Ha lasciato un ricordo indimenticabile e un filo rosso che unisce Lombardia e Irpinia. Ricorre il 13 aprile il tredicesimo anniversario della scomparsa del cardiochirurgo Pietro Di Biasi, nato in Irpinia ma trasferito a Milano, dove ha ottenuto un grande successo professionale. Nel 2022 Guardia dei Lombardi gli ha conferito la cittadinanza onoraria alla memoria: “Gli uomini che in vita brillano e si spendono per gli altri non muoiono mai”, dice il sindaco Francescantonio Siconolfi. “Il suo operato – continua – e il suo impegno professionale, il suo talento e la sua passione per la cardiochirurgia, gli hanno fatto raggiungere le vette più alte. Di Biasi ha toccato gli animi dei pazienti che ancora oggi lo piangono”.
Una carriera in rapida ascesa, quella di Pietro, come spiega il fratello Maurizio Di Biasi, responsabile dell’Emodinamica e Cardiologia interventistica dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco – Polo universitario di Milano e fondatore dell’associazione benefica “Pietro Di Biasi – Amici del cuore”. L’associazione si pone l’obiettivo “di proseguire la sua opera di dedizione professionale verso i pazienti e di sviluppare iniziative che l’avrebbero reso felice”. Diplomato alla Nunziatella, laureato in Medicina e specializzato prima in Chirurgia toracica alla Federico II di Napoli, poi in Cardiochirurgia all’Università di Milano, sempre con il massimo dei voti, Pietro Di Biasi entrò giovanissimo nella Divisione di cardiochirurgia dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano, dove lavorò per tredici anni. Nel frattempo vinse il concorso per assistente in cardiochirurgia e diventò l’assistente più giovane d’Italia, poi ottenne il premio Donatelli-De Gasperis per il miglior lavoro in cardiochirurgia e la nomina a delegato della Società polispecialistica italiana di giovani chirurghi.
Nel 1997, a 36 anni, si trasferì dal Sacco al nuovo centro di Cardiochirurgia dell’Irccs MultiMedica, che contribuì a fondare, poi all’Ospedale di Legnano. Incessanti la sua attività in sala operatoria e la sua produzione scientifica. Nonostante il lavoro lo avesse portato lontano, il legame con l’Irpinia è sempre rimasto fortissimo: “Fin da quando era bambino – continua il fratello Maurizio – trascorreva, ogni anno, gran parte delle vacanze a Guardia, grazie all’ospitalità delle zie. Come medico e cardiochirurgo offrì sempre, in modo disinteressato, il suo supporto a tutti i guardiesi, rendendosi disponibile, sia in paese che a Milano, per risolvere i loro problemi”. Nel 2007 organizzò, a Guardia, un convegno scientifico in cardiochirurgia di rilievo internazionale. Nel 2008 ricevette il premio “Eccellenza irpina”. Così fino al 2012, alla malattia, che “Pietro che affrontò con coraggio, nonostante, da medico, fosse perfettamente consapevole della prognosi, sempre protettivo verso i figli piccoli, Rocco e Laura”. A tredici anni alla morte, Campania e Lombardia sono ancora unite nella memoria del “dottor Pietro”, medico e uomo indimenticabile.