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Omaggio ai defunti, il vescovo Aiello: la memoria di chi non c’è più ci ricorda il valore della vita. I giovani non restino ingabbiati nella ricerca dell’attimo fuggente

“Visitare i sepolcri ci ricorda che il nostro  futuro non è la morte ma la vita. E’ un monito rivolto ai giovani che vivono nel carcere dell’attimo fuggente, perché prendano coscienza che la loro storia non comincia e finisce con loro. In questo luogo è racchiusa la storia della nostra vita, della nostra comunità e noi siamo dentro questo flusso di uomini e donne, dolore, lutti e poche feste”. Lo sottolinea il vescovo di Avellino Arturo Aiello in occasione della celebrazione dedicata ai defunti al cimitero, salutata dalla presenza di rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine e da una buona presenza di pubblico. Anche se colpisce l’assenza dei giovani. Ricorda come rappresenti “un momento importante per coloro che credono ma anche per chi non crede, ci restituisce la misura della caducità della nostra vita. Se lo ricordasse chi si affanna a combattere guerre probabilmente capirebbe quanto la violenza non abbia senso. Ecco perchè dobbiamo fare tesoro della nostra esistenza, metterla al servizio degli altri. Potete immaginare quanto sia rivoluzionaria questa idea per le nostre vite che non sentono l’urgenza dell’eternità. Siamo, dunque, chiamati a riprendere il nostro cammino con più amore, perchè questo rito non sia solo un’occasione formale, ma sia capace di dare nuova forma alla nostra esistenza”. Ricorda come l’omaggio ai defunti non possa caratterizzare solo il 2 novembre ma il cimitero “debba diventare un luogo a noi familiare”. Sottolinea come “Questo sole primaverile ci fa sperare che possa arrivare a riscaldare anche le ossa di chi non c’è più e far germogliare nuova vita nell’attesa della Resurrezione, di un Sole che non tramonterà. Poichè anche una parte di noi sarà sigillata dentro una lapide ma non sarà l’ultimo atto. Un’idea, quella della Resurrezione, a cui diventa sempre più difficile credere in un tempo in cui facciamo fatica a credere a ciò che non è concreto e tangibile. Essere qui non è un dovere da assolvere, possiamo continuare il dialogo con i nostri defunti, possiamo portare avanti questa celeste corrispondenza di amorosi sensi, poichè oltre la morte, non c’è il silenzio, non c’è il buio. Ma è chiaro che quando parliamo di loro parliamo di noi, per ribadire il valore della vita in tutte le sue dimensioni. Anche se accompagnata da dolori, da difficoltà, da malattie, la vita è sempre vita”.

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Floriana Guerriero

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