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Il vero quesito del referendum

 

La notizia della settimana è che alcuni elettori, esponenti del Comitato per il No ed alcuni senatori dell’opposizione hanno proposto al TAR Lazio un ricorso avverso il Decreto del Presidente della Repubblica con cui, indicendo il referendum per il prossimo 4 dicembre, è stato tra l’altro stabilito il quesito che dovrebbe comparire sulla scheda di votazione. Il quesito è quello sventolato da Renzi qualche giorno fa nel corso di una trasmissione televisiva: approvate il testo della legge costituzionale concernente "Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari… Il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione"? Osservano i ricorrenti che il quesito referendario predisposto dagli Uffici del Quirinale, su proposta del Governo, oltre a non specificare quali siano gli articoli della Costituzione interessati dalla riforma, alcuni dei quali ben più importanti di quelli citati, si limita invece a riprodurre il titolo del ddl di revisione, che, assieme al corretto ma insufficiente riferimento ad alcuni istituti incisi dalla revisione, riporta impropriamente anche una presunta finalità della legge (il c. d. contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni), che non trova specifico riferimento in alcuna delle norme revisionate, potendone semmai essere una conseguenza, neppure certa e comunque irrisoria. A parere dei ricorrenti, il quesito così formulato finisce per tradursi in una sorta di “spot pubblicitario”, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale. Il Tar deciderà il prossimo 18 ottobre se il decreto del Presidente della Repubblica presenti profili di illegittimità per aver adottato un quesito che, sotto molteplici profili, risulta incompleto e suggestivo, quindi capace di trarre in inganno gli elettori e di coartarne la libertà di voto. Comunque decida il TAR, noi come semplici cittadini dobbiamo chiederci se il quesito dice la verità sul contenuto della legge oppure ci suggerisce una lettura ingannevole. Per cui la domanda è se la riforma realizza davvero ciò che promette, oppure se mira a risultati del tutto diversi e tenuti nascosti. La prima cosa promessa è il superamento del bicameralismo paritario o, come si dice più comunemente, del bicameralismo perfetto. Allo stato attuale delle cose il bicameralismo perfetto consiste in due Camere che hanno gli stessi poteri: danno la fiducia, controllano l’esecutivo e fanno le leggi, avendo entrambe la stessa dignità e la stessa centralità nel sistema. Non c’è una Camera alta e una Camera bassa, tutte e due sono Camere alte. Adesso con la riforma proposta, c’è un rovesciamento perché la Camera dei Deputati diventa lei la Camera alta. In essa siederanno infatti dei deputati di nomina regia, che cioè saranno nominati dall’alto, ovvero dal governo e dai capi dei partiti, e sarà la Camera che dovrà assicurare la continuità del potere e del regime. Invece il Senato diverrà la Camera bassa; e tanto bassa, che non sarà fatta nemmeno da senatori eletti dal popolo, ma da sindaci e consiglieri designati dai Consigli regionali. Quello che ha fatto la riforma è stato di depotenziare il Senato per renderlo innocuo, per levare l’incomodo che esso arrecava ai governi. E così hanno tolto al Senato l’unico potere che veramente contava e che dava fastidio, il potere di dare e togliere la fiducia. E questo lo hanno statuito senza ambiguità e senza esitazione alcuna: con questa riforma infatti il governo esce totalmente dal controllo del Senato. Così almeno una Camera è messa fuori gioco. E perché la spoliazione fosse ben chiara, hanno tolto al Senato anche quel potere che massimamente è rappresentativo della sovranità: il potere di deliberare lo stato di guerra che l’art. 87 della nuova Costituzione toglie al Senato e riserva alla sola Camera dei deputati. Ha scritto Raniero La Valle: “Dunque il punto non è che dal bicameralismo perfetto si passa a un bicameralismo dimezzato. La verità è che il bicameralismo resta, ma è la democrazia parlamentare che se ne va. Il superamento è questo, e questo dovrebbe essere perciò il titolo non menzognero della legge. Ci sarà una democrazia e ci sarà un Parlamento, ma non ci sarà più una democrazia parlamentare.” Quindi il titolo giusto dovrebbe essere: disposizioni per il superamento della democrazia parlamentare.
edito dal Quotidiano del Sud

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