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I cantieri di Avellino, l’architetto Troncone: “Costruiscono case nuove, ma tante rimangono vuote. Le comprano le banche”

AVELLINO – La popolazione di Avellino diminuisce, ma i nuovi cantieri edili in città aumentano. Come mai? Se lo chiede l’architetto Lello Troncone e si risponde così: “Nel migliore dei casi si tratta di speculazioni edilizie, ma potrebbero essere anche soltanto semplici operazioni finanziarie. Tutto in regola, certo, nel rispetto delle leggi, ma è così che vogliamo disegnare la nostra città del futuro?”. Un’entrata a gamba tesa dell’architetto avellinese, a margine dell’incontro pre-elettorale organizzato questo pomeriggio dal dottore Aldo D’Andrea, candidato a sindaco per Unione popolare per Avellino.

Un incontro (moderato dal giornalista Angelo Giuliani) convocato proprio sul tema dell’urbanistica, dopo i due precedenti appuntamenti, organizzati sempre al Gamea Café di piazza D’Armi, in cui ha affrontato altri temi del proprio programma elettorale (dalla Sanità alla gestione del ciclo idrico). “Molte case nuove rimangono invendute. Al patrimonio del Comune di Avellino risultano circa 20mila appartamenti invenduti. Restano lì. Vuoti. E allora perché questi nuovi cantieri edili. E per di più sono case nuove che stanno costruendo in centro, non in periferia come si faceva un tempo. Le costruiscono e restano invendute. E chi se le compra? Basta guardare il ruolo delle banche, diventano loro i proprietari. Sono operazioni finanziarie”.

Quindi cementificazione. Consumo di suolo. Ma come si combatte questa deriva? “Visto che non vengono commesse irregolarità, ma viene fatto tutto secondo legge, l’unica strada è la protesta popolare. In più siamo a protestare e più possibilità ci sono di riprendersi la sovranità decisionale. L’urbanistica di una città la devono decidere i cittadini. Chi ci vive. I piano urbanistici non si decidono in due persone, chiusi in una stanza, per poi passare ad uno sterile e inutile passaggio in consiglio comunale. Bisogna fare il contrario: ascoltare la gente e costruire la città in base alle esigenze delle persone che ci vivono. Invece siamo caduti nel feudalesimo peggiore. Non riusciamo a liberarci della mentalità feudataria. La politica ha comprato il territorio e lo ha regalato a chi detiene il potere finanziario. Dobbiamo ribellarci”.

“Dobbiamo scassare – interviene il candidato sindaco D’Andrea -. Questa è la nostra missione per le elezioni di giugno. Bisogna scardinare questo sistema e lo si può fare solo così, andando noi cittadini a gestire la cosa pubblica. Sul Piano Urbanistico ha ragione l’architetto Troncone: bisogna partire dai comitati di quartiere e impostare il disegno della nuova città sulle loro indicazioni”. “Un altro esempio – aggiunge -, gli alloggi e i prefabbricati costruiti per il dopo terremoto del 1980 sono ancora tutti lì, nelle nostre periferie… e sono pieni di amianto. Ci abita la gente e si sgretolano anno dopo anno, rilasciando nell’aria le stesse polveri che hanno ucciso 35 operai dell’ex Isochimica. E nessuno lo dice, nessuno interviene”.

“A Quattrograna – interviene la dottoressa Chiara Festa, neuropsichiatra, che farà probabilmente parte della lista di D’Andrea – c’è anche, da due settimane, una grossa pozza d’acqua proprio davanti ad uno dei portoni di ingresso del palazzo. Viene alimentata da una fontana d’acqua che esce da una voragine che si è aperta nel cortile condominiale. E quella che schizza fuori non è acqua potabile, è acqua diretta alle fogne. I residenti lo hanno segnalato al Comune ma nessuno interviene. Da due settimane”.

Un altro intervento è stato quello di Antonio Liuzzi, 19 anni, iscritto ai Giovani Comunisti di Avellino e probabile componente della lista Unione Popolare: “Sono uno studente universitario, e so benissimo che molti miei coetanei se ne vanno da questa città. La mia sfida è quella di restare e provare a fare qualcosa di concreto per rendere la città migliore e magari per convincere i miei coetanei a restare”. Le proposte? “Intervenire e risolvere le carenze strutturali degli edifici scolastici cittadini. Trasformare l’Eliseo in una struttura sociale di aggregazione e non usarlo solo per fare alcune mostre. Combattere contro la cementificazione. Contro la logica del profitto. Basta costruire nuove case, mentre ce ne sono tante ancora vuote che potrebbero diventare case popolari. E poi i trasporti, potenziando i mezzi pubblici e scoraggiando i cittadini a prendere l’auto anche solo per fare 500 metri”.

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