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Di Vincenzo Fiore

Pochi mesi dopo essere stato dimesso dalla clinica di Rodez, Antonin Artaud venne contattato da Fernand Pouey, che gli propose di registrare una trasmissione radiofonica per il ciclo La voce dei poeti. Con l’urgenza di riprendersi la sua identità – nel 1939 egli stesso sosteneva che Artaud fosse morto – accettò senza esitazioni. Il giorno prima della messa in onda, programmata in palinsesto per il 2 febbraio 1948 in seconda serata, la trasmissione fu bloccata a causa del contenuto immorale e scandaloso. A nulla valse il parere favorevole di una commissione di intellettuali, Per farla finita con il giudizio di dio (dio scritto rigorosamente in minuscolo) non andrà mai onda. Con una voce che, come scrive Julia Kristeva, oscillava dalla frequenza di 1200 hertz a fasi di 300 hertz, anomalia per un uomo adulto, Artaud desiderava ricercare un linguaggio che qualsiasi cantoniere o manovale avrebbe potuto comprendere, scagliandosi contro quelli che definiva gli sporchi capitalisti che si erano arricchiti con traffici ambigui, quegli stessi che la domenica si inginocchiano dinanzi a un altare, coloro la cui morale borghese veniva preservata dalla censura. Senza mai aver suonato uno strumento prima di allora, egli tentò di sperimentare alcune xilofonie vocali: «Voglio dire che ho trovato il mezzo per farla finita una volta per tutte con questa scimmia e che se nessuno crederà più in dio tutti crederanno sempre più nell’uomo». Nella performance, inoltre, veniva elaborato il concetto di “corpo senza organi”, che sarà poi sviluppato da Deleuze.

Artaud non ebbe il tempo di assistere all’intera querelle che investì il suo programma, spentosi prematuramente il 4 marzo 1948, seduto di fronte al suo letto con una scarpa in mano, secondo alcuni per una dose letale di cloralio. Soltanto nel 2019, anno in cui i suoi testi sono diventati di pubblico dominio, si è messo fine ai diversi contenziosi legali che hanno interessato gran parte della sua produzione letteraria e teatrale. Per farla finita con il giudizio di dio è infatti ora pubblicato da Mimesis a cura di Marco Dotti con postfazione di Antonio Caronia. Con un linguaggio viscerale e blasfemo, Artaud provò a grattar via dall’uomo quella «piattola» che lo rode mortalmente che è l’idea di Dio, in uno spettacolo che quasi nessuno ascoltò e che oggi viene riproposto nel nostro paese.

 

Antonin Artaud, Per farla finita con il giudizio di dio, Mimesis 2019, pp. 155 – 15 euro.

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