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IIA, perché la ricapitalizzazione non convince

Valle Ufita. Dei 21 milioni, tre e mezzo serviranno per la liquidità corrente. E, in parte, per pagare le fatture dei materiali arrivati. Ce ne vorranno, probabilmente,  altri. Per questo, la ricapitalizzazione dei soci di maggioranza,  Invitalia,  Leonardo,e la turca Karsan, non entusiasma tanto le tute blu della fabbrica di Industria Italiana Autobus.

E ancora, e nemmeno questa è una novità,  l’ennesimo viaggio, si sta parlando da giorni, della speranza,  a Roma, al ministero del Made in Italy subito prima, o dopo, le prossime vacanze di Pasqua.  Ma quante volte i metalmeccanici di valle Ufita sono andati nella Capitale? E questa cosa, invece di renderli più ottimisti, invece li preoccupa un poco. Lo conferma,  al TG pomeridiano di Irpinia TV, intervistato da Amedeo Picariello, il delegato di fabbrica della Fismic, Giovanni Garofano.

” Laggiu’- infatti dice- respiriamo un clima di incertezza per il nostro futuro”. La produzione di autobus è quasi ferma, se si pensa che dall’inizio di questo anno sono usciti fuori ventisei autobus. E per mantenere gli  stabilimenti di Flumeri e quello di Bologna occorrono”quattro milioni e mezzo al mese”. Mentre bisognerebbe lavorare 30 autobus in altrettanti giorni.” Per questo- aggiunge Garofano- occorre un cambio di rotta. Intanto senza produzioni i debiti si accumulano, stando fermi perché i materiali non ci sono per lavorare”.

Se dovessero tornare a via Molise, gli operai e i sindacati rivendicheranno ancora una volta: assetto definitivo della società e, soprattutto,  un piano industriale. E che bisognerà convincere Finmeccanica a prendere” in mano la fabbrica”. “Altrimenti- aggiunge Garofano- sarà tutto inutile. Non è convinto,come del resto anche le tute blu, della efficienza della dirigenza” che fa acqua da tutte le parti”.

A valle Ufita cercano di scongiurare l’arrivo di un privato.E di una riconversione. Più volte, infatti, hanno detto che” questa fabbrica è nata per costruire autobus e questo deve continuare a fare”. Lo stesso delegato Fismic sostiene con forza che, da queste parti, abbiano dimostrato” di essere in grado di produrli. E se ancora esce qualche mezzo è grazie alla competenza e alla capacità delle persone che vi lavorano”.

Un altro fatto è il discorso dello sviluppo della zona. Di cui si sta parlando troppo senza tenere conto che, in valle Ufita, ci aspetta una delle più grandi infrastrutture che saranno costruite in Europa: l’alta Capacità. Che senso avrebbe, una volta terminati i lavori,  se non ci dovesse essere più Industria Italiana Autobus? Una domanda, semplice, che finora è rimasta senza risposta.
Giancarlo Vitale

 

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