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Il referendum e il ruolo del Parlamento

Non si vota solo per le regionali e per le comunali il prossimo 20 e 21 settembre ma anche per il referendum che taglia il numero di deputati e senatori. Una scelta molto importante ma che sta passando un po’ in silenzio. Il dibattito principale tra i partiti è concentrato soprattutto sulle amministrative ma in realtà il peso politico del referendum è molto rilevante. Troppo poco si è discusso in questi anni del ruolo svolto dal Parlamento che ha ridotto il suo prestigio a tutto vantaggio dell’esecutivo. Da anni ormai è avvenuto lo svuotamento delle Camere e i primi colpevoli sono proprio deputati e senatori. La prima causa è la legge elettorale. Tante riforme che hanno avuto un unico effetto, allargare la distanza tra eletti ed elettori. Non tocca più a quest’ultimi il potere di scelta ma ai partiti che in pratica dal 2006 nominano i parlamentari. La scelta ovviamente è ricaduta sui più fedeli, su chi è più facile da controllare. Tutto questo apparentemente perché mai come in questi ultimi anni il trasformismo ha dilagato e i cambi di partito e di schieramento non si contano nemmeno più. C’è da sperare che la nuova legge elettorale riconsenta ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti. Ma il vero attacco al Parlamento è stato portato negli anni soprattutto delegittimando il ruolo del deputato o del senatore. Alessandro Barbano ritiene che anni di iconoclastia istituzionale hanno trasformato le Camere nel bivacco dei peggiori. Un’accusa durissima. Eppure proprio l’ultimo scandalo sul bonus Inps da 600 euro incassato da una manciata di parlamentari ha gettato altro fango sull’Istituzione perché non c’è niente di peggio che speculare perfino su una tragedia come il Covid. Ragioni che porterebbero inevitabilmente a considerare giusta la decapitazione con una sorta di scure del numero dei parlamentari. Il populismo e la caccia alle streghe sono stati il simbolo di questi tempi che ha ridotto la politica ad un mestiere che dà remunerazione e visibilità. Come ha scritto il direttore della Stampa Massimo Giannini “l’evidente malinteso sulla cuoca di Lenin ha trasformato l’arroganza e l’incompetenza nelle leve utili ad aprire le porte del Parlamento ad una generazione di onorevoli senza né arte e né parte per i quali la politica, più che una missione o una professione è stata ed è solo un’occasione”. Questo modo di procedere, il colpire la “casta” come slogan da scandire in campagna elettorali permanenti e per strizzare l’occhio alla piazza da sempre avida di gettare la croce addosso al potente è stato il tratto negativo di questi anni. Sono stati insomma proprio i politici a farsi da soli una pubblicità totalmente negativa. Gli esempi non mancano a partire dal considerare lo stipendio come una sorta di maltolto da restituire ai cittadini. Parlamentari che all’opposizione hanno attaccato i vari esecutivi per l’eccesso del ricorso ai voti di fiducia e poi passati al governo hanno messo in atto la stessa pratica. Identico il ragionamento su Presidenti del Consiglio non eletti dal popolo (peraltro la Costituzione non lo prevede) e poi una volta al governo indicare esponenti che nemmeno si sono presentati alle elezioni. Gli esempi del governo Conte 1 e Conte 2 sono sotto gli occhi di tutti. E allora il punto vero di questo referendum non è sul taglio ma su quale funzione dovrebbe tornare ad avere il Parlamento così delegittimato da chi lo costituisce. Insomma l’antipolitica di questi anni ha trascinato a fondo la politica della rappresentanza che invece dovrebbe tornare ad occupare la scena. Il vero problema non è il numero, non è la quantità, ma la qualità degli eletti e di chi ci governa.

di Andrea Covotta

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