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Il senatore Ugo Grassi, eletto in Irpinia, lascia il M5S per la Lega

ll senatore Ugo Grassi, eletto in Irpinia, saluta il Movimento Cinque Stelle aderendo al gruppo della Lega. Durissima la reazione di Luigi Di Maio che commenta: “Sapete qual è il colmo? Che queste persone si fanno comprare da Matteo Salvini nelle stesse ore in cui Matteo Salvini, leader della Lega, viene indagato per presunto abuso di ufficio legato al’uso dei voli di Stato quando era ministro”.

Questa la lettera rilasciata da Grassi: “Visto l’inevitabile assalto mediatico (comodo insultare quando non si sta in prima linea alle prese con i problemi del paese) voglio che alcuni aspetti siano ben chiari. Non ho mai preteso alcun ruolo di governo, né ho mai ritenuto essenziale conseguirli. Si può contribuire in molti modi, ma sempre sul presupposto di essere ascoltati, di poter avviare un confronto sulle scelte e sugli obiettivi politici. Mi sono invece ritrovato del tutto inascoltato su molteplici tematiche che pure avevo posto a base dell’accettazione della mia candidatura. Durante questa prima fase della XVIII legislatura mi sono ripetutamente domandato per quale ragione avessero mai voluto tra i loro eletti un professore universitario se del mio contributo nessuno si curava.
In secondo luogo va sottolineato che il Movimento si è ampiamente giovato delle candidature provenienti dalla società civile, senza le quali non avrebbe convinto l’elettorato moderato il cui contributo è da sempre decisivo, e non sarebbe diventato l’architrave di questa legislatura, architrave con cui tutti gli altri partiti devono fare i conti. A chi obietta che in ragione dell’evidente dissenso con le scelte politiche del Movimento dovrei dimettermi, osservo che così ragionando dovrei prendere atto di aver sprecato risorse ed energie e che dovrei rinunciare a dare il mio contributo politico, mentre, al contrario, il Movimento conserverebbe il suo ruolo leader a cui io e tanti altri professionisti abbiamo contributo. Chi mi esorta a dimettermi non si rende conto che mi sta esortando a tornare a casa accettando di aver sacrificato al movimento due anni della mia vita senza essere riuscito a realizzare alcunché di quanto concordato.
Il punto è che il mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni, bensì dalla determinazione dei vertici del movimento di guidare il paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere) da non dover neppure essere esposti. Basti l’esempio della gestione dell’ex Ilva per dar conto dell’assenza di una programmazione nella gestione delle crisi.
Il mio rammarico è ancora più grande se osservo che i temi da me sottoposti negli anni scorsi al movimento erano chiari e del tutto in linea con i macro obiettivi politici.
Innanzi tutto avevo ripetutamente richiamato l’attenzione sulla necessità di avviare un’opera di riordino della legislazione in settori critici per il buon funzionamento delle istituzioni: penso al progetto, rispetto al quale ebbi riscontri entusiastici, di avviare la redazione, tramite una commissione speciale di cui avevo delineato le modalità di funzionamento, di un Codice di diritto amministrativo, costruito per principi e pubblicato in via ufficiale in versione bilingue (italiano e inglese) in modo da favorire gli investimenti stranieri. Allo stesso modo si rendono necessari altri testi unici: si pensi, a mo’ di esempio, al settore fiscale e laburistico.
Altro profilo decisivo era, a mio giudizio, l’avvio di una profonda riforma dell’Università. L’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR) ha stravolto il funzionamento delle Università, penalizzando soprattutto quelle del sud. Il ridimensionamento di questa agenzia era tra i programmi e tra i miei obiettivi. Nulla è stato fatto. In compenso in questa legge di bilancio è prevista la costituzione di una seconda agenzia che porrà sotto controllo politico la ricerca scientifica.
Voglio sottolineare con forza che là dove si spegne lo studio e la ricerca, là muoiono i sogni dei giovani e là muore il progresso di una società.
Il mio disagio è montato giorno dopo giorno. Sono ormai mesi che mando segnali di dissenso, sempre motivando le mie ragioni. Nessuno si è mai curato di confrontarsi, foss’anche per dire “non sono d’accordo.”
Ieri poi sul MES si è manifestato, in modo plastico, l’opportunismo politico del Movimento che piega i suoi obiettivi alla convenienza del momento. Vi rimando al video del mio intervento. Il MES andava affrontato, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, al fine di introdurre il metodo comunitario nella governance dell’istituto per ridurre l’incidenza dei veti nazionali; per rafforzare la sua capacità di agire in modo tempestivo; per fornire un supporto al meccanismo di risoluzione unico.
La mia non è stata e non è una scelta facile. A dirla tutta è una scelta dolorosa. Ma quando prendi atto che sei stato relegato all’impotenza politica e che non puoi difendere alcunché di quanto indicato agli elettori, se non reagisci poi perdi il rispetto di te stesso.
Ringrazio la Lega, e Matteo Salvini per l’opportunità che mi è stata offerta e accingendomi ad impegnarmi nella nuova casa rivolgo a Matteo i miei più sinceri auguri di buon lavoro”.

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