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La decisione del governo di considerare l’intero territorio nazionale come ”zona rossa” per combattere il coronavirus ha fatto registrare un ampio e diffuso consenso tra le forze politiche. Già in precedenza l’appello del Presidente della Repubblica a mettere da parte le polemiche e a fare fronte comune aveva costituito un forte richiamo alla responsabilità nazionale contro l’emergenza corona-virus. Il premier ha ora avviato la consultazione di tutti chiamando le forze politiche anche di opposizione. E a Salvini, che per la prima volta era sembrato intenzionato a fermare le polemiche e gli attacchi, non è sembrato vero di poter riprendere il cannoneggiamento contro l’esecutivo.  Molte famiglie sono costrette a fare i conti con dolorose perdite di familiari e con l’incertezza per un ignoto futuro. E il leader leghista ha finora badato solo ai suoi interessi politici. Con le sue critiche a chi è costretto a prendere decisioni ha dimostrato ancora una volta la sua irresponsabilità nazionale. E la sua estrema disinvoltura politica. Insomma, in una parola, la sua totale inaffidabilità. Salvini ha fatto finora un doppio gioco sporco.  Per prima cosa, sa bene che chiedere certezze di misure contro il virus all’esecutivo significa chiedere una cosa impossibile, visto che gli stessi più autorevoli scienziati dicono che si tratta di un fenomeno, per virulenza e per estensione, senza precedenti. Quindi ha strumentalmente attaccato per giorni il premier (ormai suo nemico personale) e il governo, dando prova di essere insensibile verso il dramma del nostro Paese. Ha prima accusato Conte di non aver adottato misure come la chiusura delle frontiere. Poi, quando il nostro Paese è entrato fra quelli più contagiati, non ha potuto sostenere la stessa posizione. E con una delle solite piroette è passato ipocritamente ad un atteggiamento più collaborativo, ma solo formalmente. Ha proposto infatti una spesa di alcune decine di miliardi. Ben sapendo, per esperienza, che non ci sono. Questo però gli servirà per continuare ad andare a testa bassa contro l’esecutivo, che comunque sta facendo con impegno la sua parte, supportato da autorevoli esperti.   Nel contempo, però, anche la narrazione di Salvini sembra essere divenuta stanca e ripetitiva. La sua capacità di inventiva di nuove paure da sfruttare elettoralmente si è notevolmente affievolita. E la “Bestia”, la leggendaria struttura leghista per la comunicazione con la mission di creare nuovi nemici e alimentare altri timori, sembra ormai incapace di uscire dalle sabbie mobili in cui è stata ricacciata dalla paura somma, quella del virus. Il vistoso calo nei  sondaggi segnalato dalle ultime rilevazioni è il segno di una difficoltà non solo tattica, ma anche strategica. Sono lontani anni-luce i tempi in cui il leader leghista si ergeva ipocritamente a emblema del perfetto cristiano, però indifferente alle sofferenze di tanti migranti. E affidava platealmente l’Italia alla Madonna. O, sempre poco coerentemente per un autoproclamatosi perfetto cristiano,  si mostrava sui social alle prese con appetitosi salumi il venerdì di Quaresima! Tante cose sono cambiate, da allora.  Innanzitutto il fallimento delle sue offensive per provocare le elezioni anticipate. Tanto più lontane, oggi, a causa dell’emergenza sanitaria. Essa ha infiacchito la narrazione salviniana, perché ha colpito al cuore proprio la Lombardia e il Veneto. Cioè le culle del leghismo, che Bossi tentò di far passare per  “razze” elette, salvo poi  fare precipitosamente retromarcia quando ebbe i primi risultati dei test genetici, che mostrarono incredibili miscugli con sangue normanno, longobardo, franco, austriaco, francese ecc.. Ora, proprio  le regioni propugnatrici, dell’indipendenza prima, dell’autonomia rafforzata poi, sono quelle che chiedere aiuti allo Stato nazionale e all’odiata Ue perché vengano incontro a cittadini e imprese in difficoltà. E questo ha dato una mazzata non da poco alle grida salviniane contro tutto e contro tutti, facendole passare per un armamentario primitivo. Del resto, tutto ora  parla di unione, di aiuti, di dedizione, di cooperazione. E’ cambiato, insomma, l’ordine delle priorità. Ma il Capitone leghista saprà accettarlo davvero?

di Erio Matteo

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