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Mi ha colpito il dramma di Giada Di Filippo, suicida all’Università di Napoli. La ragazza, 26 anni, frequentava la facoltà di Scienze naturali alla Federico II, e proveniva dal Molise, da un piccolo paese in provincia di Isernia.

Aveva detto a tutti che il 9 aprile si sarebbe laureata, e amici e parenti erano giunti in sede per festeggiare quel traguardo. Ma non era vero. Giada era lontana dalla laurea, le era mancato il coraggio di dire che lei, quegli esami, non li aveva sostenuti, che aveva bisogno di tempo, di altro tempo per finire.

E così ha deciso che non fosse lei, a finire il tempo della pressione, del conflitto, dell’angoscia, ma che fosse il tempo della pressione, del conflitto e dell’angoscia, a finire lei. E’ stato questo tempo a decidere per lei, a finire la sua vita spingendola a lanciarsi dal vuoto di un terrazzo.

Mi ha colpito la storia di Giada perché credo che ci riguardi tutti. Ognuno fa i conti con una società che corre troppo in fretta, che non consente fermate, e in cui se fai una sosta, ti senti “un fuoriuscito”, uno che deve sgomberare subito la strada ad alta velocità per fare spazio a quelli più bravi, a quelli con le ruote performanti, a quelli più capaci la cui marcia non può essere oscurata da te che sei più lento, da te che sei d’intralcio, da te che non procedi, da te che retrocedi in questo tempo totalitario che uccide con altre armi chi va piano.

Giada è la vittima di un tempo mutilato e corrotto che all’esterno mostra un convoglio scintillante, e all’interno ha sedili scomodi e malmessi. Un tempo nel quale basta poco perché in ciascuno crollino i titoli di forza e di reazione. Quelli che vanno lenti vengono licenziati: è manodopera inutile, è paralisi produttiva. Non sono idonei a percorrere la tratta. Poco moderni, troppo fatiscenti. Ecco, il nostro è un tempo fragile, un tempo che non concede pause, che non comprende e non ti scusa.

Dobbiamo viaggiare tutti a 200 all’ora, se no ti irride, ti arresta, ti smaschera, ti schiaccia. E’ un tempo assassino, un tempo che ti ributta via dai suoi confini. Un tempo che esclude, un tempo che ripudia. E’ un tempo omicida. E’ il nostro tempo. Giada non si è uccisa da sola. Il tempo, questo tempo, l’ha assassinata.

Monia Gaita

 

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