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Il 14 agosto 1941, mentre infuriava la guerra in Europa e le armate naziste dilagavano dall’Atlantico agli Urali, il presidente americano Roosevelt e il primo ministro inglese Churchill si incontrarono a bordo della nave da guerra inglese Prince of Wales al largo delle coste di Terranova. Gli Stati Uniti non erano ancora coinvolti nella guerra, ma sentirono l’esigenza, assieme agli inglesi, di tracciare un nuovo scenario mondiale che avrebbe dato senso alla lotta dei popoli contro la tirannia nazista. Per questo rilasciarono una dichiarazione comune, che divenne nota come Carta Atlantica, successivamente firmata dall’URSS e da altri 14 paesi nemici dell’Asse, in cui si annunziava l’avvento di un mondo nuovo, basato sulla giustizia, nel quale l’umanità sarebbe stata liberata per sempre dal ricatto della forza. La Dichiarazione constava di otto punti, in cui si affermavano princìpi opposti a quelli che guidavano le potenze dell’Asse, che in seguito daranno vita alla Carta delle Nazioni Unite, che sancirà la nascita, almeno sotto il profilo giuridico, di un nuovo ordine mondiale.

Adesso, mentre la pandemia da COVID-19 infuria in tutto il mondo, provocando un disastro sanitario ed economico di dimensioni globali ed inimmaginabili, che si innesta sulla crisi ecologica provocata dai cambiamenti del clima in corso, è importante, come avvenne nel 1941, pensare ad un mondo nuovo perché non sarà possibile ricostruire quello che la pandemia ha distrutto con le regole attuali: bisognerà prefigurare il mondo che verrà. Basti pensare agli scenari che ci troveremo di fronte. L’arresto delle attività produttive produrrà milioni di disoccupati in tutto il mondo. La caduta della domanda a livello mondiale impedirà ai meccanismi di mercato di rigenerare il tessuto produttivo ed occupazionale. Tutti i paesi europei (non solo quelli del Sud) si troveranno in una situazione simile a quella in cui si trovava l’Europa all’uscita della seconda guerra mondiale: avranno bisogno di un progetto comune di sviluppo, come avvenne nel 1947 con il piano Marshall, con la differenza che non ci sarà più l’amico americano a tendere loro una mano. Occorrerà mobilitare risorse ingenti, occorreranno investimenti pubblici ed un ruolo trainante dello Stato nell’economia, che dovrà guidare non solo la ripresa economica, come nel dopoguerra, ma anche la transizione, al di là dei vincoli del mercato, verso un’economia non dannosa per il pianeta e per la salute umana. Per questo le regole europee sui vincoli di bilancio, sul divieto di aiuti di Stato alle imprese, sul principio della libera concorrenza e della competitività assunta come un idolo, sono destinate ad implodere, e con esse la costruzione europea se non sarà capace di radicali cambiamenti. In questi giorni si susseguono gli avvertimenti e gli appelli di economisti da tutto il mondo che denunciano l’insostenibilità delle regole attuali (e della filosofia che le ispira), a fronte degli sconvolgimenti provocati dalla pandemia.

Un appello internazionale firmato da 550 economisti delle università di tutto il mondo avverte: “la crisi del Covid-19 farà o spaccherà l’Eurozona (..) Nessuno stato membro dovrebbe firmare un Memorandum per accedere ai finanziamenti europei di emergenza. Questa è una crisi europea. Richiede una soluzione europea. Piuttosto che ogni singolo stato membro sia costretto ad emettere titoli del proprio debito per finanziare il suo sforzo fiscale, noi chiediamo al Consiglio europeo accordarsi su un Eurobond comunitario. Noi abbiamo bisogno di uno strumento comune di debito per mutualizzare i costi fiscali per combattere questa crisi. Ora è il tempo dell’azione. Ora è il tempo della solidarietà. Ora è il tempo per gli Eurobond” Un altro appello firmato da 115 economisti italiani osserva che: “Neanche di fronte a un disastro l’attuale classe dirigente europea è disposta a prendere atto che le idee che hanno guidato finora la politica economica sono profondamente sbagliate.” Il documento sconfessa le politiche economiche e finanziarie che hanno guidato fin qui l’azione delle istituzioni europee ed avverte che se non ci sarà un drastico cambiamento di rotta “sarà messa a forte rischio la stessa sopravvivenza dell’Unione”. Proprio adesso che il morbo infuria bisogna coagulare tutte le energie morali ed intellettuali per propiziare l’avvento di un mondo nuovo. “Pur nelle mille contraddizioni di questo tempo infame, – scrive Gianfranco Pagliarulo su Patria Indipendente – sappiamo che dopo la notte, dopo ogni notte, sorge l’alba. Non solo l’alba della scomparsa del virus e del ritorno ad una nostra vita piena. Il virus ci ha reso nudi, e questo ci dà la possibilità di essere migliori (..) E forse, dopo, quando sorgerà l’alba, potremo guardarci con altri occhi, e potremo scoprire che c’è un altro modo di convivere e di rispettarci, di organizzare l’economia, la società, la politica, un altro modo di pensare, più libero e civile, un altro modo di vivere.”

di Domenico Gallo

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