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Forse è la volta buona per lasciarci definitivamente alle palle la pandemia. I contagi diminuiscono costantemente e anche l’Rt., (indice di trasmissibilità) ha valori inferiori all’unità anche se si continua a morire ma  con percentuali sempre più basse e i contagi non calano del tutto. Da oggi tutta l’Italia torna in bianco, finisce il coprifuoco e si ricomincia a respirare pur tra la paura e la voglia di libertà. Si riprende a vivere: il turismo sta riprendendo alla grande, le autostrade sono piene di auto, le spiagge affollate di bagnanti, i ristoranti pieni e gli alberghi con molte prenotazioni. Con la fine degli esami di maturità le scuole chiuderanno completamente e milioni di ragazzi riprenderanno spensieratamente la vita di prima e la movida desiderosi di recuperare il tempo perduto anche se le discoteche continuano ad essere chiuse.

Allora tutto è finito? Si può ricominciare la vita di prima della pandemia, togliere le mascherine e fare come se nulla fosse successo? Molti, tra cui il ministro Speranza e lo stesso Draghi, sostengono che non bisogna abbassare la guardia e mantenere alcune precauzioni e cautele. La Meloni, che sta all’opposizione, ma anche Salvini che sta al governo ma che non vuole farsi superare nelle proteste e nelle richieste di riapertura totale, vogliono porre fine allo stato di emergenza che scadrebbe il prossimo 31 luglio. Draghi frena lo stesso ministro Speranza che opterebbe per il 15 luglio. E’ vero che la vaccinazione prosegue a ritmo serrato. Ma se non si raggiunge l’immunità di gregge con ll’80% della popolazione vaccinata, prevista per il 30 settembre, la fine dello stato di emergenza costituisce un rischio da non sottovalutare. Con la fine dello stato di emergenza terminerebbe il regime del Commissario Figliuolo e scadrebbe il Consiglio tecnico scientifico, che sta facendo un ottimo lavoro, e le Regioni non avrebbero più alcun freno per fare come credono. Il buon senso suggerisce di continuare lo stato di emergenza fino al raggiungimento dell’immunità di gregge e poi sciogliere definitivamente le fila, con molta più tranquillità, agendo progressivamente e con cautela perché le varianti (ora quella indiana) preoccupano non poco.

Il governo ha varato nei giorni scorsi il GREEN PASS (permesso di libera circolazione) del quale possono usufruire (chiedendolo al proprio medico di fiducia e perfino in farmacia) coloro che sono stati vaccinati con almeno una dose, i guariti, coloro che risultano negativi ai teste sierologici o molecolari. Sul piano vaccini, dopo il gran pasticcio dell’Astra Zeneca, provocato da un disparità di vedute tra gli scienziati, dovuta anche al fatto della novità di vaccini fatti e sperimentati così in fretta, e da una comunicazione assolutamente sbagliata e sopra le righe, alimentata da una televisione senza scrupoli, si è arrivati alla decisione di lasciare ai richiedenti (tutti over 60)  piena libertà di farsi la seconda dose o di scegliere l’eterologa, cioè di cambiare vaccino anche su parere del medico e con il consenso informato.

In conclusione in Italia 45 milioni di cittadini hanno fatto almeno la prima dose e 27 anche la seconda. Molti over 60 (oltre un milione e mezzo) non hanno fatto il vaccino e bisognerebbe scovarli e convincerli a farlo per il loro bene e quello del prossimo. E’ l’ impegno del governo Draghi. Poi si passerà al Recovery Plan e ai progetti esecutivi e quindi alle riforme e ne vedremo delle belle!

di Nino Lanzetta

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