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Il ricordo di quei giorni, la speranza del domani

A dispetto delle polemiche, queste sì rituali in ogni 25 aprile, oggi è davvero una grande festa. La ricorrenza della Liberazione dalla dittatura fascista e la nascita della democrazia in Italia sono fatti che nessuno potrà mai cancellare. Dalla memoria, nel cuore e nella testa. Ecco perché oggi è necessario, nel momento in cui vecchie nostalgie e nuovi simboli si affacciano sulla scena, recuperare il valore di quella lotta nata dalla Resistenza. L’Italia, nel tempo in cui ci è dato vivere, ha superato momenti difficili, dimostrando sempre di saper uscire dalle difficoltà. Lo ha fatto con la ricostruzione dalle macerie nei giorni e negli anni che seguirono il nefasto periodo della distruzione nazifascista. Lo ha fatto negli anni Sessanta con il miracolo economico che consentì al Paese di collocarsi tra quelli più industrializzati del pianeta. Ha difeso la libertà e la democrazia negli anni bui del terrorismo pagando prezzi altissimi di vite umane a cominciare dall’omicidio politico di Aldo Moro e della sua scorta. Non ha ancora vinto contro la mafia e i poteri criminali, ma li ha fronteggiati con qualche successo, a costo del sangue di quanti, con coraggio ed onestà, hanno tentato di scardinare il sistema criminale. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e tanti uomini, giovani e donne, sono stati gli ultimi Partigiani di una democrazia che ha dovuto Resistere. Nessuno si faccia illusioni. Oggi, come in quell’aprile del 1943, occorre difendere le certezze conquistate, non cedere ad un populismo senza regole nelle cui pieghe spesso si nascondono desideri eversivi. Il negazionismo, i tentativi di rievocare un triste passato con la volontà di riabilitarlo, non possono, non devono avere mai più spazio. Il brivido che ci attraversa guardando le immagini dell’Olocausto, quei corpi straziati e quei forni accesi da mani impietose, siano di monito soprattutto ai giovani molti dei quali di quelle storie non sono, anche per nostra responsabilità, doverosamente informati. E’ per questo che le agenzie sociali, famiglia, scuola, chiesa, forze sociali devono allertarsi per trasferire un passato che non può passare. Ed è questo il significato che si deve oggi mentre sventola nelle piazze di tutto il Paese il tricolore adornato da tante medaglie che ricordano la nascita della democrazia. C’è un faro che mai dobbiamo perdere di vista: la Costituzione. Richiama ai diritti e ai doveri. Alla solidarietà nazionale. All’unità di un popolo che una poco illuminata classe dirigente oggi vorrebbe diviso. Per il Mezzogiorno è anche questo il richiamo al 25 aprile.

di Gianni Festa

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