“Un atto di alta amministrazione”. Così mette praticamente fine alle polemiche, il Consiglio di Stato, a cui si erano rivolti i tre ex assessori della cittadina ufitana, Michelangelo Bruno, Doralda Petrillo e Eddy De Luca, per la decisione del sindaco Marcantonio Spera di averli sostituiti. La sentenza della Camera di Consiglio, riunitasi lo scorso 26 marzo, composto dal presidente Paolo Giovanni Niccolò Lotti, dai consiglieri Giuseppina Lucia Barreca e Elena Quadri, Massimo Santini e dall’estensore Annamaria Fasano, per la seconda volta, dopo il precedente ricorso al Tar, ha dato ragione a Spera e alla sua nuova giunta. Già prima Bruno, Petrillo e De Luca avevano accusato, il sindaco di Grottaminarda, di eccesso di potere, travisamento dei fatti, irregionevolezza delle sue decisioni nei confronti dei tre ex componenti della giunta.
Poi sostituiti da Michele Spinapolice, Antonio Vitale e Franca Iacoviello. Il Tar aveva, invece, giudicato il provvedimento di revoca “sufficientemente motivato con le sopravvenute divergenze tecnico amministrative tra sindaco ed ex assessori”. Anche le dichiarazioni pubbliche del sindaco ufitano, Marcantonio Spera, erano rivolte al “buon lavoro” dei tre interpellanti dei quali, più volte ha infatti, ribadito, si riteneva “soddisfatto del lavoro che avevano svolto”. Le esternazioni del primo cittadino, secondo l’organo giudicante “appaiono ininfluenti, dovendosi dare rilievo che il sindacato del giudice non si può tradurre in valutazione sostitutiva delle scelte politico organizzative”. Il Consiglio di Stato quindi considera, quello del sindaco, “un atto di alta amministrazione, anziché politico, perché non costituisce espressione di libertà (politica, ndr) connessa..”. E poi, il Collegio Romano, aggiunge che quanto accaduto è “essenzialmente rivolto al miglioramento della compagine in ausilio del sindaco nell’amministrazione del Comune”. Il sindaco di Grottaminarda, si legge ancora nella sentenza del Consiglio di Stato, ha ritenuto di “dover riorganizzare la giunta, per garantire continuità all’indirizzo politico, a causa del progressivo venire meno della coerenza dell’azione amministrativa nel rispetto del programma elettorale”.



