“Nella storia del Sud Italia ci sono delle date cruciali, che rappresentano un punto di svolta, poichè capaci di stravolgere la realtà dei territori. Così è stato per il 1041, quando i guerrieri normanni di Melfi sconfissero i Greci a Montepeloso”. Spiega così Edoardo Spagnuolo l’idea da cui nasce il volume “I guerrieri normanni di Melfi. Le origini del regno di Sicilia”. Ricorda come “In un brevissimo arco di tempo, poche centinaia di cavalieri, affiancati da altrettanti “pedites”, sconfissero ripetutamente eserciti costituiti da migliaia di soldati, confermando ancora una volta la fama di grandissimi combattenti di cui i Normanni godevano in tutto l’Occidente. Il 3 settembre le due armate dei normanni e dei greci furono ancora una volta schierate l’una di fronte all’altra. I normanni, come al solito, avanzarono a piccolo trotto, mentre i greci fecero delle strane manovre per sottrarsi alla carica nemica e per attirare i cavalieri di Melfi verso il loro accampamento. Ad un certo punto i cavalieri normanni agitarono il gonfalone per chiedere battaglia. I greci risposero con lo stesso gesto e iniziò lo scontro, che fu durissimo: “… in questa battaglia i greci combatterono con insolito accanimento e con inusitata asprezza e i normanni erano ormai sul punto di cedere. Guglielmo [Braccio di Ferro] soffriva di febbre quartana e, per la eccessiva debolezza che lo deprimeva, non aveva potuto prendere parte alla lotta; coricato in disparte, seguiva ansioso l’andamento della battaglia; ma quando s’accorse che i suoi lottavano ormai con minor vigore e che quasi venivano menato, irato e dimentico della estenuante malattia che lo affliggeva, afferrate le armi, si slanciò come un leone furibondo in mezzo alla mischia; rianimando i suoi con parole di esortazione e lottando con accanimento…” (Goffredo Malaterra, Imprese del conte Ruggero e del fratello Roberto il Guiscardo). L’intervento di Guglielmo ebbe l’effetto sperato: i cavalieri normanni si rianimarono e raddoppiarono gli sforzi, fin quando furono i greci a indietreggiare. Questi si ritirarono dapprima in bosco e poi nel loro accampamento, che con estrema concitazione cercarono di fortificare in tutti i modi. I guerrieri normanni, però, sospinti da una furia irrefrenabile, si avventarono contro le mura, utilizzando anche delle macchine belliche, fin quando non riuscirono ad aprire un varco. Irruppero quindi nell’accampamento, costringendo i greci ad arrendersi, dopo averne uccisi molti. Fu il trionfo definitivo dei cavalieri di Melfi. Da allora l’impero bizantino non avrebbe più provato a scacciarli dalla città. Da quel momento i normanni furono liberi di espandersi sul territorio: sorse così una nuova entità, la contea di Puglia, con capitale Melfi”.
Spagnuolo chiarisce come “Le conseguenze furono enormi, gli antichi centri di potere che avevano dominato il Sud Italia furono spazzati via, fu il primo atto di quella che sarebbe stata la conquista del Sud da parte dei Normanni. Sarà, poi, Ruggero II ad unificare il territorio con la nascita del regno di Sicilia con capitale Palermo: Forte sarà l’impatto di questo nuovo Regno non solo sugli equilibri meridionali ma su quelli del Mediterraneo”. Ribadisce come “L’incontro diventa anche l’occasione per porre l’accento sulla ricca documentazione esistente sull’età medievale anche se non sempre omogenea, a partire dagli atti notarili dell’Archivio di Montevergine”. E’ quindi il direttore dell’Archivio di Stato Lorenzo Terzi a ribadire come il volume di Spagnuolo “diventa l’occasione per valorizzare le fonti medievali e farle conoscere da un pubblico più ampio. Attraverso la rassegna portiamo avanti l’idea che l’archivio non è solo un luogo destinato agli studiosi ma occasione di riscoperta della propria storia, cercando di aprirlo al territorio”.



