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Giustizia e dintorni, avvocati: perchè sempre noi?

Gerardo Di Martino *

Perché noi, proprio noi? Strano. Noi ad assorbire? Noi a rinunciare? Noi a subire? Noi i più brutti? E perché mai? Why always us? Ascoltate questa.

Mi arriva una decina di giorni fa una email. Il Consiglio Nazionale Forense (CNF), il massimo ente di gestione e rappresentanza dell’avvocatura – sempre in assidua, proficua e totale collaborazione con gli organi di governo e con l’intero ordine giudiziario, ininterrottamente ed incessantemente – mi comunica che venerdì scorso, 8 novembre, ci sarebbe stato stato il “Dialogo”, un confronto in videoconferenza tra il presidente di una delle sei sezioni penali della cassazione ed un avvocato scelto dallo stesso CNF, giacché in orbita CNF.

Con enormi sacrifici e con qualche minuto di ritardo, entro. Mi ritrovo in collegamento il giudice – che tra l’altro già conoscevo per averlo udito, in tutta la sua teorica, nel corso dell’abilitazione alle giurisdizioni superiori – già bello caldo: la gran parte dei vostri ricorsi sono inammissibili; li scrivete male; non comprendo come sia possibile proporre queste cose; qualcuno mi dovrebbe spiegare le ragioni di tali inutili ricorsi; è chiaro, allora, che se non riusciamo a lavorare e a rispettare i tempi in cassazione, è perché siamo inondati da tali impugnazioni senza ragione.

Prima di chiudere l’intervento, l’ultimo colpo di coda: ho visto nel monitor che l’avvocato in collegamento annuiva, propala il giudice.

Bah. Penso, bene ha detto la sua. Ora finalmente ascolteremo l’avvocato, sempre scelto dal CNF e dunque nostro massimo rappresentante, naturalmente.

Ed infatti, subito dopo, presa la parola, il nostro avvocato apre il microfono e va subito al dunque: ha ragione il giudice presidente.

Come, come, come? Chiudo il collegamento e prendo un malox, quello PLUS. Lo stomaco già è in subbuglio.

Verifico subito dopo l’agenda giornaliera delle cose da fare. Scelgo la prima e la lavoro. Penso. Che bravi loro, la somma avvocatura che condividono “la fede” con i giudici supremi. Tra sommi ci si intende, è indubbio. E tutti gli altri avvocati, che sommi non sono? Si confronteranno con i dati “biblici”, cercando di sbarcare il lunario, come sempre. D’altronde, se i nostri sommi rappresentanti, piuttosto che combattere per sovvertire e ribaltare “la fede”, trascorrono le proprie giornate ad ossequiarla e studiarla, per coglierla sempre meglio, gli altri avvocati, che sommi non sono, cosa mai potranno fare?  Interrogarsi, ab aeterno: perché noi, proprio noi? Strano. Noi ad assorbire? Noi a rinunciare? Noi a subire? Noi i più brutti? E perché mai? BOOOOOH…

* avvocato

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