondo ripensamento ed uno scontro politico il cui esito non è affatto scontato. La cosa peggiore sarebbe se questo scontro si dovesse polarizzare fra i conservatori del pensiero liberista-rigorista ed i sovranisti delle nuove destre europee. Molte voci si sono levate per chiedere dei profondi cambiamenti nella governance europea, a cominciare dalla richiesta di finanziare le enormi spese sociali e d’investimento derivanti dalla crisi con l’emissione di eurobond. In questa settimana è stato pubblicato su Micromega un appello di 101 economisti (Ue, l’accordo all’anno zero) che giudica negativamente l’accordo raggiunto dall’Eurogruppo il 9 aprile scorso ed invoca un drastico cambiamento di rotta, proponendo che sia la BCE a finanziare direttamente gli interventi indifferibili per far fronte alla crisi, sebbene questo sia espressamente vietato dai trattati, argomentando che il diritto internazionale, in circostanze eccezionali, lo consente. La preoccupazione fondamentale che percorre il documento è quella di scongiurare l’aumento dell’indebitamento degli Stati. Preoccupazione fondatissima che però non giustifica la conclusione che, in caso di rifiuto, è meglio fare da soli. E’ un po’ come dire se il sole dell’avvenire non sorge, ci illumineremo con le nostre lampadine! Non c’è niente di più sbagliato che abbandonare la speranza di una nuova alba. Per questo più che impuntarsi su uno strumento o un altro, occorre rilanciare lo spirito di solidarietà fra tutte le nazioni europee, come ha fatto papa Francesco nel suo messaggio pasquale urbi et orbi: Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone. Tra le tante aree del mondo colpite dal coronavirus, rivolgo uno speciale pensiero all’Europa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, questo continente è potuto risorgere grazie a un concreto spirito di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato. È quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalità non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda. Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni.

di Domenico Gallo

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