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Insieme per Avellino ricorda il questore Giovanni Palatucci nell’anniversario della morte

L’associazione “Insieme per Avellino e l’Irpinia” rende omaggio al questore Giovanni Palatucci nell’anniversario della morte del 10 Febbraio 1945. L’appuntamento è sabato 8 febbraio, alle 16, nella sala blu del carcere borbonico di Avellino. A portare la loro testimonianza studiosi che hanno dedicato il loro impegno alla riscoperta della memoria. Interverranno Emilia Di Blasi, dirigente scolastica dell’IISS Rinaldo D’Aquino di Montella, Vincenzo Bruno, dirigente scolastico dell’IC Leonardo Da Vinci di Avellino, Ilenia D’Oria, docente e presidente Archeoclub Avellino, Angelo Picariello, autore del volume “Capuozzo, accontenta  questo ragazzo. La vita di Giovanni Palatucci”, Antonio De Feo, docente, Antonio Galetta, presidente Anpi Forino Contrada, Antonio Argenio Unuci Avellino, Teresa Colamarco, storica, Gianluca Amatucci, giornalista. A impreziosire l’incontro gli Intermezzi musicali a cura di Elsa Maria Nigro di Archeoclub Avellino e l’esposizione del quadro “Anna Frank” di Alessia Ausiello.

Il convegno cade anche nel ricordo di Gianluca Fatale, un ragazzo di Montella prematuramente scomparso proprio il 10 Febbraio come Giovanni Palatucci, un personaggio della storia che ha sempre ammirato.

A Fiume, Palatucci fu assegnato come responsabile all’ufficio stranieri della Regia Questura e a lui competeva – tra l’altro – il compito di vidimare i permessi di soggiorno per gli spostamenti degli ebrei (divenuti – di fatto – “stranieri” nel loro paese). Palatucci si prodigò per portare aiuto dapprima agli ebrei stranieri che, abbandonando i territori soggetti ai tedeschi, chiedevano di poter entrare in Italia attraverso il valico di Fiume, e poi dal 1938, a seguito del Manifesto della razza del 15 luglio e delle cosiddette Leggi razziali del novembre dello stesso anno, anche alla drammatica posizione dei cittadini italiani di origine ebraica ormai oggetto di pesanti discriminazioni. Negli anni dal 1938 fino al 1943-1944 Palatucci si trovò di fronte alla realtà dei profughi ebrei (provenienti dall’Austria e poi da Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Jugoslavia) che attraversarono di frequente i confini in modo clandestino pur di sottrarsi all’internamento. Per questi profughi gli ordini di Mussolini prevedevano l’espulsione e la consegna ai nazisti. Era poi significativa la realtà degli ebrei della città di Fiume e dintorni (circa 1600 persone) che, nel 1938, con le leggi razziali, si trovarono quasi tutti privati della cittadinanza italiana e che, dunque, per viaggiare verso le altre province italiane dovevano avere il visto di autorizzazione di Palatucci.

 

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