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Il consenso e il potere della Rete

Dopo le dimissioni di Mario Draghi, tra le tante dichiarazioni e le immagini trasmesse attraverso le reti televisive, quella che ha suscitato non poca indignazione – non solo tra i cattolici, ma in tutte le persone che non hanno ancora smarrito il buon senso – è stato quella di un Salvini, con alle spalle una serie di immagini sacre, come se si trattasse di un negozio in Piazza San Pietro. Indignazione perché una scellerata campagna elettorale – da parte di un personaggio che ha dimostrato di maneggiare il potere senza un minimo di coerenza con l’agire cristiano, basta ricordare la triste vicenda dei migranti bloccati in mare in condizioni disumane – non può iniziare ritenendo che gli italiani, in prevalenza cattolici, si lascino influenzare da deplorevoli montature finalizzate solo a carpire la buona fede dei credenti: buona fede si, ma sciocchi a tal punto no! Questo fatto insieme alla chiara incapacità – sarebbe più onesto parlare di chiara impossibilità – di chiarire il perché della sfiducia a Draghi, delineano un quadro di imbarbarimento culturale e politico, oscurato da un ceto politico cinico e ridicolo, agli occhi dell’Europa e del mondo. In questo quadro di riferimento desolante non sono esclusi significativi abbandoni di campo e dichiarazioni postume di dirigenti verso le irresponsabili scelte dei voti dei partiti che hanno determinato la caduta del governo Draghi. A tutt’oggi l’irresponsabile politico ha avuto il coraggio di dichiararsi responsabile delle scelte operate, come se nessuno ha inteso lasciare le proprie impronte sul corpo del reato, cioè una Italia sofferente, ancora afflitta da vecchie e nuove emergenze. Cosa fanno, allora, i cattolici italiani per uscire dal tunnel dell’insignificanza, sparsi dovunque in libera uscita senza un approdo politico comune, come, egregiamente avvenuto nell’immediato dopoguerra per la ricostruzione materiale e sociale del paese? È vero che gli stessi cattolici italiani sono orfani di personaggi come De Gasperi, La Pira e tanti altri, ma è anche vero che il loro potenziale campo di impegno politico è così vasto ed auspicato, che va arato con un concreto spirito di comunione programmatica nell’alveo del nuovo umanesimo sociale di Papa Francesco. Lo stesso partito democratico, abbandonando definitivamente le prospettive del “campo largo” senza fondamenti culturali e politici coniugabili, recuperi le ragioni di una polifonia sociale per un impegno politico condiviso con chi sta davvero dalla parte dei più deboli. Quando auspichiamo una credibile polifonia sociale, intendiamo riferirci anche ad un profondo desiderio di verità, di onestà, di autenticità nell’agire politico. Intendiamo riferirci, anche alla difesa contro le menzogne che vengono amplificate dalla rete. Intendiamo riferirci al diritto a non essere manipolati dalla rete nelle competizioni elettorali per imboccare la via della pedagogia della verità che ci guarisce dallo scetticismo e dal nichilismo. Solo allora non ci saranno più i Salvini di turno che ritengono gli italiani un popolo di creduloni il cui consenso elettorale è facilmente adescabile, con simbolismi occasionali che andrebbero restituiti alla loro vera essenza.

di Gerardo Salvatore

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