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In ricordo di Giuliano Minichiello, la sua filosofia in difesa dell’umano che si fa monito alla società di oggi

E’ nella difesa dell’umanità contro ogni forma di nichilismo l’eredità maggiore del filosofo Giuliano MInichiello, filosofo e intellettuale, a cui ha reso omaggio, a 4 anni dalla scomparsa, l’associazione “Insieme per Avellino e l’Irpinia” in collaborazione con la Società Filosofica Italiana – sezione di Avellino. Un confronto al Circolo della stampa, introdotto da Pasquale Luca Nacca di Insieme per Avellino, che diventa l’occasione per riflettere sui temi che hanno attraversato la sua opera a partire dall’ “Ontologia dell’umano: conoscenza, speranza, responsabilità, imperfezione”.  Il filosofo Luigi Anzalone, legato a Minichiello da amicizia e comunanza di idee, pone l’accento sul suo spiritualismo esistenziale, che si concretizza innanzitutto nella riflessione su pensiero e tecnica: “Assistiamo ad una epistemizzazione della tecnica, capace di completare l’opera della natura, se adeguatamente guidata dalla scienza. Tuttavia, la volontà di potenza dell’uomo si scontra con una natura che non può essere dominata, che non riesce a sopportare il peso della seconda natura, di qui il rischio di un disastro ecologico in una società sempre più disumanizzata, in cui il nichilismo è diventato il padrone di casa”. Ricorda come per Minichiello l’uomo “è un animale ermeneutico, chiamato a conoscere e interpretare il mondo ma è anche un animale che cammina nel tempo zoppicando per la sua natura violenta e libidica”. E richiama l’etica che ha sempre guidato il suo pensiero, “che si fa ricerca dell’humanum universale, delle ragioni del cuore che rendono riconoscibile il mondo”.
E’ quindi Aldo D’Andrea a sottolineare come “Minichiello è stato fondamentale per la mia crescita personale, ascoltare i dialoghi tra lui e Anzalone era sempre un’occasione di arricchimento per me, del resto, il dialogo è esso stesso fondamento della democrazia, contro ogni forma di violenza. Il mio ricordo è quello di un uomo serio, fatto di legno retto, che ha scelto anche la strada dell’impegno politico come assessore alla cultura ma sappiamo bene come gli uomini migliori siano messi da parte dalla politica”. E ricorda con emozione il libro scritto insieme a lui, Anzalone e Franco Festa ‘L’Irpinia che vogliamo”. E’ quindi il professore Vincenzo Fiore a porre l’accento sui concetti di autorità e obbedienza, esplorati da Minichiello nell’universo della famiglia e nella scuola. “Minichiello partiva dalla consapevolezza che la società in cui viviamo è caratterizzata dalla scomparsa del padre, dalla perdita di riferimenti, dalla centralità del complesso di Telemaco con il figlio alla perenne ricerca di una figura paterna che non trova, tanto da cercarla negli amici e nei social. Di qui l’emergere di modelli educativi anarchici. Lo stesso Minichiello era convinto che una relazione educativa orizzontale finisse per svuotarsi di senso, con un docente troppo spesso ridotto da intrattenitore. Ecco perchè era convinto fosse necessario, nel tempo dello spaesamento, recuperare la giusta distanza tra allievo e docente, perchè tornasse ad essere colui che traccia la strada. Il rischio è, altrimenti, quello di un linguaggio semplificato che finisce per indebolire il pensiero critico”.

E’, poi, Stefania Aurigemma, poetessa, a ricordare la preziosa collaborazione avviata con il professore Minichiello nel segno “di competenza e grazia. Non solo ha voluto scrivere l’introduzione alla mia raccolta di versi ma mi ha sempre rassicurato sul valore della mia poesia”. Giulia Perfetto, ricercatrice di pedagogia, della sezione giovani dell’associazione Insieme per Avellino, sottolinea come “Minichiello era convinto che educare significasse costruire relazioni, la formazione non è mai asettica, la pedagogia è etica e morale, costruzione di un sapere condiviso per un bene democratico”, Il filosofo Giovanni Sasso ricorda come “per Giuliano il principio dell’imperfezione è alla base dell’agire umano, perchè si fa tensione verso la conoscenza, perchè possa nascere stelle danzanti. La sua è un’ontologia positiva e costruttiva che deve consentire all’uomo di uscire dal nichilismo. Al centro del suo pensiero c’è un imperativo etico e teoretico legato alla centralità della persona, alla connessione tra vivere, conoscere e agire. Non c’è altra strada che prendersi cura, senza essere sudditi, vivere per gli altri con la comunità, rifiuto dell’indifferenza”. Spiega come “Auspicava di realizzare una saldatura tra Nord e Sud, a partire dalla costruzione di una democrazia cognitiva. Il suo è un invito a pensare con profondità, alla responsabilità di fronte a un Prometeo scatenato, di fronte alla scoperta che sapere è potere. Minichiello si interroga sull’ontologia umana e etica che si impone nella società tecnologica, per scongiurare la fine del pianeta, per sottolineare la necessità di agire in maniera che le proprie azioni non distruggano la possibilità di futuro. ‘Che sia l’umanità’ è il messaggio che arriva dalla sua riflessione”. A portare il proprio contributo alla riflessione – che ha visto la presenza in sala della moglie di Giuliano Annamaria e del figlio Agostino – anche gli studenti dell’IC Regina Margherita Da Vinci, coordinati dalla professoressa Elsa Nigro, che ricordano il valore della filosofia come strumento di ricerca della verità sull’uomo, di comprensione e di riflessione sul nostro tempo. Mentre il dirigente scolastico Vincenzo Bruno pone l’accento sulla centralità dei suoi insegnamenti “L’ho incontrato come docente del percorso di formazione di quelli che avrebbero dovuto essere i futuri docenti. C’era nelle sue lezioni una grande capacità di fornirci spunti di riflessione preziosi sulla relazione didattica, attraverso la scelta di tematiche di forte suggestione”.

 

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Floriana Guerriero

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