Martedì, 14 Luglio 2026
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La campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo è cominciata da tempo, seppur in concomitanza con le elezioni regionali dell’Abruzzo e della Sardegna e, successivamente della Basilicata e del Piemonte. Salvini si è recato da Erdogan a cercare alleanze e a trattare con i partiti nazionalisti dei paesi del Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia); Di Maio, invece, è andato a Parigi a cercare accordi con alcune frange estreme dei gilet verdi creando, con la sua improntitudine e scarsa attitudine a ricoprire cariche istituzionali, una crisi diplomatica con la Francia culminata con il ritiro dell’ambasciatore francese che somiglia ad un atto di guerra. Ambedue di propongono di “scardinare l’Europa dei burocrati” e di portare un forte cambiamento. Ambedue sono stati finora euroscettici e sono tuttora contrari ad un’Europa federale così come sognata dagli estensori del manifesto di Ventotene dell’agosto del 1944 e promossa da De Gasperi, Adenauer e Schumann.

Da Ventotene sono trascorsi settantuno anni ed il progetto non si è ancora completamente realizzato, perché ci sono forze politiche che si oppongono. Salvini è un sovranista, legato a Putin, notoriamente antieuropeo, Di Maio un populista, senza alleanze. “Sovranista – scrive Scalfari su Repubblica di sabato- significa abbandonare completamente l’idea di un continente federato e di accrescere viceversa gli interessi particolari e le alleanze dei vari membri dell’Ue.” Ritengono l’Europa un “nemico” cui va imposto il riconoscimento di diritti nazionali – come sul problema migranti-  e si comportano come se non ne fossero parte attiva. Nel Manifesto di Ventotene si parla esplicitamente della Federazione Europea come un nuovo soggetto politico sul tipo dell’Europa degli stati uniti e su questo progetto hanno lavorato, con alterne vicende e forti sconfitte, tutti coloro che si sono battuti e si battono per la realizzazione del sogno di un’Europa federale. Il concetto di europeismo come unione di popoli può farsi risalire addirittura a Kant che nel 1874 scrisse “Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico. Mazzini con la sua “Giovane Europa” ne fu un precursore, come furono europeisti Carlo Cattaneo, Victor Hugo e tanti studiosi che ne scrissero prima della seconda guerra mondiale.

La costruzione dell’Europa è stata lunga e travagliata fin dai primi passi. Nel 19499 si costituì il Consiglio d’Europa, la Ceca (comunità economica del carbone e dell’acciaio) tra l’Italia, la Francia, la Germania ed il Benelux. La CEE nacque nel 1957 con i trattati di Roma. Il primo parlamento europeo fu eletto il 7.6.1979. Il mercato unico nacque nel 1985 e la Banca Europea 1l 1990. Ci furono poi il trattato di Maastricht del 1991 sulla moneta unica che andò in vigore il 2002 e il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone e delle merci con l’abolizione delle frontiere. I paesi aderenti sono arrivati a ventotto, forse troppi e troppo diversi per poter perseguire, in tempi brevi, una integrazione politica dopo che quella economica. Il progetto non può fermarsi: deve andare avanti fino alla sua logica conclusione. Per far questo è necessario che gli Stati (federati sul tipo di quelli Usa) cedano parte della loro sovranità a cominciare dalla politica estera, dalla difesa, dall’immigrazione, anche procedendo, se necessario, ad un’Europa a due velocità con i paesi fondatori e con quelli che ci stanno.

Questo è il nodo del problema che dovrebbe essere chiaro all’elettore quando si recherà alle urna. Su questi temi dovrebbero pronunciarsi i partiti politici invece di vendere chiacchiere, bandire slogan, eludere le questioni, fare propaganda raccontando frottole. Invece, purtroppo, non è così e se la situazione italiana è giunta ad un punto di crisi sistemica e di possibile trasformazione dello stesso concetto di democrazia è perché si continua a fare una narrazione non corrispondente alla realtà, a tacere i veri obbiettivi che i partiti – anche se profondamente trasformati e deideologizzati – continuano ad avere.

Sull’Europa si tratta di giudicarli dall’obbiettivo che si propongono che per l’attuale maggioranza/opposizione (vistosa anomalia del sistema italiano che non può portare bene) sono di un’Europa degli Stati sovrani, con le frontiere e, forse, la moneta nazionale. I partiti del centro sinistra e della stessa Forza Italia, perseguono, invece, il raggiungimento di uno Stato federale.

In attesa il PD si svegli dal suo torpore e ricominci a fare di nuovo politica la novità – nel campo dell’opposizione- è il manifesto di Calenda “Siamo Europei” che si rivolge a tutti i partiti che vogliono un Europa federale e che dichiarino di non aver nulla a che fare con la Lega e il M5S anche in politica interna. A questo ne è seguito uno analogo degli uscenti parlamentari europei. Queste iniziative dovrebbero trovare una sintesi di unità anche in considerazione della legge proporzionale con la quale si eleggeranno i nuovi parlamentari. Se non si va verso uno Stato federale il processo di integrazione rischia di bloccarsi e diventare reversibile. “La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà”. Così concludeva il manifesto di Ventotene. Ci auguriamo che i Salvini e i Di Maio soccomberanno di fronte alla Storia.

di Nino Lanzetta

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